- Posso entrare? Marianna, posso entrare?
Paola stava bussando lievemente alla porta della sorella maggiore. Era piuttosto tardi, ma Marianna non dormiva ancora. Vestita di tutto punto, era seduta alla sua scrivania, e tentava invano di concentrarsi su un passo delle "Lettres philosophiques" di Voltaire. Il pensiero si era fatto ribelle, rifiutava di soffermarsi su qualsivoglia soggetto razionale, e preferiva spaziare nel ricordo del passato recente. Gli occhi fissi nel vuoto, il libro aperto dimenticato, la ragazza riviveva nei minimi particolari gli avvenimenti trascorsi, nella solitudine della camera fiocamente illuminata, dal sopore malato della nostalgia e della fuga dal presente.
- Marianna! Sei sveglia?
Con uno sforzo di volontà, Marianna tornò all'evidenza del reale.
- Entra pure, Paola. Vieni.
La sorella le sorrise avvicinandosi allo scrittoio.
- Stai lavorando?
- No, no. Un po' di lettura.
- Mmh, Voltaire! Che noia!
L'ultima cosa che Marianna avrebbe desiderato in quel momento era fare conversazione con Paola, ma la sorella minore sembrava decisissima a non lasciarsi scoraggiare.
- Non sei scesa a cena. - Osservò.
- Ero... Stanca, ecco tutto.
- E adesso come ti senti?
- Bene... Bene.
- Se eri stanca all'ora di cena, come mai non sei ancora a letto?
- Beh... Leggevo...
Paola annuì. - Eh, già. - Le voltò le spalle e prese a giocherellare con un soprammobile di vetro. - Volevo dirti che mi dispiace molto per quello che ti è successo. Sai? Pare che Saurrois si sia ripreso magnificamente.
Marianna arrossì, se ne rese conto e cominciò a innervosirsi.
- Certo che se stata scortese... - Continuò Paola. - Non ti sei interessata più a lui... Infondo...
- Era in buone mani. - Tagliò corto Marianna, decisa a cambiare argomento. - Domani verrà Enrico a cena?
La sorella alzò le spalle.
- Sì, verrà. Ha detto che vuole parlare con te... Oh, Marianna... Guardati.... - La prese per un braccio e la portò davanti alla specchiera. - Guardati! Guardati allo specchio!
La ragazza voltò la testa di lato, liberandosi con uno strattone.
- Guardati, ho detto! - Insistette Paola. - Come ti sei ridotta? E perché? Per chi? Sembri vecchia di cent'anni! René presto sarà in piedi. E verrà qui, appena in grado di camminare. Che cosa farai? Che cosa?
- Non posso riceverlo. - Rispose Marianna a voce bassa. - Non lo riceverò.
Paola scosse la testa, irritata.
- Ah! Non lo riceverai! Ma chi vuoi ingannare, Marianna? Te stessa? So che gli vuoi bene. So che hai detto di amarlo. So tutto, Marianna!
- Là, nel fienile, non avevamo domani. Ero... Pazza. Ma adesso è diverso. Ho delle responsabilità. Dei doveri. Verso i vivi e... Verso i morti.
- Ma che morti! Ma che vivi! Se papà fosse qui...
- Ma non è qui. Perché René l'ha arrestato. Non è qui!
- Allora è per questo! Ma perché non ragioni? Non è colpa di René. Non è colpa sua...
Marianna la fissò.
- Paola, dimentichi che da un momento all'altro posso arrestare anche me. Per quel dannato articolo.
- Ma Riva è stato rilasciato.
- Non hanno creduto che l'articolo fosse suo. Ma Lassalle ci arriverà, prima o poi. - Scosse la testa. - René è un ufficiale francese, Paola. Un ufficiale francese...
La sorella aprì la bocca per rispondere, ma Marianna le posò una mano sul braccio.
- Ti prego, basta. Non dire altro. Ti prego.
E Paola parve così sofferente che non osò insistere.
- Sarà bene andare a dormire. - Aggiunse poi Marianna, dopo un momento di silenzio doloroso.
Paola andò via. La porta si richiuse silenziosamente e Marianna rabbrividì.
"Umberto Mazzotti — 11 Dicembre 1753, 26 Settembre 1800."
"Elisa Crespi Mazzotti — 13 Marzo 1760, 17 Maggio 1789."
Marianna fissava l'iscrizione semplicissima sul marmo nero della tomba di famiglia. Un giorno, anche il suo nome sarebbe stato inciso su quella grande lastra nera.
Strinse al petto il fascio di garofani rossi, che formavano una macchia vivace sul nero dei suoi abiti.
Si chinò e si mise a deporre i fiori nel grande vaso rotondo. Si avvicinava l'ora di pranzo, e il cimitero era deserto. Il sole del mattino si era nascosto dietro nuvole grigie. Anche il rosso intenso dei garofani sembrava opaco, come se il cielo fattosi plumbeo avesse disteso una pennellata cupa sui petali scarlatti.
- Povera, dolce Paola... - Mormorò. - E povero Enrico... Spero solo che si metta, finalmente, il cuore in pace... - Sedette sul bordo della lapide, carezzando distrattamente i fiori. Quando si recava sulla tomba dei genitori, aveva l'impressione di vederseli seduti davanti, e riusciva perfino a fare conversazione, naturalmente dopo essersi assicurata che non ci fosse nessuno nelle immediate vicinanze. Quel comportamento irrazionale ed infantile le dava un tale conforto da spaventarla.
Un rumore di passi lenti sulla ghiaia la fece voltare.
Un fossore dall'aria stanca percorreva pian piano il vialetto costeggiato dagli alti cipressi immobili nel mezzogiorno senza vento. Portava su una spalla la pala sporca di terra. Era un uomo anziano con una corta barba bianca, vestito di stracci scuri. La vide e le sorrise un po' tristemente, togliendosi il capello sformato con un ampio gesto ossequioso.
- Buongiorno, signorina.
- Buongiorno a voi.
Si fermò vicino a lei e studiò la tomba di marmo nero.
- I vostri genitori...?
Stranamente, la domanda indiscreta non la irritò. Da quell'uomo sembrava spirare una sorta di tranquilla rassegnazione, di pacata saggezza, come se avesse visto tutto ciò che nella vita è dato di vedere e non gli restasse più nulla di cui stupirsi.
- Sì, i miei genitori.
- Troverete che io sia assai villano a rivolgere la parola in questo modo a una signorina par vostro. - Proseguì l'uomo. - Ma sapete... Non è la prima volta che vi vedo qui. Certo, io nel cimitero ci vivo. Scavo le fosse... Se preferite restare sola, signorina, me ne vado subito...
Marianna scosse la testa. - Ma no, ve ne prego.
- Quello che vorrei dirvi, gentile signorina, è che guardandovi da vicino mi pare di capire... Scusatemi... Mi succede di vedere più in là di quanto solitamente è dato di vedere ai mortali... Vedo che conoscete il dolore... Ma conoscete anche l'amore, signorina. Non chiedetemi come lo so; non potrei rispondervi. Ma voi amate, e l'uomo al quale volete bene è fortunato...
Marianna sorrise, scettica. Probabilmente il vecchio ripeteva la stessa cosa a tutte le ragazza che gli capitava di incontrare al cimitero. Forse si aspettava una mancia. Frugò nella borsetta e gli tese una moneta.
- Oh, signorina, perché mi offendete? - Mormorò, in tono così accorato che Marianna arrossì.
- Scusate... Non volevo...
- Voi non mi credete. Pazienza. Ve l'ho detto, è il mio destino. Mi credono pazzo. E chissà, forse lo sono davvero. Ma ascoltate, signorina. Ho seppellito or ora una giovane donna, giovane come voi. Non siamo eterni. E di tutti i doveri del mondo, il più grande è amare. Perché l'amore è bellezza, è dolcezza, è forza vitale. Non negatevi all'amore per un malinteso... Sarebbe terribile.
Marianna lo fissò senza trovare la voce per rispondere.
Il vecchio accennò un inchino e s'incamminò pian piano tra i cipressi.
Un malinteso! Non negatevi l'amore! Ma che ne sapeva, quello strano vecchio?
Una voce forte alle sue spalle la fece sussultare.
- Mademoiselle Mazzotti!
Si voltò di scatto. Roch la guardava dall'alto in basso, vicinissimo a lei. Non lo aveva nemmeno sentito avvicinarsi.
- Sergente... Ma voi... Non eravate stato fatto prigioniero dai briganti a Binate?
- Sì, sì. Io e gli altri siamo stati salvati dal generale Lassalle.
Ci fu un momento di silenzio, poi Roch indicò la lapide.
- Vostra madre è morta giovanissima... - Mormorò.
- Sì. - Rispose Marianna, un po' a disagio. - Mi cercavate, Roch? Vi... Vi manda qualcuno?
Il sergente non rispose subito.
- Vostro padre era una brava persona... Io credo che... Bien... Io credo di essermi sbagliato, sul vostro conto...
- Sul mio conto?
Roch si lisciò i baffi rossi.
- Oui. Credo di... Dovervi delle scuse.
- Delle scuse? A me? Ma che cosa vi prende?
- Come dicevo al capitano Saurrois...
La ragazza s'irrigidì.
- Non mi interessa quello che avete detto a Saurrois. Ora, vogliate scusarmi... - E si voltò per andarsene.
- Un momento, mademoiselle! Non vi libererete di me così facilmente!
- Ma insomma, Roch, che cosa volete? Vi ricordo che siamo...
- In un cimitero, sì, ho capito, ho capito. Mi rendo conto che con voi bisogna sempre usare maniere spicce, per venire a capo di qualche cosa...
Marianna arrossì d'indignazione.
- Le uniche che un soldataccio come voi sia in grado di usare, del resto! - Replicò acida.
- Sapevate che il capitano chiedeva continuamente di voi? Le pauvre, non riusciva a spiegarsi la vostra improvvisa sparizione, dopo quel che era successo nel fienile...
- Vi proibisco! - Esclamò Marianna, arrossendo fino alla radice dei capelli. Anche lui sapeva!
Roch sogghignò. - Et bien, tanto disinteresse l'ha così addolorato...
La ragazza si voltò di scatto e prese a correre per il viale alberato. Ma fatti pochi passi, si fermò. Immobili vicino al cancello del cimitero, due soldati francesi attendevano. Roch le fu subito accanto.
- È inutile che fuggiate da me. - Esclamò. - Da voi stessa, mademoiselle, non potrete mai fuggire.
Lei abbassò la testa, sconfitta.
- Siete venuto per arrestarmi, vero? Avete scoperto... - Si zittì immediatamente quando vide Roch scuotere la testa.
- Non penserete davvero che avrei avuto il coraggio di venirvi ad arrestare sulla tomba di vostro padre!
- Vi credo capace di qualunque cosa, se proprio ci tenete a saperlo.
Il sergente ebbe un sorrisetto provocatorio. - Dovete avere la coscienza sporca, mademoiselle, altrimenti non vi agitereste tanto...
- Andate all'inferno!
- Ci andremo insieme, mademoiselle. Devo pregarvi di seguirmi.
- Allora sono in arresto!
- No, ve l'ho già detto. Ma dovete venire con me.
- Dove e perché?
- Non sono autorizzato a rivelarvelo. Lo vedrete tra poco.
Lei esitò. Roch non gli staccava gli occhi di dosso.
- Immagino di non avere scelta. - Disse, alla fine.
Il sergente strinse le labbra. - Immagino di no. - Rispose freddo. Ma negli occhi chiari brillava una luce divertita di maliziosa aspettativa.
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Marianna, mon amour
Ficción HistóricaNell'inquieta e affascinante Milano napoleonica del 1800, Marianna, una giovane milanese bella e coraggiosa, e René, un ufficiale francese reduce da troppe battaglie, s'incontrano, si scontrano, si cercano, si perdono, s'ingannano, si sfuggono, si o...
