Come per un fenomeno di magnetismo, Saurrois alzò lo sguardo su di lei e i suoi occhi verdi brillarono di sorpresa. Si raddrizzò di colpo e si scusò in fretta.
- Signorina Mazzotti! - esclamò, andandole incontro con un sorriso. - Che splendida sorpresa!
Oldrati li fissò sbalordito. - Vi... Conoscete?
Saurrois annuì, inchinandosi a Marianna. - Ho avuto l'onore, sì - rispose, senza distogliere lo sguardo dalla giovane donna. Poi si concesse una breve risata davanti all' incredulità di Oldrati. - Sì, sì, avvocato, nonostante la signorina Marianna non abbia in particolare simpatia per quest'uniforme... - insistette, divertito.
Oldrati parve a disagio. - Ma no... Per carità... Che diamine... - balbettò, lanciando un giro occhiate spaventate.
L'imbarazzo di Oldrati finì col divertire anche Marianna. - Calma, avvocato - esclamò sorridendo. - Il capitano Saurrois e io abbiamo già avuto modo di chiarire alcune cosette, ma non penso sia il caso di aver paura... Almeno, per ora... Che ne dite, capitano?
René scosse la testa, strizzando l'occhio a Marianna. Lei fu lì per offendersi, ma il pallore dell'avvocato era così fuori luogo che la spontanea ilarità del francese le parve più che giustificata.
- Bene... In questo caso, vi lascio... - tagliò corto Oldrati, ancora un po' scosso, e si allontanò con la sua andatura ballonzolante, maledicendo tra sé tutti quei pazzi incoscienti che avevano la dabbenaggine di mettersi in cattiva luce con i dominatori del momento. Quanto a lui, aveva una posizione da difendere, e non avrebbe mai corso un rischio del genere. Se era andato d'accordo con gli austriaci, perché diavolo avrebbe dovuto inimicarsi i francesi? Politica, dannata politica, fatta apposta per far perdere il sonno agli uomini dabbene, senza grilli per la testa!
Saurrois fece un cenno a un cameriere in livrea che si avvicinò con un vassoio, prese una coppa e la porse a Marianna.
- A voi, signorina. Come sta vostra sorella?
- Bene. È qua in giro, credo.
- Siete arrivate a casa senza altri incidenti, ieri sera?
- Perfettamente... Grazie.
Poi, d'improvviso, la comicità della situazione le si profilò davanti e la fece scoppiare a ridere. Saurrois la guardò, perplesso. Con l'uniforme di gala, sembrava ancora più alto.
- Che cosa c'è?
Lei scosse la testa, fissando le bollicine dello champagne nella coppa di cristallo. - Scusate. Di solito non rido per nulla. Ma è troppo divertente. Dovete esservi fatto una ben strana opinione dei milanesi.
Lui le sorrideva. - Perché dite così?
- Perché... Be'.. Ieri, una specie di pazza isterica che nemmeno vi ringrazia... E una dolce fanciulla che vi invita addirittura a casa... Stasera, un avvocato famoso che trema alla vostra presenza...
Il capitano la fissava. - No. Vi do la mia parola che ieri sera non ho pensato a voi come a una pazza isterica. Anzi. Ho pensato ben altro. Ma, se ve lo dicessi, arrossireste.
Lei alzò la testa con un gesto provocatorio. - Davvero, signor capitano?
Lui annuì.
Nel grande salone cominciava a far caldo. O almeno, così parve a Marianna. Saurrois le prese dalle mani la coppa vuota e la posò su un tavolino, poi le porse il braccio.
- Perché non usciamo in giardino? - propose.
La giovane donna esitò per un istante. - In giardino?
- Sì. Potremo parlare più tranquilli. La musica, il brusio... E poi, non trovate che faccia caldo?
Senza aspettare risposta, chiamò un cameriere.
- Il mantello della signora.
Pochi minuti dopo, passeggiavano sottobraccio nel giardino popolato di ninfe e di satiri in pietra. Si erano lasciati alle spalle l'animazione del salone e respiravano a fondo l'aria fresca della sera di settembre.
Marianna notò che René teneva ostinatamente la mano sinistra infilata nella fascia che gli cingeva la vita nell'uniforme di gala, e ricordò come la sera prima, con la spada al fianco, ne usasse l'elsa quale punto d'appoggio. Si chiese come mai, ma non osò fare domande.
- Non trovate che sia una serata splendida? - domandò Saurrois, guardandosi in giro. - Là c'è una panchina, vicino alla vasca di marmo. Sediamoci un momento.
Sedettero al riparo di un'alta siepe verde. Marianna si sentiva stranamente serena, rilassata. Non provava il bisogno di dir nulla. Le piaceva semplicemente starsene lì in silenzio, vicino a lui. Ma doveva pure far conversazione.
- Parlate un italiano perfetto, capitano.
- Bontà vostra. Ma mia madre era genovese.
- Oh, davvero? Allora siete francese solo per metà.
Lui scoppiò a ridere. - Comincio a salire nella vostra stima?
Lei sorrise, senza arrabbiarsi. - Mi prendete terribilmente poco sul serio, caro capitano. Questo è il guaio.
La risposta di lui le fece abbassare precipitosamente lo sguardo.
- Non sapete quanto vi sbagliate, Marianna. Volete che vi dica che cosa ho pensato ieri sera? Sareste così coraggiosa da correre il rischio di sentirvi dire qualche cosa che vi metterà forse in imbarazzo?
Lei sentiva il cuore batterle all'impazzata. - Correrò il rischio - rispose, sforzandosi di apparire divertita. Ma sapeva che Saurrois non stava affatto scherzando.
- Ho pensato: ecco una donna piena di dignità. Ho pensato: se mai gli italiani dovessero entrare vittoriosi a Parigi, vorrei che mia sorella, che mia madre si comportassero così.
Aveva quel tono caldo, vibrante, che l'aveva tanto colpita la sera prima.
- Vi... Ringrazio.
- È la verità. Io sono un soldato, e so riconoscere il coraggio e la dignità. E poi, il vostro nome è noto. Ho letto l'ultimo numero del "Monitore". Molto bello, quel vostro intervento sull'educazione del popolo.
Lei ritrovò finalmente il coraggio di guardarlo. - Davvero? Vi è piaciuto?
Il capitano sorrise stancamente. Per un momento, i suoi occhi si riempirono di amarezza. - Non abbiamo dimenticato del tutto i sacri principi dell'89 - rispose.
- Ah. A dir la verità non si direbbe - replicò subito Marianna. Poi si morse le labbra. - Scusate. Non volevo essere polemica. Mi... Mi è sfuggito.
Con stupore, lo vide ridere di gusto. L'amarezza di poco prima era sparita dai suoi occhi. - Siete deliziosa - mormorò. - Permettete a un dannato francese invasore di dirvi che siete deliziosa?
Finì col mettersi a ridere anche lei. La semplicità di Saurrois la disarmava.
- Dite un po', dannato francese, che cosa ci fate a questo ballo?
- Che cosa ci faccio? Per vostra norma, cara signorina, al fidanzamento di Cecilia Oldrati è stato invitato il fior fiore delle truppe francesi, cioè il sottoscritto, e il meglio della guardia nazionale. Non avete visto il generale Pino?
- Veramente no.
- Peggio per lui.
- Perché peggio per lui? - Domandò ingenuamente Marianna, pentendosi subito d'aver parlato.
- Perché non ha potuto conversare con la donna più bella e più intelligente di Milano. - E prima che lei riuscisse a impedirglielo, le prese la mano e lo fissò. - Tanto perché possiate regolarvi, i francesi sono noti dalle nostre parti per le loro galanti bugie.
Lui sollevò le sopracciglia.
- Davvero? Per Giove, incredibile che razza di pregiudizi ci si trovi a dover combattere, da queste parti.
E le sorrise con aria innocente.
Lei si alzò in piedi, placata. - Bene, fio fiore delle truppe francesi, che ne direste di tornare nel salone? Mio padre comincerà a preoccuparsi.
Lui si alzò a sua volta. - D'accordo, creatura di sogno. Torniamo tra la folla accaldata dalle danze e dallo champagne. Rinunciamo pure alla quiete di questo angolo di paradiso...
Lei arricciò il naso. - In paradiso non ci sono zanzare, che io sappia.
Lui la fissò. - Zanzare?
Marianna annuì. - Pungono - spiegò, serissima. - Eccome. Guardate qua.
E piegò la testa di lato, indicandogli un punto preciso sul collo, appena sotto l'orecchio.
Saurrois non si lasciò sfuggire l'occasione. Senza esitare nemmeno per un momento, si chinò su di lei, le posò le mani sulle spalle e la baciò teneramente sul collo. Le sue labbra calde e morbide indugiarono sulla pelle fresca della giovane donna in una lunga carezza.
Per un instante, Marianna rimase paralizzata dalla repentinità dell'azione. Poi il calore delle labbra dell'uomo sulla sua pelle suscitò in lei una reazione così vivace che se ne stupì per prima. Sollevò entrambe le mani e lo respinse, indietreggiando spaventata.
Sgomenta, vide che la bocca di Saurrois si piegava in una smorfia di dolore mentre lui si portava una mano al braccio sinistro, là dove aveva fatto forza per respingerlo. Il volto del francese si era fatto livido.
Sconvolta, gli corse accanto e cercò di sorreggerlo.
- Oh, mio Dio, che cosa avete? Che cosa vi ho fatto? Sedetevi, ve ne prego...
Lui sedette pesantemente sulla panchina di pietra, e Marianna gli si inginocchiò davanti, cercando di vederlo in viso, sfiorandogli il braccio con piccoli gesti timorosi.
- Vi ho fatto male? Perdonatemi... Siete ferito, vero?
Lui annuì. - Sì, ma non è nulla. Alzatevi, ve ne prego. Sedetevi qui, vicino a me. È passato. - Le sorrise con sforzo.
- Come è successo?
- Uno scontro con delle bande contadine nei dintorni di Pavia, quattro giorni fa.
- Quattro giorni fa? Ma dovreste essere a letto!
Negli occhi di René brillò una luce divertita. - Vi state preoccupando per un francese, tesoro.
Lei si raddrizzò di colpo, come se il capitano le avesse dato uno schiaffo.
- Siete un individuo... Ignobile - replicò, sforzandosi di controllare il tono di voce. Vedendolo star male, si era preoccupata tanto che se non fosse stata così orgogliosa avrebbe pianto dal sollievo, ora che si era ripreso.
- Vi siete spaventata?
Lei scosse la testa con troppa energia. - Naturalmente no - rispose con voce tagliente, ritrovando tutta la sua aggressività. - Siete solo un francese, dopotutto. E poi, ben vi sta. Così la prossima volta non ci riproverete.
René alzò le sopracciglia. - Fossi in voi, non ci farei troppo affidamento. Sono un tipo caparbio, io. E se non avete avuto paura per me, perché siete così pallida?
Lei girò la testa dall'altra parte e non rispose. Ma quando il capitano le prese la mano e gliela baciò, lo lasciò fare.
- Perdonatemi - le mormorò. - Ve ne prego.
Lei continuò a tacere.
René non si lasciò scoraggiare.
- Marianna. Su, perdonatemi. Lo so che non mi sono comportato da gentiluomo. Ti prego.
Silenzio.
Con un sospiro, Saurrois le baciò di nuovo la mano guantata. - Via, Marianna. Sono un soldataccio. Che cosa posso fare per farmi perdonare? Dimmelo e lo farò.
Finalmente, lei voltò la testa e lo fissò.
- Lo farai?
- Lo farò.
- Qualunque cosa?
Lui le lanciò un'occhiata inquieta. - Sì.
- Parola d'onore?
- Sì...
Marianna sorrise. - Allora va bene. I tuoi soldati, ieri, volevano che mia sorella gridasse "Vive la France". Io voglio soltanto che tu gridi "Viva l'Italia unita".
René sobbalzò. - Ma tu vuoi farmi fucilare!
La giovane donna scoppiò a ridere. - Ah! Chi è adesso ad aver paura? Guardate il fiero capitano Saurrois! Trema come una foglia! - Scosse la testa, divertita. - Sta' tranquillo, ti libero subito dal tuo impegno d'onore. La prossima volta, rifletti, prima di dare la tua parola.
Il francese la fissò. - Sei un castigo di Dio, non una donna - dichiarò. Poi le sorrise e le prese di nuovo la mano. - Chissà se è per questo che ti adoro.
Un brivido di piacere le percorse la schiena a quella dichiarazione, ma riuscì a mantenersi impassibile. - Ancora affermazioni avventate?
Lui scosse la testa, così serio da parer triste, e le cinse la vita. Marianna si ritrovò con la testa appoggiata alla sua spalla sana.
- La quiete di questa serata di fine estate è così dolce... Stando seduto qui con te, riesco quasi a illudermi che la guerra sia finita per sempre.
Lei chiuse gli occhi e si lasciò cullare dalla voce calda dell'uomo.
- Riesco a illudermi di essere a casa mia, e non in un paese ostile, a torto o a ragione. Puoi credermi?
Marianna annuì senza aprire gli occhi. - Non so come mai, René. Ma ti credo.
Lui se la strinse contro un momento, poi la lasciò.
- Sarà meglio rientrare. Non vorrei che venissero a cercarci.
La giovane donna si alzò in piedi e si sistemò il mantello.
- Credo proprio che tu abbia ragione.
Il capitano le offrì il braccio con un rigido inchino.
- Signorina, permettete?
Lei gli sorrise. - Permetto, signore.
E si appoggiò a lui mentre facevano ritorno al grande salone affollato. Si sentiva dentro un sentimento così nuovo e così intenso da averne paura, una commozione così forte che le toglieva il respiro.
Non appena furono fra gli altri invitati e l'atmosfera magica svanì, l'aggredì di nuovo un presagio doloroso, e serrò per un momento il braccio di René come se fosse lì lì per cadere.
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Marianna, mon amour
Tiểu thuyết lịch sửNell'inquieta e affascinante Milano napoleonica del 1800, Marianna, una giovane milanese bella e coraggiosa, e René, un ufficiale francese reduce da troppe battaglie, s'incontrano, si scontrano, si cercano, si perdono, s'ingannano, si sfuggono, si o...
