Non mi dilungo troppo solo
Buona lettura!
🍀🍀🍀
Lui andò via dalla mensa e mi lasciò li, su due piedi, ero in modalità "choc".
Mi sentivo morire era una sensazione troppo strana, presi la mia borsa e scappai dalla mensa,mentre sentivo due occhi addosso.
Qualcuno mi stava fissando?
Nella mia testa frullavano così tante domande, era necessario che io andassi a casa di Jongdae?
Non sapevo che fare..
Ma dovevo chiarirmi le idee, dovevo scoprire chi era in realtà ,perché quello sguardo io lo avevo già visto.
Mentre pensavo continuavo a camminare verso l'aula della lezione successiva,ma sapevo già che quella lezione non era di mio interesse, infatti per tutto il tempo continuai a guardare il proiettore senza ascoltare nessuno, pensando al buio totale come se nella mia testa fosse scoppiato un black out.
Sentivo delle vocine dentro di me che mi chiedevano se davvero potevo fidarmi,quelle vocine che comparvero lo stesso giorno che scappai di casa, che preparai uno zainetto e saltai dalla finestra del primo piano, all'insaputa di tutti.
Decisi infine di andarci e di chiarirmi le idee.
Uscii fuori dall'istituto e lo aspettai seduta su una panchina.
Ero nervosissima ma lo feci.
Quando lo vidi arrivare mi alzai in piedi "Andiamo allora?" Disse lui sorridente.
"Certo" dissi seguendolo.
"Casa mia è lontana" disse facendomi sussultare.
"Significa che cammineremo molto?"chiesi.
"Nel parcheggio ho il mio motorino, dovremmo andarci con quello" disse infine.
"Va bene" dissi continuando a seguirlo.
Arrivati vicini al motorino mi venne da sorridere, era una vespa bianca, che carina.
Mi passò il casco e poco dopo salì in sella mentre io andai nel panico totale.
Come mi sarei dovuta sedere?
"Vieni?" Disse lui cancellando i miei pensieri.
"Si" dissi balbettando decidendo infine di sedermi come lui.
Se mi fossi seduta con le gambe al lato ,senza indossare una gonna forse si sarebbe accorto che mi aveva messo in suggestione.
Non lo so,comunque vada ormai ero seduta dietro di lui e avevo le mani nelle sue tasche.
Non so il perché ma lui mi aveva detto di fare così e io lo avevo solamente ubbidito.
"Ci vuole molto?" Gli chiesi di sasso.
Dubitavo mi avrebbe sentita, il vento aveva sicuramente coperto la mia voce ma non fu così lui mi aveva sentita e fece solo un no con la testa.
Certo non posso assicurare a nessuno che era rivolto a me quel cenno con il capo ma io decisi di prenderlo come risposta alla mia domanda.
Arrivammo e lui parcheggiò la sua vespa, tolsi il casco e glielo porsi ma fece qualcosa che mi sorprese,sorrise.
So che era un sorriso di cortesia ma mi uccise.
Come se cupido avesse appena lanciato la sua freccia contro la persona sbagliata, colpendo il mio cuore.
Sorrisi anch'io dopo i pensieri da ragazzina che stavo facendo.
Poi entrammo in casa, era ordinata,tipico stile neutro basato sui toni freddi del blu.
"Vado a prendere un po' d'acqua tu puoi accomodarti anche lì" disse indicandomi il sofà di pelle bianca che rendeva il salotto più accogliente.
Feci come mi disse mi sedetti lì ad aspettarlo, e poi la mia testa andò completamente nel pallone.
Ero in ansia, avevo paura di quello che sarebbe potuto accadere, poi arrivò sedendosi accanto a me, su una poltrona posta al lato del divano e mi porse il bicchiere pieno d'acqua.
"Grazie" dissi cominciando a bere dal bicchiere che mi aveva dato mentre lui prese la sua borsa e uscì dei fogli bianchi e un paio di matite.
"E se facessimo la bozza del progetto?"
Mi disse sorridendo.
"Va bene, ma non era da consegnare per il prossimo mese?" Dissi cercando di non sembrare troppo ansiosa.
"Mhh già, ma non importa facciamo quello"disse sorridendomi.
"Va bene allora" dissi poggiando il bicchiere sul tavolino in cristallo che si trovava a pochi centimetri dalle mie gambe.
Passarono un paio di ore da quando avevamo cominciato, alla fine ideammo un piatto, rigorosamente in ceramica, e decidemmo che dopo averlo dipinto di bianco ci avremmo disegnato i fiori di ciliegio tipici della primavera nipponica, proprio perché in quel periodo assieme al nostro professore di storia dell'arte stavamo studiando l'arte moderna giapponese.
Gli porsi il disegno del progetto e presi la mia borsa,
avevamo deciso di andarci a prendere un caffè, così mi alzai e mi avvicinai alla porta mentre lui mi seguiva.
Mi avvicinai all'entrata e mentre mettevo le scarpe lui prese le chiavi del motorino e infine uscimmo fuori.
Forse non avrei dovuto pensarlo ma in quel momento lo feci, pensai alla vita che avevo prima di scappare di casa e un pensiero si fece spazio tra i momenti nostalgici,lo avevo fatto per il mio sogno e stavo facendo la cosa giusta, se fossi rimasta a casa quella notte probabilmente Jongdae non si sarebbe mai avvicinato a me e l'unica persona con cui avrei potuto condividere i miei pensieri sarebbe stata Minseok, che ultimamente è impegnato in altre relazioni.
Questi momenti di una vita normale, di una studentessa universitaria, che volano dal lavoro di gruppo ai momenti di divertimento e di svago.
Credo che ne sia valsa la pena, che tutto quello che mi diceva in continuazione mio padre erano solo bugie.
Poco prima di andarmene lo avvisai, gli dissi che avrebbe rischiato di perdere una figlia, ma lui sorrise e la sua unica risposta fu "vedremo come riuscirai a sopravvivere senza il mio supporto piccola".
A differenza degli altri genitori quando mi chiamava con quel nomignolo non era perché mi voleva dimostrare il suo amore, perché lui non potrà mai provare questo sentimento.
Fin dalla sua nascita il suo unico amico fu il fratello, il mio caro zio a cui volevo un bene dell'anima, l'unico che forse sarebbe riuscito a farli cambiare idea, ma in quel momento era all'estero e io non potevo più aspettare.
Sapevo benissimo che il suo aiuto non mi sarebbe servito,io avevo il mio ideale di famiglia, io avevo due veri genitori e di certo lui non ne faceva parte.
Ormai consideravo mio fratello, Minso, come padre.
Lui con me si era sempre comportato come un vero padre avrebbe fatto, appoggiando le mie idee i miei sogni e aiutandomi.
Nel frattempo arrivammo al coffee shop , dove comprammo del caffè americano al volo e infine ci dirigemmo verso un parco dove gli alberi stavano donando i loro primi capolavori primaverili.
"Sediamoci li" disse Jongdae rompendo il silenzio che ormai aveva coinvolto entrambi.
Lo seguì sedendomi accanto a lui e di nuovo fu lui a rompere il silenzio.
"Senti" disse prendendosi una pausa per poi continuare a parlare "è da un po' che ti guardo" concluse infine.
Stavo per sputare il caffè, i miei occhi uscirono dalle orbite, cosa diamine voleva significare quella frase.
Presi coraggio e mi girai verso lui guardandolo con sguardo interrogativo.
"In che senso?" Gli domandai con la voce roca.
Lui sorrise sentendo il tono della mia voce, mise il caffè per terra e poggiò la sua schiena sulla panchina girando il suo sguardo sui miei occhi.
Poi di scatto si avvicinò al mio viso.
Eravamo a meno di 5 centimetri di distanza e io mi allontanai di poco per farlo parlare.
Sentivo che c'era qualcosa di nascosto ma non gli diedi importanza in quel momento cupido non faceva ciò che io gli stavo dicendo di fare.
"Voglio conoscerti meglio" disse all'improvviso.
🍀🍀🍀
Che dolce il nostro Chen <3
Questo capitolo è lunghissimo!!
Ho visto come man mano ogni giorno crescete, grazie mille!! <3 continuate così!
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LITTLE GIRL :|| chen/kai
Fanfiction"Qualsiasi cosa potrà cambiare ma molto probabilmente resterà tutto per sempre uguale.„ --- Troppi problemi d'amore, troppi intrighi... lavoro? amore? dipendenza? nessuno lo saprà mai... Due port...
