Capitolo XIV parte I

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- Che cosa stiamo aspettando? Roch, per favore! È Lassalle che vi ha detto di portarmi qui, vero?
In piedi accanto al caminetto nel salottino azzurro del colonnello francese, Marianna torceva senza pietà i guanti neri che si era sfilata nervosamente appena entrata nella stanza.
Seduto comodamente sul divanetto che aveva ospitato Lassalle e Marianna al tempo del loro primo colloquio, subito dopo l'arresto di Umberto Mazzotti, il sergente le lanciò un'occhiata disapprovante.
- Perché non vi mettete a sedere tranquilla e non la smettete di fare tante domande inutili? Vi ho già detto che non posso rispondervi. - Si frugò nella tasca della giubba ed estrasse con aria trionfante un mezzo sigaro. - Vi dà noia se fumo?
Per tutta risposta, lei gli girò le spalle.
Roch fece una smorfia e si rimise in tasca il sigaro.
- Come sta vostra sorella, mademoiselle? - Domandò dopo qualche minuti il sergente in tono gioviale.
Marianna non aprì bocca, ma Roch non se ne diede per inteso.
- Bon! Avete proprio deciso di non aprir bocca, allora! Tant pris! A Binate eravate molto più loquace!
Qualcuno bussò alla porta. Roch andò ad aprire e parlottò sottovoce in francese con un soldato. Annuì energicamente e richiuse l'uscio.
- Et voilà, mademoiselle! Ci siamo, quasi! Volete venire con me, prego?
Aprì una porticina nascosta nella tappezzeria e si tirò da parte. Marianna lo fissò, inquieta.
- Dove mi portate?
- In questa stanzetta segreta. E vi prego, parlate sottovoce. Vedrete subito il perché.
La stanza era poco più di un piccolo cubo di tre metri per tre. Di lato, una porta chiusa. Non c'erano sedie, né tavolini, né alcun pezzo d'arredamento ad eccezione di un grande specchio rettangolare seminascosto da una tenda scura. Roch si avvicinò deciso allo specchio e lo scoprì.
Con stupore, Marianna constatò che quello che le era parso uno specchio doveva essere in realtà un semplice vetro trasparente che apriva una specie di finestra sullo studio di Lassalle. Istintivamente, si tirò indietro per non essere vista dall'altra parte.
- No, no. - Le bisbigliò Roch. - Dall'altra parte è un normalissimo specchio, ma di qui possiamo vedere tutto quello che succede nello studio del colonnello... Vedere e sentire.
- Ma che cosa significa? Cosa dovrei vedere? Io non capisco...
Il sergente le fece cenno di tacere.
Nello studio, Lassalle era seduto a una vasta scrivania ingombra di carte. Marianna notò con disagio che sulla guancia dell'uomo spiccava ancora il segno lasciato dalle sue unghie.
Seduto davanti alla scrivania, le lunghe gambe accavallate con disinvoltura, c'era René Saurrois.
Marianna sobbalzò e si fece più vicina allo specchio. Roch se ne accorse e sorrise.
René le parve ancora un po' pallido; aveva l'impressione che fosse dimagrito. Lo divorò con occhi ansiosi, per sincerarsi che fosse davvero guarito.
- Non vi spiacerà parlare in italiano. - Stava dicendo a Saurrois. - Non ho molte occasioni di tenermi in esercizio.
René sorrise. - Figuratevi, Jacques.
- Come vi sentite? Raoul avrebbe preferito tenervi a riposo ancora qualche giorno...
Saurrois si posò la mano sul petto. - Raoul mi vizia. Mi ha ricucito perfettamente e non intendo passare un'ora di più su quel letto.
- Sentite, René, vi ho fatto chiamare per parlarvi di una certa faccenda. Sapete, quel Riva...
René si raddrizzò sulla sedia. - Gualtiero Riva? L'austricante?
- Proprio lui. Ricordate che gli abbiamo trovato addosso quell'articolo firmato "M."?
- Non l'aveva scritto lui?
- Così aveva detto. Ma ora sono sicuro che mentiva.
- Ah! - René sembrava perplesso. - Dunque, l'avete rilasciato.
- Sia detto tra noi, quel Riva è... Come si dice? Inoffensif.
- Innocuo. - Disse René.
- Sì, innocuo. Odia i francesi, ma non farebbe male a una mosca. Quanto a far propaganda, bien, scrive in modo tale che anche il più tenace lettore cadrebbe comunque addormentato alla quarta riga. - Sogghignò, divertito. - Ecco perché sono convinto che "M." non può essere lui...
- E chi sarebbe, allora?
- Beh, ho confrontato questo articolo con altri scritti sul "Monitore" di Mazzotti.
- Il "Monitore ambrosiano"?
- Esatto. "M." come Mazzotti.
René si chinò avanti. - Intendete dire che l'articolo è stato scritto da Umberto Mazzotti prima di venire arrestato?
Lassalle tamburellò sul ripiano della scrivania.
- Mio caro René, l'articolo è di Marianna Mazzotti. Con ogni probabilità, Riva gli ha chiesto di collaborare a quel nuovo giornale che aveva in animo di fondare.
- Già... E allora?
Lassalle appoggiò i gomiti sulla scrivania e congiunse lentamente le mani, riflettendo.
- E allora, incarico voi dell'arresto di Marianna Mazzotti.

Marianna, mon amourLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora