Capitolo IV parte I

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Come Umberto aveva previsto, arrivarono dagli Oldrati con un quarto d'ora di ritardo.
La grande casa era illuminata a giorno e i numerosissimi invitati andavano e venivano dal vasto salone al giardino neoclassico che aveva soppiantato da pochi mesi quello alla francese, il quale per più di mezzo secolo aveva fatto somigliare palazzo Oldrati a una piccola Versailles nel centro di Milano.
Se non fosse stato per il frac, i calzoni aderenti e il panciotto degli ospiti di sesso maschile, le figure femminili coperte di lunghe tuniche chiare all vestale che si muovevano nel giardino potevano far credere all'osservatore di essere tornato indietro nel tempo e di trovarsi, chissà, in Tessaglia o nella Roma antica, invece che nella Milano degli albori dell'Ottocento.
Le due sorelle e i due uomini entrarono nel salone affollato dove già gli invitati si cimentavano con un ballo figurato. Mazzotti salutò con calore a destra e a sinistra, alternando baciamani a matrone della nobiltà milanese e strette vigorose ad amici e collaboratori.
Non appena li vide, la festeggiata, Cecilia Oldrati, interruppe a mezzo una figura della danza per correre a salutarli.
- Signor Mazzotti! Enrico! Marianna! Paola!
Animata dal ballo, Cecilia appariva ancora più graziosa, tutta vestita di bianco, con i capelli biondi pettinati a riccioli fitti fitti che le ricadevano sulle guance rosate. Marianna l'abbraccio di slancio. - Sei una meraviglia, mia cara - esclamò. - Ma dimmi, hai già abbandonato quel malcapitato che ormai, dopo questa ufficializzazione dell'intera faccenda, dovrà per forza diventare tuo marito?
Cecilia scoprì i denti candidi in una risata. - No, no. Poveretto, è stato rapito dalla mamma. Credo che voglia insegnargli i doveri del perfetto fidanzato e del buon marito.
Umberto sorrise. - E non tenti di salvarlo?
Cecilia spalancò gli occhi. - Nemmeno per sogno! Voi non sapete che cosa ho dovuto subire io, da quando ho conosciuto sua madre!
- Ti ho sentita! - L'avvocato Oldrati si avvicinò e cinse con un braccio le spalle della figlia. Era un ometto piccolo e panciuto, con le guance rosse e paffute come quelle di un neonato. - Come stai, Umberto, vecchio don Chisciotte? E tu, Enrico? Dio, che splendore, le tue bambine! Be', bambine... Un po' cresciute, eh... Fugit irreparabile tempus...
La sua cadenza ambrosiana non risparmiava nemmeno Virgilio, e Umberto sorrise suo malgrado. In effetti, al paragone di chi, come Oldrati, sapeva trarre profitto da qualunque regime, un uomo come lui poteva bene esser definito don Chisciotte.
- Eh, sì, gli anni passano. E la tua figliola presto diventerà là signora Fontana...
Carlo Oldrati annuì, soddisfatto. I capitali dei Fontana erano solidi, i promessi sposi innamorati: che cosa poteva desiderare di meglio? Se soltanto il suo futuro genero avesse smesso di collaborare con il "Monitore ambrosiano"... Umberto Mazzotti era una gran brava persona, ma tutto sommato un po' imprudente. E con i tempi che correvano, c'era poco da stare allegri. I francesi non scherzavano affatto.
- Ho letto l'ultimo articolo di Francesco - disse, lanciando a Umberto un'occhiata vagamente accusatoria. - Un po' fortino, no? Sai, lui ha le sue idee... Ma proprio adesso che sta per sposarsi... Non sarà mica il caso di interrompere per un po' la collaborazione col tuo "Monitore"? No, dico, per prudenza...
Enrico aggrottò le sopracciglia. - Signor Oldrati, nessuno ha detto a Francesco di scrivere quel pezzo sull'imbalsamazione del generale Desaix. È stata un'idea sua.
Umberto alzò una mano per farlo stare zitto. - Se preferisci che per qualche tempo non appaia la sua firma sul mio giornale, non devi parlare con me, ma con lui. Francesco è una buona penna, e di solito, quel che scrive, io glielo pubblico volentieri.
Oldrati tentò di replicare, ma Mazzotti non era disposto a tornare sull'argomento. Prese sottobraccio Cecilia e le disse sorridendo: - Accetterà una bella e giovane creatura come te di ballare con un vecchiaccio come me?
Cecilia sorrise, contenta del diversivo. - Ma certo!
Oldrati fu costretto a rinunciare a insistere, e si sforzò di sorridere a sua volta. - Bada, Umberto, se mi porti via mia figlia, io ti porterò via una delle tue!  - Si inchinò scherzosamente a Marianna. - E tu, signorina? Quando verremmo invitati al tuo fidanzato?
Prima che Marianna potesse rispondere, Paola intervenne. - Forse ci sarà prima il mio - esclamò, fissando Enrico.
Oldrati seguì la direzione del suo sguardo. - Oh, davvero? - domandò. - Congratulazioni, giovanotto.
Conscio del disagio di Enrico, Umberto si affrettò a chiarire le cose. - Ah, Paola adora scherzare - esclamò, fingendosi estremamente divertito. Poi, per dissipare l'imbarazzo, spinse Enrico verso Paola. - Avanti, ballate, promessi sposi - disse, trasformando l'affermazione di Paola in uno scherzo di società. - E tu, Carlo, tratta bene la mia Marianna.
Oldrati sorrise e annuì energicamente.
Paola ed Enrico furono subito inghiottiti dalle file ordinate dei ballerini. Anche Umberto e Cecilia si confusero tra la gente. Marianna pensò con orgoglio che suo padre era ancora un uomo estremamente piacente, e riuscì a seguirlo con lo sguardo nelle prime figure della danza.
Oldrati le prese la mano. Era più basso di lei di un paio di spanne. - Allora, balliamo anche noi?
Lei esitò. - Perché invece non ci sediamo da qualche parte a chiacchierare? - propose sorridendo. - Vi confesso che ho un po' di mal di capo, stasera, e preferirei non ballare.
Oldrati la minacciò col dito. - Eh, piccola strega! Come se non capissi che hai paura di sfigurare, vicino a un vecchio come me!
Marianna si affrettò a battere in ritirata. - Per carità! Se è questo che credete, avanti, balliamo.
- Così mi piace! Ai miei tempi, di ballerini come me ce n'erano pochi. Eh, allora sì che ci si divertiva! Mica come al giorno d'oggi! Voi giovani siete tutto cervello e niente cuore, ecco la verità. Politica, politica, sempre politica! Non avete altro da pensare? Anche tu, Marianna, che sei una donna, e dovresti badare ai vestiti e ai cappellini... - Nonostante la sua mole, Carlo Oldrati danzava con leggerezza, senza smettere un momento di parlare.
Marianna s'inchinò nella figura della danza e gli tese la mano prima di iniziare la giravolta.
- Solo ai vestiti e ai cappellini? - chiese, divertita.
Un giovanotto grasso alla sua destra le lanciava delle occhiate di fuoco. Sbagliò perfino un passo per non toglierle lo sguardo di dosso.
- Ma no. Anche la casa, la servitù... Il matrimonio. E invece, la politica! La guerra! No, no, don cose da uomini. Ho letto il tuo articolo sull'educazione popolare...
- Piaciuto? - e completò la giravolta. La compagna del giovanotto grasso, una signora allampanata sulla quarantina, si sforzava di mantenere un atteggiamento distaccato e ignorare il comportamento biasimevole del suo cavaliere.
- Be'... Piaciuto... - rispose Oldrati, perplesso. - Un po' estremista, direi... Dove andremmo a finire se tutti dovessero saper leggere e scrivere... Scuole gratuite per i contadini... E tutto il resto... - Alzò le spalle. - Si sente che sei giovane, ecco. Vorreste rovesciare il mondo come un guanto, a vent'anni... Poi, a cinquanta, tutti calmi, in riga...
Marianna non si scompose. - Papà ha cinquant'anni - replicò, pungente, senza perdere il ritmo. Accanto a lei, esasperata, la quarantenne allampanata prese per un braccio il giovanottone dagli occhi lunghi e lo trascinò fuori della fila. Li sentì litigare sottovoce poco più in là.
- Eh, sì, anche questo è vero... Il tuo papà non è più un ragazzo. Lui è un idealista, lui.
La musica cessò dopo un'ultima riverenza dei ballerini. Col fiato corto, Oldrati uscì dalla fila sottobraccio a Marianna.
- Ah, caspita, proprio vero che gli anni passano! - esclamò, ansimando. - Guarda qui come sono ridotto dopo un solo ballo! Roba da vergognarsi.
Marianna scosse la testa, ridendo. - Ma no, signor Oldrati, via, sono stanca anch'io, ve l'ho detto. Sediamoci da qualche parte, su.
Fu allora che sentì quella voce. La sua voce.
- Sì, sembra che davvero Melas avesse inviato a Vienna un messaggio con l'annuncio della vittoria... Peggio per lui. L'abbiamo smentito duramente.
Le "erre" appena arrotondate, le desinenze un po' velate... Saurrois!
Si girò di scatto e lo vide. Appoggiato con nonchalance a una mensola, le lunghe gambe incrociate in un atteggiamento rilassato, un bicchiere in mano, il francese stava sorseggiando dello champagne in compagnia di un paio di anziani e solenni signori che Marianna conosceva di vista e che erano entrati a far parte della municipalità subentrata alla reggenza il fatidico 15 giugno della battaglia di Marengo.

Marianna, mon amourLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora