«Non è difficile, davvero! Tu ti avvicini alle donne, sorridi a Namid, le lanci dei sassolini...»
«Lanciarle dei sassi?» sbottai, incredulo. «Voi siete matti!»
La colonna di donne indiane che procedevano verso il fiume per attingere l'acqua si faceva sempre più vicina, ma le parole di Hevataneo non mi convincevano neanche un po': sembrava che stesse parlando del comportamento di una coppia di animali selvatici a primavera. Ci mancava solo che mi consigliasse di portarle un uccellino morto come regalo...
Sospirai: che altra scelta avevo?
«Non mi stai prendendo in giro, vero?»
Il mio amico tratteneva stento le risate:
«Per il Grande Spirito, Russell, no, certo che no! Questo è il primo passo per far capire a Namid che sei interessato a lei!»
«Lei lo sa che sono interessato a lei!» puntualizzai, irritato.
«La vostra non è una situazione normale. Comunque, se lei ricambia — e noi sappiamo che ricambia — non ti scaccerà e ti permetterà di seguirla sulla strada del ritorno. Mi raccomando, non toccarla più del dovuto, sarebbe imbarazzante e disdicevole!»
«Va bene, me l'hai già detto questo... Ma voi non le toccate mai le vostre donne?» borbottai, preparandomi ad affrontare gli sguardi affilati come coltelli delle compagne di Namid.
L'espressione di Hevataneo si fece sognante:
«Ma certo! Le donne sono importanti, sai? Senza di loro non esisterebbe la tribù! Credo che da voi le cose siano diverse: qui la donna sceglie suo marito, e lo rispetta. Così come lui rispetta la moglie e il suo corpo. Ah, i corpi delle nostre donne sono meravigliosi, amico!»
«Frena la fantasia e continua la spiegazione!»
«Nervoso, eh? Comunque, tra qualche giorno, la sera, ti presenterai al campo, davanti alla tenda di Waquini, e gli chiederai di poter dividere la coperta con Namid. Se lui acconsentirà — questa la vedo più difficile — è fatta!»
«Va bene.»
"Seguirla al fiume. Dividere una coperta. Parlare con suo padre."
Di colpo l'idea della preda morta mi sembrava molto allettante.
Namid
Lo vidi subito, quando scesi al fiume. Ero immersa nelle chiacchiere delle donne, ma non potevo esserne più lontana: Ayasha, come al solito, era l'unica che di tanto in tanto mi includeva nella conversazione. I miei occhi furono attirati dalla sua figura prima ancora di riconoscerlo bene. Era appoggiato al tronco di un albero, una gamba piegata all'indietro per sorreggersi, il capo reclinato per l'attesa e le forti mani strette sulle cosce.
Nei giorni precedenti era andato a caccia con Hevataneo (con scarsi risultati), perciò non l'avevo visto neanche di sfuggita: saltava in groppa a Tasunke che il sole non era ancora sorto e tornava che era già tramontato. Istintivamente rilassai le mie membra e le mie labbra si schiusero in un sorriso spontaneo: tutto in lui urlava che era a disagio, e sapere che stava affrontando questo per me mi riempiva di tenerezza e di orgoglio.
Quando gli sfilammo davanti alzò la testa e il suo sguardo non si distaccò un attimo da me. Ebbi la forte sensazione di aver già vissuto quella scena, e in un certo senso era così: anche Avonaco mi aveva corteggiato a quel modo. Mi aveva guardata amorevolmente, ma io avevo accettato la sua compagnia più per quieto vivere che per un reale affetto; sapevo che era un giovane giusto, coraggioso e anche bello, ma l'amore per Russell aveva spazzato via ogni illusione che avevo avuto prima di incontrarlo.
E anche il suo sguardo era diverso: profondo, malizioso, possessivo. Mi sentivo bruciare dal suo desiderio e dalla sua potenza: sarebbe andato fino in fondo pur di avermi. Per alcuni versi Russell mi spaventava: sapevo che non mi avrebbe mai fatto del male, ma due caratteri così impetuosi come i nostri non potevano portare altro che guai.
"Smettila di preoccuparti per il futuro Namid: vivi qui e adesso."
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The Railroad
Historical FictionWyoming, 1866. Russell 'Colt' Walker sa bene cosa significa sopravvivere: da quando la Guerra Civile è finita, lasciandogli in dono ferite più o meno visibili, non ha fatto altro. E come lui molti altri dipendenti della Union Pacific, una delle d...
