Capitolo X

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Saurrois non parve impressionato.
- Oh, davvero? - Replicò, calmissimo. - Ma che strano. I nostri informatori lo segnalavano più a Sud.
- Il Barone è ovunque ci sia bisogno di lui. A Binate occorreva il suo aiuto. Il nostro aiuto. Eccoci qui. Il paese è il rivolta.
- Da quando?
- Da stanotte. E i padroni... I signori... Se la vedranno brutta. Ma brutta sul serio. Credevate davvero che i paesani di Binate si lasciassero portar via il curato sotto il naso, eh? - Il gigante rise malignamente. - Ah, francesi, giacobini, signori, razza maledetta! Ma adesso basta! Il nostro capo ci aspetta. Salite in carrozza, voi due. - Esitò, poi: - Anche tu, francese. Perdi sangue... Non vorrei che mi crepassi per strada. Non ci sarebbe gusto.
Enrico si affrettò a sistemarsi nella vettura. Marianna salì per ultima, tendendo le braccia a ricevere René che, con le mani legate, veniva rudemente spinto sul sedile. L'ufficiale le cadde quasi addosso, poi si raddrizzò imprecando.
Marianna si preoccupò immediatamente di Saurrois, sotto lo sguardo un po' geloso di Enrico.
Prese un fazzoletto e gli si accostò per pulirgli il volto insanguinato. Inaspettatamente, lui si ritrasse.
- Stammi lontana, Marianna. - Sussurrò con voce appena udibile. - Dammi retta. Non mostrare per nessun motivo di preoccuparti per me. Anzi, fa' vedere che mi sei ostile. - Si sforzò di sorridere. - Di solito, ci riesci piuttosto bene.
Lei aggrottò le sopracciglia. - Tu non mi conosci ancora bene, dannatissimo francese, per dirmi una cosa del genere. - Replicò, seria. - Non ti permetterò di farti ammazzare. Vuoi prenderti tutte le responsabilità e farci passare per delle vittime innocenti. No, René, non ci sto. Mi preoccuperò per te come per chiunque altro. Non sia mai che una Mazzotti debba qualcosa a un francese. I miei contadini vogliono la mia testa e gli uomini del Barone la tua. - Alzò le spalle. - Cerchiamo di cavarcela insieme, d'accordo?
René la guardava negli occhi. Erano vicinissimi.
- Piccola incosciente. - Borbottò, mentre Marianna continuava a tenergli il viso. Ma lo disse con tanta dolcezza che la mano di lei tremò.
Enrico li fissava con gli occhi sbarrati. Il fazzoletto bianco era intriso di sangue.
Marianna cominciò ad armeggiare con i bottoni della giubba di René.
- Lascia stare, non è niente. - Mormorò lui, un po' imbarazzato.
- Un accidenti! Stai perdendo sangue.
- Lascia stare, ti dico. Siamo già in paese.
Effettivamente, la carrozza stava facendo lentamente il suo ingresso a Binate. D'improvviso le campane della chiesa presero a suonare.
- Celebrano il loro trionfo. - Osservò René, cercando di sistemarsi meglio sul sedile, per quanto glielo consentissero la spalla ferita e le mani legate dietro la schiena.
- Che... Che cosa faranno? - Chiese Enrico, con un filo di voce.
- Non lo so... Comunque, dobbiamo restare calmi, d'accordo? - Rispose la ragazza.
- N... Non che io abbia paura, certo... - Il biondo inghiottì un paio di volte prima di dichiarare con voce abbastanza ferma: - Ci ammazzeranno, Marianna.
La mora abbassò lo sguardo sul fazzoletto intriso di sangue che teneva in mano. Anche la sua mano era appiccicosa. La strofinò febbrilmente sul vestito nero.
Si morse le labbra. Era come se quel sangue, sul fazzoletto, fosse suo. Era come se sentisse sulla propria carne il dolore della ferita del francese... Non avrebbe mai potuto sopportare che gli accadesse qualcosa.
Fissò René con occhi sbarrati.
Saurrois si irrigidì. - Che cos'hai, Marianna? Cosa c'è?
Lei strinse le mani l'una contro l'altra con forza e riuscì a dominarsi.
- Niente, René. Niente. Siamo... Siamo quasi arrivati, credo.
La carrozza si fermò sul sagrato della chiesa, gremito di gente. Subito, lo sportello fu spalancato e René tirato giù in malo modo. Altre mani si tesero verso Marianna ed Enrico, che si ritrovarono in piedi sul lastricato, con il gigante che li tratteneva per un braccio.
Dinanzi al portone della chiesa, in un vasto semicerchio sgombro di gente, un frate grasso e sorridente, con in mano una gigantesca croce di legno da processione, stava accanto a un prete magro e alto. Doveva trattarsi del prete che cercava Saurrois.
A un tratto la folla si aprì per lasciar passare un personaggio che in un altro frangente Marianna avrebbe trovato ridicolo. Era un uomo alto, piuttosto snello, con un gran naso aquilino che secondo alcuni testimoniava la sua parentela con i Borboni di Francia, i capelli lunghi sul collo, le labbra sottili che tagliavano come una ferita quel volto dall'espressione rapace. Indossava una giubba nera, pantaloni neri, stivali altissimi, un mantello nero; teneva in mano un capello nero. Sul petto gli pendeva una gigantesca croce d'oro. Portava spada, pistola e pugnale...
Il Barone.
- Portate qui i prigionieri. - Esclamò il frate.
Il gigante spinse avanti Enrico, trattenendo Marianna, mentre i suoi uomini si occupavano di René e del resto del suo gruppo.
- Questo è un gran giorno. - Esordì ancora il frate. - Contadini, la giusta causa ha trionfato contro le forze del male, del disordine, contro i nemici della Chiesa. Molti hanno già pagato. Gli affamatori del popolo, i padroni, gli amici dei francesi dondolano dai rami più alti dei castagni...
Marianna si irrigidì.
-...Nemici del popolo, come il dottor Bossi, che speculava sulla miseria della povera gente lasciando crepare i poveretti che non avevano di che pagare le sue cure, o l'avvocato Casiraghi, affamatore di contadini nel suo fondo della Casarossa...
Bossi! Casiraghi! Marianna li rivide con gli occhi della mente a cena a villa Elisa. Altro che rivolta antifrancese! Questa era una jacquerie in piena regola. Contadini infuriati che chiedevano vendetta... Era davvero finita.
Il Barone fece un passo avanti e il frate si tirò da parte.
- Chi sei tu, ragazzo? E chi è la giovane che è con te? - Chiese, rivolto a Enrico.
- E... Enrico Re... Resnati... - Rispose il ragazzo, terrorizzato.
Marianna restò fredda e sostenne il suo sguardo: - Sono Marianna Mazzotti. La figlia di Umberto Mazzotti, signore.
Il Barone la guardò con aria interessata. - Mi risulta che tuo padre sia morto in prigione. Perché è finito in prigione? Non era amico dei francesi, una volta?
- Eccellenza... Mazzotti era una testa calda... Troppo pazzo anche per i francesi. - Rispose il frate.
Marianna fece una smorfia. - Credevo che gli uomini di chiesa rispettassero la morte.
- Parla solo quando sei interrogata. - Replicò il sedicente frate, minaccioso.
A braccia conserte, il Barone la studiava, meditabondo. - Così siete venuti a Binate... Non è stata una bella idea. Mi dispiace per voi. - Poi si rivolse a René. - Hai sentito, francese? Voce del popolo, voce di Dio. I miei uomini hanno sgominato i tuoi soldati prima ancora che capissero quel che stava succedendo...
- Mi stupirei del contrario. - Replicò René senza paura. - Non si è trattato di una battaglia, ma di un'imboscata...
Non poté continuare. Il gigantesco ragazzo, punto sul vivo dall'osservazione spiazzante del capitano, alzò il pugno e lo colpì in pieno viso.
Marianna si morse le labbra per non gridare.
- ...Un'imboscata - continuò René, come se nulla fosse accaduto. - Tesa impiegando un numero di uomini doppio dei miei. Al vantaggio della sorpresa, si unisce quello del numero, checché ne dica questo bestione.
Con un ruggito di rabbia, il bestione, sollevò di nuovo l'enorme pugno su René.
Marianna non resistette oltre. Prima che potessero impedirglielo, si interpose tra Saurrois ed il gigante, allargando le braccia come a voler proteggere col suo corpo il francese.
- Togliti di mezzo, Marianna. - Le mormorò il capitano, allarmato.
- Che fai? Difendi un francese? - Chiese il Barone.
- Fosse anche austriaco, o che so io, come conciliate i valori che dite di rappresentare?!
- Io mi ricordo. - La voce di Cavezzani risuonò per la prima volta sul sagrato. - Sì, mi ricordo bene di te e di tuo padre. Giacobini, amici dei francesi! Ricordo d'esser venuto a villa Elisa, un giorno... Tu eri ancora una bambina. Chiesi a tuo padre un contributo per erigere una cappella alla Vergine del Rosario... Ricordi che cosa mi rispose? Ricordi?!
Marianna scosse la testa. - No. Dillo tu, avanti.
- Certo che lo dirò! Lo griderò! Rispose che servono scuole più che cappelle! Immorali! Eretici! Siete amici del demonio, voi!
Il Barone alzò le mani a chiedere silenzio. Ci volle tutta la sua autorevolezza per calmare la folla. - Calma, brava gente! Giustizia sarà fatta. Costoro hanno firmato da soli la loro condanna. Questo francese e questi due ragazzi saranno impiccati domattina.
Lei lo fissò. - Io posso anche avere firmato la mia condanna. Ma Enrico, che cosa c'entra? Che cosa t'ha fatto?
Resnati le corse accanto. - No, Marianna. Io... Non ti lascerò.
Il Barone sollevò le sopracciglia. - Il biondino ti ha già risposto, vedi? Non m'ha fatto nulla. Ma è amico di una Mazzotti. - Si rivolse a Enrico. - Non c'è pericolo. Non lascerai la tua cara Marianna... Proprio no, anche se lo volessi. Quanto al francese... Beh, l'uniforme che porta lo condanna. - Fece un gesto annoiato. - Portateli via. Chiudeteli da qualche parte.

Marianna, mon amourLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora