Le mutande delle cameriere (2 di 2)

621 3 3
                                    

Un giorno che lavoravo ne vidi una entrare sculettando. Portava una gonna piccola e stretta che le strizzava le chiappe. Era in carne. Quel genere di carne che squarteresti a morsi in una folle notte di luna piena. Succulenta e bilanciata. Schizzava feromone come una cagna in calore; mentre portava dei fogli in una mano e con l'altra reggeva la borsa.
《Posso parlare con il titolare?》chiese.
《Certo》.
Il titolare arrivò. Era ubriaco, in mezzo ai debiti e non riusciva a pagare il vino che beveva. Dunque beveva. La fissò. Le strappò il curriculum di mano. Era un vecchio sporco e lurido, maiale di professione. Si chiamava Walter ma tutti lo chiamavano Walt.
《Potrebbe gentilmente fare un giro su se stessa?》 le chiese.
Quella lo fece.
《Benissimo》
disse Walt《assunta》.
《Assunta?》
《Si. Assunta》
《Non dovrei fare una specie di prova?》
《L'ha appena fatta, signorina. Superata egregiamente. Complimenti...》Walt diede un ultima occhiata al CV《Giulia. Benvenuta fra noi.

Giulia non sapeva lavorare. Non dico che non ci mettesse la buona volontà; semplicemente, non sapeva cosa fare. Il mondo era dei belli, dopotutto, e lei non faceva altro che dare il giusto significato alla regola. Una sera staccammo prima. Il teatro di fronte era chiuso e si vede che il vecchio aveva uno dei suoi appuntamenti. Erano puttane di San Salvario, di solito. Le raccattava la sera prima. Gli dava cinquanta euro d'anticipo e l'indirizzo di casa sua. "Vieni qui a quest'ora se vuoi gli altri cinquanta" gli diceva, poi spariva. Ogni tanto qualcuna lo bidonava, ma in zona conoscevano tutte il vecchio Walt. Pagava bene e non tirava schiaffi o pugni in faccia. Alcune, le più brave, se ne uscivano con un pompino veloce veloce. Soldi facili per troie professioniste. Comunque, io e Giulia eravamo in sala da soli. Finivamo di sistemare.
《Che fai dopo》mi chiese. Era di venerdì.
《Boh. Non saprei. Probabilmente mi fermerò da Murphi's a berne un paio》.
《Ti spiace se vengo con te?》
《Figurati》.

Murphi's era pieno di gente; uomini, principalmente. Era un bar irlandese gestito da italiani sobri. Una menzogna, insomma, come molto altro ed altri. Era proprio su Corso Vittorio.
L'avevano costruito su due piani e le pavimentazioni erano ricoperte da una moquette verdastra e sudicia. Mi piaceva. Conoscevo pochissime persone là dentro e questo era uno dei motivi per cui ci andavo. Alla fine trovammo due sgabelli vuoti.
《Che prendi?》chiesi.
《Vodka liscia per me, grazie 》. Ordinai. Presi un Jack per me. Giulia era sexy. Prima d'uscire dal ristorante s'era data una sistemata. Bastava poco a una così per apparire in tutta la sua bellezza. Una bellezza brutale. Le donne erano entità assai strane. Era triste constatare la diversità con cui madre natura le creava. Ad alcune di loro bastava semplicemente fissarti mentre altre sgusciavano via inosservate come fantasmi in un cimitero. Era crudele. La vita lo era. Giulia prese il suo bicchiere in mano e se lo portò alle labbra. Aveva due belle labbra, gonfie quanto basta e colorate di rosso. A contatto con l'alcool si bagnarono e anche io, credo.
《Allora? Che ci fa una così in un posto del genere?》. Sorrise. Mi spiegò che era scappata da casa. Abitava in Veneto ma qualcuno la braccava. Un uomo, il suo ex, si era trasformato in un implacabile stolker. Giulia aveva venticinque anni. I suoi capelli erano di un castano bronzeo simile alle spighe di grano bruciate dal sole. Emanavano profumo di muschio bianco impregnato d'acqua. Si sentiva persino lì dentro. Continuammo a bere e a parlare per un paio d'ore buone. S'era fatta l'una quando le confessai d'aver finito i soldi.
《Veramente?》disse lei.
《Purtroppo si》. Lavoravo a giornata e quei quaranta erano i miei ultimi. Avrei dovuto aspettare la fine del turno di domani sera. Ero piuttosto ubriaco, intanto. La solita tristezza quotidiana aveva lasciato posto ad una strana forma di torpore dietro la nuca e nulla più. Poteva anche essere quella la felicità, dopotutto.
Perché no?
Giulia non ne aveva abbastanza.
Pagò un altro giro, poi disse:
《Ho un paio di bottiglie a casa mia, se vuoi. Le ho portate dal Veneto. Sono di ottima annata》. Parlava lenta, macchinosamente. Un tizio scuro e grosso la fissava da lontano.
《Andiamo》dissi.

Avevo una Clio nera, ai tempi, scassata e del 98'. L'avevo comprata da un mezzo truffatore di Venaria per mille e ottocento euro (equivalente a mezzo chilo di Marijuana pagata a tre). Avrei potuto fumare per sei mesi se solo avessi speso i soldi in quel modo e sono discretamente certo che avrei viaggiato meglio. Non lo avevo fatto, grazie a Dio. Ora c'era un bel culo sodo e rombate che si sedeva sul sedile polveroso della mia Clio del 98'. I sintomi dei primi problemi erano cominciati dopo due anni. Ora poteva fare solo sei chilometri alla volta; poi bisognava accostare, scendere, aprire il cofano, riempire il serbatoio del liquido di raffreddamento con due litri d'acqua abbondanti e attendere il tempo necessario a far raffreddare il motore (dieci minuti circa). Per fortuna casa di Giulia distava pochi minuti dal Murphis e quest'eventualità fu scongiurata, per il momento.

Entrammo nell'appartamento. Era un bilocale mansardato proprio niente male. Piccolo ma comodo. C'era un divano con tavolinetto davanti. Mi sedetti. Giulia aveva davvero il vino veneto. Bardolino Novello. Ne aprì una bottiglia e riempì due bicchieri. Poi me ne porse uno e si sedette anche lei. Le cosce e tutta quella carne attaccata la seguirono. Nel frattempo parlava:
《Certo che Walt è proprio un vecchio porco. L'altro giorno mi ha toccato il culo mentre scendevo in magazzino. Quell'uomo è malato》.
《Metà degli uomini è malata di fica, Giulia, e l'altra metà finge di non esserlo pur di non affrontare la realtà. Asseconda l'impulso; ma sai, delle volte si diventa meno bravi a nascondersi. Specie con l'età》.
《Lo stai giustificando per caso? Stai dicendo che perché sei vecchio dovrei farmi toccare il culo sorridendo?》
《No, assolutamente. Anzi. Ti dò un consiglio. Se dovesse ricapitarti di nuovo, tu ficcagli un pugno in bocca》.
《Ma che dici?》
《Dico sul serio. Un bel cazzotto, dritto sui denti》.
《Ma così non c"è il rischio che mi denunci?》
《Sciocchezze. Al vecchio piace il sadomaso. La notte torna a casa e si sega pensando alle percosse》
《Mi prendi per il culo?》
《Proprio per niente. La tipa che lavorava al tuo posto gli ha tirato una mestolata in faccia al secondo giorno di servizio; s'è beccata un contratto a tempo indeterminato. Ora è a casa, in maternità》.
Giulia si mise a ridere. Era una risata acuta e stridente. Risi anch'io, mentre lei barcollava. La testa le faceva da destra a sinistra e da sinistra a destra. E quei capelli la seguivano. Fluttuavano implacabili e a me pareva tanto d'essere sott'acqua e ch'essi erano le alghe attaccate alle roccie in balia della corrente.

Diario Di Uno StronzoDove le storie prendono vita. Scoprilo ora