Notti di Luna Piena

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Era di sera, a Torino. Entrai in un bar dopo essermene scolate quattro. La Tv era accesa; davano un programma di quiz a premi. Barboni e alcolizzati se ne stavano insieme a fissare lo schermo anziché pensare ai problemi. Erano le persone più felici che avessi mai visto.
Notai al bancone una vecchia conoscenza. Si chiamava Francis ma tutti lo chiamavano Francky.
A passo lento m'avviai verso di lui e mi ci sedetti accanto. In TV intanto, la stupida concorrente aveva risposto alla domanda. Il conduttore le stava spiegando spiegando (come se già quella non lo sapesse) che era a un passo dal beneamato milione.
Ciao Francky, gli dissi. Francky si voltò e mi fissò mogio. Non lo vedevo da anni, da quando s'era sposato. Cazzo com'era cambiato. Sembrava la carcassa di un morto quella che mi si parava davanti. Solo l'anima, forse, lo teneva ancora in piedi. L'anima e il gomito. Francky beveva qualcosa simile ad uno scoch. Era annacquato.
Ciao Jo, disse, poi buttó giù un bel sorso. Appena il liquido gli scese per la gola i muscoli del viso gli si contrassero violentemente per un attimo.

Che ci fai qui Francky? E Paola dove l'hai lasciata?

È lei che m'ha lasciato.

Cazzo, mi 'spiace amico. C'è qualcosa che posso fare?

Offrimi uno scotch. Liscio magari, in sto posto del cazzo li fanno tutti ghiaccio.

Affare fatto, vecchio mio.

Chiesi al barista due scotch e quello ci mise un attimo a versarli e porli sul bancone. Pagai.
Francky bevve d'un sorso quel che gli rimaneva e si fiondó sull'altro.

Posso chiederti come mai Francy? Che è successo? Ho 30 anni suonati e l'immagine di voi che vi sposate e vivete felici e contenti è una delle poche che mi vengono in mente quando penso a qualcosa di felice. Ricordi il tuo matrimonio? Cazzo che sbronza.

Le cose cambiano, amico, cambiano sempre. È cominciata piano lenta, la pazzia. Una voglia incontenibile di altro, sempre dell'altro, sempre di più; fino a perdermi. Inesorabile. Dapprima non ci facevo caso. Fingevo di non sentirla. Poi, col tempo, divenne una bestia. Non frantindere, amo mia moglie - è un gran pezzo di fica, tralatro, lo sai! -  ma forse è la mancaza del diverso che ci fotte tutti. Gli uomini intelligenti lascerebbero perdere e punterebbero su un cavallo solo. Io non sono intelligente, purtroppo.

Era sempre la stessa storia. La gente tentava a tutti costi di starsi vicina, anche controvoglia, chi per paura, chi per codardia. In un modo o nell'altro bisognava scendere a patti col proprio istinto.

Hai mai pensato di startene un pó solo? chiesi, per i fatti tuoi intendo.

Nessuno nasce libero né, tantomeno, solo. È una specie d'equilibrio ancestrale. Puoi scegliere la solitudine ma sentirai sempre la necessità di qualcuno accanto.

E Burroughs allora? Lui per esempio diceva che bisogna imparare a godersi la solitudine per apprezzare la compagnia.

Burroughs diceva cazzate! Ascolta, necessitiamo del nostro aguzzino per dar una logica alle cose. Senza di esso...che senso avrebbe tutto questo?
Francky scoló lo scotch a canna. Come i veri uomini. Poi battè il bicchiere con forza sul banco. Il barista lo guardò storto ma lui non parve farci caso.
E poi sono così belle, cazzo.
Tutte, tutte, tutte... le amo tutte! Vorrei averle tutte! Scoparle tutte! Sposarle tutte! Portarle nella mia vita. Ubriacarmici assieme. Picchiarmici. Piangerci. Conoscere le loro paure. Curarle. Vorrei che s'amassero pure loro fra di loro. Capisci? Ci pensi Jo...che cazzo di vita potrebbe mai essere?
Non dissi nulla. Mi limitai a sputargli in faccia un ghigno alquanto confuso. Quel genere di confusione che ti stanca. E io c'ero nato...stanco. Era nella merda! Ora pagava gli alimenti, faceva un lavoro che odiava e i soldi non gli bastavano manco per pulircisi il culo. Un tanto semplice quanto arguto inganno della vita: le donne. Lo avevano fottuto!
Gli offrì un altro drink ma dopo un pó ne ebbi abbastanza delle sue lamentele. Avevo notato una tipa bionda giù in fondo al locale. Se ne stava tutta sola. Aveva l'aria d'essere molto triste. Mi piacciono le donne tristi, specie se bionde; hanno un non só ché d'esotico e isterico dentro quegli occhietti spenti e quando te la danno, ti scopano come se stessero vendicandosi di qualcosa, qualcuno. Non puoi non vergognartene ma non puoi neanche fermarti. Scopate da Oscar. M'avvicinai con aria circospetta e notai il suo bicchiere quasi vuoto. Mi rimanevano venti euro e un drink ne costava cinque. Le chiesi se potevo offrirle da bere. Rispose di si.
Che prendi?
Un Jack.
Il barista aveva sentito.
Gli feci cenno di farne due.
Io sono Moira, disse.
Piacere Moira, te l'hanno mai detto che hai un nome particolarmente strano?
No.
Be', forse mi sbaglio. Io sono Jo.
Le fissai i seni. Due bei seni sodi e grossi. Indossava una magliettina rossa dalla scollata ne buttava fuori i tre quarti. Quanta roba. Tanta. Troppa.
Questa va a finire che me la violento nel viottolo, pensai.
Sarai mica uno di quelli, disse lei.
Uno di cosa?
Uno di...quelli.
Non ti seguo.
Quei tizi solitari che girano i bar in cerca di donne ubriache da stuprare.
Può darsi. Ho la faccia da maniaco?
Be' a dire il vero si.
Lo ero; ma le cose andarono male. Persi gusto a prendermela con la forza. Devi sapere che sono un tipo pigro. Al solo pensiero di dover cercare il parco adatto, le corde giuste, il momento propizio, e tutto il resto... non mi si rizzava neanche più. Ci rinunciai. Guardandoti, però, mi verrebbe mezza intenzione di rientrare nel giro.

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