Marianna chiuse gli occhi e si lasciò andare contro lo schienale della poltrona.
I funerali di Umberto Mazzotti erano stati celebrati in forma sobria e rapida, e vi avevano partecipato in pochi. Una prudenza codarda aveva tenuto lontano parenti e pretesi amici, convinti di compromettersi agli occhi delle autorità francesi. Per quegli animosi che avevano seguito il feretro, Mazzotti era divenuto una specie di martire, un simbolo, una vittima illustre.
Paola aveva avuto uno svenimento a metà della cerimonia, e adesso riposava in camera sua. Marianna si rimproverò di averle permesso di partecipare. Per fortuna, Gualtiero Riva era con loro, e l'aveva subito soccorsa.
Due ufficiali francesi avevano seguito il feretro da lontano, senza avere il coraggio di imporre la loro presenza: Lassalle e Saurrois, pur reduci di Marengo, non avevano trovato nel loro cuore di soldati indurito da tante battaglie l'ardire necessario per guardare in viso una giovane donna sola che seguiva a occhi asciutti il padre nel suo ultimo viaggio.
Marianna non se n'era nemmeno accorta.
Di ritorno dal cimitero, aveva congedato gentilmente Enrico, che non sembrava disposto ad andarsene. Aveva bisogno di rimanere sola e riflettere.
Gli avvenimenti degli ultimi giorni erano stati così importanti e repentini che in certi momenti la giovane donna doveva farsi forza per mantenere l'atteggiamento calmo e razionale di cui andava tanto orgogliosa.
Nel suo cuore si agitava un caos di sentimenti contrastanti, dolore, rancore, speranza, desiderio di vendetta, e si sentiva schiacciata dal peso delle responsabilità che le erano piovute addosso di colpo e che trasformano le sue notti in veglie angosciose.
A istanti di fiducia e di relativa sicurezza succedevano ore e ore di struggente senso d'impotenza, e nonostante non osasse confessarlo neppure a se stessa, desiderava ardentemente in quell'eternità di sconforto avere accanto qualcuno in grado di aiutarla, di consigliarla, di consolarla. Solo la consapevolezza che Paola aveva bisogno di trovare in lei la forza che le mancava la spronava a stringere i denti e a ostentare un'energia che era ben lungi dal possedere.
Abbandonata nella poltrona, la testa appoggiata allo schienale, l'abito nero che formava una macchia cupa sul bianco della tappezzeria, gli occhi chiusi, si sentiva così stanca e così sola da desiderare la morte.
- Ah, papà - mormorò fra sé - papà. Quante cose avrei voluto dirti. E non ce ne sarà più il tempo. Spero solo di non deluderti. Mi credevi così forte, tu... Se sapessi come mi sento impotente, invece.
Un fruscio le fece spalancare gli occhi di colpo.
Immobile in mezzo al salotto, René Saurrois la fissava, le sopracciglia aggrottate, le labbra serrate.
Marianna balzò in piedi. - Che cosa ci fai qui? Chi... Chi ti ha fatto entrare?
- Matilde... La governante.
- Risponderà a me per averti lasciato passare. Che vuoi? Sei solo, stavolta? Dove hai lasciato il tuo esercito? Sei hai un mandato, accomodati. Chi sei venuto a prendere, stavolta? Me? Paola? O chi altro? Se non ce l'hai, esci da questa casa. Va' via! - Si rese conto di gridare come un'isterica. Il torrente di angoscia, di paura e di dolore che aveva arginato fino ad allora stava erompendo in tutta la sua violenza.
René rimase immobile, pallido come se fosse stato schiaffeggiato. - Non ho potuto resistere. Dovevo vederti.
- Vedermi? Per goderti lo spettacolo? O perché mio padre non c'è più e credi...
- Marianna, basta! Adesso basta! Mi hai insultato abbastanza. Smettila! Sai benissimo che se tuo padre è morto non è stata colpa mia, e nemmeno di Lassalle. Era un uomo degno di stima e rispetto, e sono profondamente addolorato...
- Ah! Addolorato! - Gli si avvicinò con i pugni contratti, e lo fissò negli occhi a pochi centimetri di distanza. - Addolorato! Perché vi è sfuggito tra le dita, forse! Come osi venire in questa casa? Vattene! Va' via! Ti odio! Ti odio! - In un parossismo di rabbia, sollevò la mano per colpirlo in viso.
Con prontezza, René le immobilizzò il polso e la costrinse a sedersi. - Sta' calma! Calmati, ti prego! Fai più male a te stessa che...
Lei si liberò con uno strattone. Tremava violentemente, ma aveva gli occhi asciutti.
- Vattene, René, va' via. - Ripeté, con voce alterata.
- Non ti lascio in queste condizioni. Dovrai starmi a sentire, che tu lo voglia o no.
Lei si coprì le orecchie con le mani e scosse la testa in un gesto convulso. - Non voglio sentire niente! Niente! Ti detesto! Detesto l'uniforme che porti! Detesto udire la tua voce! Vattene!
Senza lasciarsi impressionare, René sedette sul divano accanto a lei e la costrinse ad abbassare le braccia.
- Ti stai comportando come un'isterica - osservò, freddo. - Te ne rendi conto?
Lei lo fissò come se lo vedesse per la prima volta.
- Come ti permetti...
- Mi permetto e basta. Dov'è finita tutta la sua famosa ragionevolezza? Dov'è finita la donna calma e coraggiosa che tutta Milano ammira? Ho davanti una ragazza emotiva e irriflessiva...
- René!
- Ah! Vedo che ti ho punta nel vivo. Mi fa piacere.
Marianna arrossì come una scolaretta colta in fallo, poi arrossì d'aver arrossito, e ritrovò tutta la sua combattività.
- Con quale diritto mi dai lezioni di comportamento, francese del malanno? - Replicò, raddrizzandosi sul divano. Non tremava più, e gli occhi avevano ripreso un'espressione normale. Saurrois se ne accorse.
- Oh! Adesso ti riconosco. Va meglio?
Suo malgrado, Marianna dovette ammettere che la terapia di shock di René aveva funzionato a meraviglia. La rabbia che provava adesso era di tutt'altro genere. Ora poteva ragionare con freddezza. Era tornata la Marianna di sempre.
- Se sei venuto per dire qualcosa, va bene. Dillo e vattene.
Saurrois sospirò. - Non mi fai certo le cose facili, ma non importa. - La fissò dritto negli occhi, poi, con determinazione, dichiarò: - Sono venuto a ricordarti che quanto ti ho detto la sera del ballo in casa Oldrati è la verità.
Marianna strinse le labbra. - Non ricordo nulla di quella sera. - Replicò, gelida. - E soprattutto, non voglio ricordare nulla. - Si alzò in piedi e René la imitò.
- Ma, Marianna...
- Non ci sono "ma", René. Io...
S'interruppe, vedendo Matilde profilarsi sulla soglia.
- Ah, Matilde. Vorrei dirti due parole, più tardi.
La governante annuì. - Come desiderate, signorina. Scusate se vi disturbo, ma è arrivato il dottor Riva.
- Bene, fallo passare.
Matilde sparì nell'anticamera, e René incrociò le braccia, dominando Marianna dall'alto della sua statura.
- La nostra conversazione non era affatto terminata.
- Per quello che mi riguarda, sì. Questa è la mia casa, se te ne fossi dimenticato. E ricevo chi desidero. O pretendi, d'ora innanzi, che domandi il tuo permesso, capitano?
Riva era immobile sulla porta. Stava per entrare, ma aveva visto René e probabilmente doveva anche aver sentito le ultime parole di Marianna.
La giovane donna gli andò incontro con un sorriso forzato. - Entrate, Gualtiero. Il capitano Saurrois se ne stava giusto andando...
Riva fissò René con aperto antagonismo.
- In caso contrario, - rispose a voce bassa, ma ferma, senza staccare lo sguardo dal francese - posso andarmene io. Tornerò più tardi.
René non batté ciglio.
- Ma niente affatto - esclamò Marianna. E guardò Saurrois. - Addio, capitano.
Senza aprir bocca, René s'inchinò rigidamente e uscì. Suo malgrado, Marianna lo seguì con lo sguardo.
Riva la prese confidenzialmente sottobraccio.
- Che ci fa quel francese, qui?
Lei esitò prima di rispondere, poi, scegliendo con cura le parole, disse: - È venuto a farmi le sue condoglianze, Gualtiero.
Stranamente, si sentiva in dovere di difenderlo e soprattutto di difendere se stessa da ogni ingerenza, da parte di chicchessia.
Riva non capì. - Come ha potuto... E voi, Marianna... Farlo entrare qui...
Lei si staccò dal braccio del medico.
- Gualtiero, vi prego, non offendetevi. Ma non intendo render conto a nessuno di quel che faccio. In questa casa entrano anche persone di cui non condivido le idee, lo sapete. Voi, austricante, ne siete un esempio.
Riva strinse le labbra. - Touché, come dicono i nostri comuni nemici. Ma avete ragione. - Allargò le braccia.
- Sedete, Gualtiero. Paola sta dormendo.
- Tutto bene?
- Grazie a voi.
Lui la fissò con interesse. - E voi? Come vi sentite?
- Perfettamente.
- Sembrate stanca.
Lei sorrise. - Può darsi. Questi ultimi giorni... - Fece un gesto vago. - È quasi ora di cena. Volete fermarvi con noi?
Riva scosse la testa. - No, vi ringrazio. Sono atteso.
- Capisco. - Marianna lo guardò. - State facendo il possibile per cacciarvi in qualche guaio?
Il medico scoppiò a ridere. - Naturalmente. A proposito, vorrei mettervi a parte d'un mio progetto...
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Marianna, mon amour
Narrativa StoricaNell'inquieta e affascinante Milano napoleonica del 1800, Marianna, una giovane milanese bella e coraggiosa, e René, un ufficiale francese reduce da troppe battaglie, s'incontrano, si scontrano, si cercano, si perdono, s'ingannano, si sfuggono, si o...
