Capitolo quindici

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Sono minuti che cammino, con le cuffiette nelle orecchie e lo sguardo basso, i piedi trascinati a malapena sull'asfalto e gli occhi che bruciano, le labbra gonfie e le guance bagnate.

mi dirigo verso l'unico posto in cui non vorrei essere .
La scuola.
Solo al pensiero di dover rivedere tutte quelle persone che nell'ultimo tempo mi hanno distrutta mi si attorciglia lo stomaco.

Sono colpita,ferita,distrutta da quelle parole che sembravano davvero delle lance.
Le parole alla fine cosa sono? Niente, non hanno nessuna importanza ,pronunciandole si dissolvono nel vento.Ma sul cuore, sul cuore hanno un altro peso, a volte il peso di un macigno.

E tu ci provi anche a mandarle via ma non ci riesci proprio.
Restano lì, restano incastonate nell'anima e non se ne vogliono andare.
Adesso,quelle parole così dure mi stanno soffocando.

Sono qui di fronte al cancello della scuola,le gocce di pioggia mi colpiscono il viso e il corpo.
Vorrei che questa pioggia eliminasse tutte le mie paure e frustrazioni .
Vorrei che mi lavasse come per annientare il dolore .

Basta autocommiserarsi perché ora io devo entrare lì dentro con la testa alta e lo sguardo convinto per far capire a tutti che sono ancora in piedi e che non mi schiacceranno mai più .

"Hey Lisa"ecco come non detto.
Ho per caso scritto sulla fronte "se non hai niente da fare vieni a rompermi"?
Stefano si sta avvicinando pericolosamente .
Ma cosa vuole?
Queste persone appiccicose non le sopporto proprio.

"Ciao"lo saluto atona.
"C'è qualcosa che non va?"mi domanda gentile .
"Va tutto a meraviglia"borbotto a denti stretti.
"Organizzo una festa stasera,vieni?"

Sono pronta a dire di no ma mi ferma di colpo "pensaci bene e poi dammi una risposta"mi guarda speranzoso.
"Mh, grazie ma non penso"
Cerco di accennare un sorriso tirato.

"Oh beh, d'accordo,fammi sapere se cambi idea"si allontana.
"Okay" "non succederà"vorrei aggiungere ma non voglio fare l'acida già di prima mattina.

Dovrei parlare con Vanessa,non l'ho considerata per una settimana . Si starà chiedendo se sono malata o se soffro di crisi esistenziali .
Nessuna delle due per ora.
O tutte e due?
Ma dove sarà in questo momento?
Comincio a camminare tra il vociare di alcuni ragazzi e gli urletti di alcune ragazze schizofreniche.
C'è una un tizio quasi obeso che sta mangiando una mela insieme a delle caramelle gommose sotto l'albero.
Una biondina si sistema le trecce mentre l'amica tiene in posizione precaria l'iPhone per farla specchiare.

Una ragazza del primo anno sta correndo come se stesse facendo la maratona di Boston mentre un ragazzino con le scarpe slacciate la rincorre con in mano un libro di scienze.

Gente sana mi dicevano.

"Buu"sussulto e per poco non cado per terra con il cuore che sembra voglia schizzare fuori dal petto.
"Ma stai bene?"sbraito contro Vanessa una volta essermi resa conto che è stata lei a farmi questo scherzo infantile.

"Calmati stavo scherzando"sbuffa.
"Ehm ciao" dico imbarazzata.
Non le parlo e la evito da giorni ormai e appena accenna a parlarmi le sbraito contro.
Meraviglioso.

"Senti Vane.." Comincio ma lei mi blocca subito "ascolta tu Lisa , io l'ho notato il tuo comportamento , so che c'è qualcosa che non va ma non voglio che ti sforzi di parlarne.
Quando sarai pronta io ti ascolterò e ti aiuterò"

"Grazie"
Abbasso il capo e mi allontano.
Mi sento strana,come faccio a fidarmi di lei?
Alla fine chi è ?
Non la conosco minimamente .
So solo il suo nome e cognome,dove abita e quanti anni ha.
Ma della sua vita non so niente,non so se sta bene o male ,non so nulla.

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