Erano circa le undici del mattino quando Enrico si presentò a Marianna con l'espressione spaventata di un animale braccato. - Sono venuto subito, appena ho potuto... - Esordì.
Marianna, intenta a riordinare dei documenti, lo aveva ricevuto nello studio del padre. Seduta alla grande scrivania di Umberto Mazzotti, alzò sull'amico uno sguardo allarmato.
- Che altro è successo?
- Riva.
- Riva?
Enrico annuì. - Lo hanno arrestato.
Marianna si alzò in piedi di scatto. - Arrestato?
- Purtroppo. Marianna... - Enrico esitò. - Tu...
- Io che cosa?
Resnati si avvicinò alla scrivania.
- Ho parlato con Riva. Ero da lui, quando sono venuti a prenderlo. Ha fatto anche a me quella proposta.
Marianna arrossì lievemente e tacque.
- Quello che sto cercando di dirti è che gli hanno trovato in tasca uno scritto firmato con una "M."... Lo sorvegliavano già da un po' e lo hanno visto venire da te ieri sera... Credo che uno di quei collaboratori di quel nuovo foglio antifrancese lo abbia denunciato.
Marianna girò intorno alla scrivania. - Già, è probabile. - Mormorò.
Enrico le andò vicino e le posò una mano sul braccio. - Marianna, dimmi...
Lei non lo lasciò finire. - Sì, sì, Enrico. L'ho scritto io. L'ho scritto io, che il cielo mi fulmini...
Si liberò con uno scatto dalla mano di Enrico e prese a passeggiare su e giù per lo studio. - Avanti, dì quello che hai in mente. Avanti, Enrico. Insultami. Me lo merito. Bestia scriteriata. Irresponsabile. Imbecille. Ragazzina isterica e...
Resnati scosse la testa con rigore. - No, Marianna, no! Smettila!
Marianna alzò le spalle. - Perché dovrei? Ho messo a repentaglio la sicurezza di noi tutti... E adesso siamo alla resa dei conti. Se io finisco in galera, non sono solo affari miei. Paola...
Enrico batté un pugno sulla scrivania. - E lasciami parlare! Stavo per farlo anch'io, se è per questo. Avevo già detto di sì a Riva.
Tacque per un momento, imbarazzato. Marianna lo guardò, stupita.
- Tu...? Ma come... Riva aveva già fatto la stessa proposta a te e papà e...
- Allora avevamo già risposto un no deciso. Ma adesso... Dopo quel che è successo... Bene, anch'io avevo accettato. - Le sorrise timidamente. - È così. Comunque sia, Riva ha dichiarato di averlo redatto lui il tuo scritto antifrancese.
Marianna lo fissò. - Davvero? E bravo Gualtiero. Un gentiluomo.
Enrico alzò le spalle. - Era il minimo che potesse fare, direi. Ma non gli hanno affatto creduto.
Lei sorrise. - Logico.
- Logico e pericoloso. Lassalle inizierà un'indagine...
- Lassalle?
Enrico annuì. - In persona.
- Allora è fatta. Lassalle non è uno stupido. Se non riuscirà a risalire a me attraverso la grafia, gli basterà qualche numero del "Monitore ambrosiano". Lo stile mi tradirà. Hanno visto Riva entrare qui. Tutto quadra.
- Non essere così precipitosa. Può anche darsi che Lassalle non riesca a cavare il ragno dal buco. Riva ha dichiarato di essere passato a vedere come stava Paola...
- Ah, state parlando di me!
Marianna si voltò di scatto. Paola si era affacciata senza far rumore alla porta dello studio.
- Ho sentito delle voci... Buongiorno, Enrico. Che cosa succede?
Enrico sollevò le sopracciglia. - Paola, è bene che tu sappia...
Marianna si era avvicinata alla finestra e guardava fuori, a disagio. Si sentiva terribilmente in colpa. Le pareva d'aver mancato gravemente nei confronti di Paola.
- Marianna!
La voce della sorella la staccò bruscamente dalle sue meditazioni.
- Ma come hai potuto fare una cosa così stupida? Ti rendi conto del rischio... E poi perché ieri sera non me l'hai detto? Perché?
- Non ne ho avuto il coraggio.
- Ma ti rendi conto? Ti rendi conto?
L'inusitata passività di Marianna sembrava aizzare ancora di più Paola. Enrico assisteva alla scena con il cuore stretto.
- Le tue dannate manie antifrancesi! Ma che bell'idea! Che cosa pensavi di ottenere, col tuo scritto dell'accidenti? La liberazione di Milano e dintorni? Ah, se ci fosse ancora papà! Se ci fosse ancora...
- Papà è morto, Paola. - Mormorò Marianna.
Accecata dalle lacrime che avevano preso a scorrerle giù per le guance, Paola si rivoltò come una vipera.
- Sì, è morto! E a te non importa, vero? Né di lui, né di me! Lui sì che mi voleva bene... Io ero la sua prediletta! Io ero la sua figliola preferita!
Enrico non resistette oltre. - Adesso basta, Paola! Ti ho lasciata parlare fin troppo. Non so perché tua sorella non reagisca, ma parlerò io per lei. Anch'io avevo accettato la proposta di Riva. Può essere stato un errore, e allora? Sai perché Marianna ha consegnato quello scritto a Gualtiero? Proprio perché era sconvolta per la morte del papà. Si può soffrire atrocemente anche senza lacrime e svenimenti, Paola, non lo sai?
Paola arrossì violentemente. - Ma io...
- Lasciami finire! - Esclamò Enrico. - Subito dopo aver consegnato quell'articolo a Riva, Marianna se ne è pentita. Per te, Paola. Perché pensava a te.
- Enrico, taci! Non ho bisogno di difensori. Questi documenti che stavo sistemando regolarizzano la posizione patrimoniale di Paola in caso... - Marianna esitò. - In caso di una mia assenza prolungata. Ho sistemato tutto, anche se dovessero arrestarmi.
La sorella minore le buttò le braccia al collo, scoppiando in singhiozzi disperati, poi scivolò fuori, richiudendosi la porta alle spalle.
- Secondo me, Binate è la soluzione migliore. - Dichiarò Enrico.
Avevano appena finito di pranzare ed erano seduti in salotto.
Paola lo fissò. - Sai quello che sta succedendo a Binate?
Enrico alzò le spalle. - Oh, è quello che succede sempre anche a Milano, se è solo per questo. Ovunque ci siano francesi in circolazione, si prevedono dei torbidi.
Marianna sorrise. - In linea di massima, hai ragione.
- Quella di Binate è una zona tranquilla, a quanto mi risulta. Poi a Sud, il discorso cambia. Da qualche mese è in circolazione un brigante, uno strano tipo che si ritiene guidato da Dio in persona e si fa chiamare il Barone.
Paola si piegò in avanti sulla poltrona. - Un brigante? Racconta!
Enrico sorrise. - Oh, non ne so molto. Comunque, pare che questo signore si spacci per un parente dei Borboni di Francia... Se ne va in giro per le campagne con una banda eterogenea, idealisti, contadini, criminali, e perfino un tale più largo e lungo che si fa passare per frate...
Marianna annuì. - Sì, ne ho sentito parlare. Per chi cade nelle sue mani, non c'è scampo.
- Lasciamo perdere quel dannato brigante, adesso. - Esclamò Enrico. - Dobbiamo decidere...
Marianna annuì. - Per conto mio, ho già deciso: domani andremo a Binate. Ma non servirà a niente. Se Lassalle decide di farmi arrestare, mi troverà anche là.
Il biondo strinse le labbra, dubbioso. - Forse. Ma in questi casi è più prudente togliersi di torno per un po'. E poi devi comunque recarti a Binate, no?
- È proprio per questo che ci vado. Era già in programma, indipendentemente dal mio colpo di testa con Riva. Enrico, tu non darti pena per noi se hai di meglio da fare. Non sei obbligato a venire.
Enrico sollevò le sopracciglia. - Avere un uomo accanto...
Lei scoppiò a ridere. - Enrico, mio caro, i casi sono due: o non succede niente, e quindi non ci sarai utile, o succede qualcosa come una bella rivolta in piena regola, e allora non solo non saresti utile a noi, ma nemmeno a te stesso. Eh, no, in questi frangenti ci vuole un esercito. Un uomo solo non basta, con tutta la buona volontà del mondo.
Marianna aveva parlato in tono scherzoso, ma Enrico si offese.
Paola lanciò un'occhiata ostile alla sorella. - Sei molto gentile, Enrico. Ma a volte mia sorella non resiste alla tentazione di fare del sarcasmo. Gratuito, per quel che mi riguarda.
Marianna si sentiva stanca e irritata. - Bastano le scuse o intendi sfidarmi a duello?
Il bell'Enrico sorrise. - Sei tremenda.
- E tu sei impossibile.
- Intendo venire a Binate, Marianna. Non ti sarà facile dissuadermi. E poi, potremmo approfittarne per fare qualche gita nei dintorni. Conosco bene i posti. Ci sono angoli incantevoli...
Paola restò in silenzio. Sapeva bene che Enrico, a Binate, avrebbe preferito restare solo con Marianna.
- Vorrete scusarmi. - Disse, sorridendo. - Devo andare. Il tempo vola... Ci vediamo.
Enrico balzò in piedi immediatamente, ma Marianna gli posò una mano sul braccio. - Resta con me. Fammi compagnia.
Paola uscì lentamente dal salotto. Attraverso la porta del salone, che pareva fungere da cornice sobria, vide la testa mora di Marianna accostarsi a quella bionda di Enrico.
- Una gran bella coppia. - Mormorò. - Ciascuno perduto nel suo sogno: lei di gloria, lui d'amore... Ma si incontreranno. C'è qualcosa di analogo nelle loro nature. Si aspettano tutto dalla vita...
Prese a salire le scale e alzò la testa. In cima alle scale, Matilde la fissava preoccupata.
- Signorina Paola... Con chi parlate?
Lei dissimulò un sorriso. - Parlare? E chi parla? Matilde... Domattina preferisco restare a casa... Resterai anche tu con me?
Matilde la guardò perplessa. - Certo, signorina Paola...
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Marianna, mon amour
HistoryczneNell'inquieta e affascinante Milano napoleonica del 1800, Marianna, una giovane milanese bella e coraggiosa, e René, un ufficiale francese reduce da troppe battaglie, s'incontrano, si scontrano, si cercano, si perdono, s'ingannano, si sfuggono, si o...
