La prima sbronza

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Era di sera. Avrò avuto si e no dodici anni. Mia sorella stava in camera a giocare alle bambole. Le piacevano quelle spettinate con l'aria da puttana e anche a me, devo dire, suscitavano sempre un certo effetto. Ogni tanto gliene rubavo una e le sbirciavo sotto gli slip ma quel che vedevo mi lasciava più confuso che altro. Mamma stava ai fornelli. La casa era sempre al buio perché la luce la infastidiva e a me toccava d'andarle vicino per scorgerne il sorriso. Erano arrivate le giostre giù in paese. Lo sapevo perché me l'aveva detto Sammy quella mattina mentre prendeva la mira con una pistola a piombini nuova di zecca. L'aveva vinta in una bancarella di tiro a segno la notte scorsa. L'obiettivo predestinato era un passerotto che se ne stava appollaiato su di un ramo d'oleandro. Era azzurro chiaro, con una sfumatura giallastra sul petto e striature grigie e nere sulle punte delle ali. Magnifico, seguitava a vivere indisturbato dal rumore del mondo, nel chiaro, mistico, sentiero degli eventi. Sammy lo aveva messo a fuoco per bene; s'era passato la lingua fra le labbra e aveva sparato. Il colpo trapassó il volatile di parte a parte; si sentì uno strano rumore, poi lo vedemmo cadere atterra vorticando nell'aria bagnata.
《Cristo santo》dissi《 l'hai sbudellato!》. Mi recai correndo sul luogo del delitto e presi il cadavere per un ala. Lo aveva colpito dritto alla gola. Un colpo da maestro - o mostro - spietato. Parte della pelle del povero volatile era saltata in aria e si potevano vedere ora i semini igurgitati dall'animale poco prima di morire disposti in fila uno ad uno sino alla trachea.
《Che t'avevo detto? Un gioiellino questa piccoletta. Ho fatto venti su venti a quello stupidissimo tiro a bersaglio. Mille lire,
ed eccola qua》. Sammy diede un bacio all'arma poi la issó sù, verso il cielo e verso Dio.

Ero lì, dunque, che chiedevo mille fottutussime lire a mia madre, fra i vapori di sugo e il rumore dei coperchi che s'aprivano e chiudevano all'apparenza all'unisono,《avanti ma'. Dammi ste mille lire. Fo'. Dammi ste Mille. Che cazzo saranno mai》
Mamma m'aveva tirato un colpo di mestolo in testa. Era di legno di castagno; l'aveva preso a una fiera enorme giù a Vittoria, 4.500 lire, garanzia: un anno. Persino il cucchiaio con cui mi picchiava valeva più della misera speranza che ponevo nell'ottenere quell'arma. Dovevo averla.
《Quante volte t'ho detto di non dire parolacce in mia presenza. Chi te le insegna? È quel tuo amico, vero? Quel criminale delle case popolari?》
《Si chiama Sammy》
《Sammy, symmi, smitty...fa poca differenza. Devi stare lontano da certa gente. Certa gente è il male》
《Tutti quelli delle case popolari sono il male, mamma?》
《Si》
《Ma a me piace starci assieme. Gli altri ragazzi sembrano così idioti. Se ne stanno tutto il giorno nei cortili a giocare con le miniature o a nascondino, assomigliano a tanti piccoli stronzetti di merda rancida》.
Mamma mi tirò un altra mestolata in testa《HO DETTO CHE NON SONO D'ACCORDO CHE FREQUENTI CERTE PERSONE!》
《Ok ma', Cristo santo, posa quel coso. Se ti prometto di non vedere più Sammy, mi dai ste mille lire?》
《Lo giuri?》
《Certo》
Mia madre mi fissò per un periodo indefinito, sospettosa e speranzosa al contempo, 《Ok》disse alla fine; poi si frugó nelle tasche e ne uscì un pezzo da mille. Lo presi al volo.
《Grazie ma'》 dissi. Non eravamo una famiglia ricca e questo lo avevo sempre saputo. Mia madre probabilmente aveva messo da parte quei soldi racimolandoli dal resto per il pane. Li misi d'istinto in tasca e feci per andarmene, poi tornai indietro e le diedi un bacio.

Beccai Sammy mezz'ora dopo ai parcheggi. Ero andato in bici e anche lui. Cercammo un posto abbastanza appartato e le abbandonammo a se stesse. Poi, finalmente, ci avviammo.
Le giostre erano disposte a semicerchio su un terreno sterrato che costeggiava per intero un campo di calcio.
Ce n'erano di tutti i tipi: autoscontri, calci in culo, DancingDays, piovre, velieri, ma non me ne fregava un cazzo di niente. Volevo la pistola, io. Avevo certe idee in testa proprio niente male. Idee rivoluzionarie!
Dopo qualche minuto eccoci arrivati. La bancarella del tiro a segno pareva la più povera di tutte. Fatta di legno, compensato e plastica colorata, stonava vistosamente col resto del repertorio. Ci avvicinammo. Il tipo dietro il banco era un uomo grasso e peloso. Portava una canottiera bianca a righe e grossi peli neri gli fuoriuscivano dalle ascelle appiccicandosi alla pelle inumidita dal sudore. Era barbuto e in testa portava un cappello bianco-nero con due stelle sopra.
《Avanti ragazzi》urlò《guardate quant'è facile!》. Prese in mano uno dei fucili ad aria compressa e cominciò a sparare ai barattoli dietro di lui poggiati su quattro file da cinque orizzontali. Alcuni dei barattoli di coca e sprite caddero dilaniati dai colpi e allora lui li raccolse e ce ne mostrò l'interno,《vedete?》disse《non c'è niente! Completamente vuoti, signore e signori. Qui nessun trucco! Chi è bravo si porta a casa una pistola nuova di zecca》mentre diceva questo con una delle mani indicava la vetrina all'angolo strapiena di finte armi di tutti i generi. Ne scorsi una bellissima; la vidi luccicare e lo sguardo mi s'infuocò. Doveva essere mia. Pensai per un breve istante al nido di rondini nel mio cortile. Sarebbe stato un bersaglio fantastico, un vero e proprio poligono di tiro sotto casa.
Salii sulla pedana. Davanti la cassa giaceva un cartello scritto a mano. La frase citava:
1000 lire - 2 tentativi.
Pagai e cominciai a prendere confidenza col fucile. In poco tempo una piccola folla mi si creò tutt'intorno. Cominciai.
Riuscii a buttar giù i primi dieci facilmente; quelli delle prime file erano più vicini e ad altezza uomo ma andando a salire le cose peggioravano. Ne sbagliai un paio verso la fine e così mandai a puttane la prima possibilità. Il fucile sparava storto, o forse ero io semplicemente a non essere portato per le armi. In un'ipotetica guerra, probabilmente, sarei stato il ciccione mandato di vedetta e fatto saltare in aria a colpi di carro armato - com'era il titolo di quel film? Salvate il soldato Ryan?
Comunque, proprio mentre stavo per ricominciare la seconda battuta, s'avvicina un tizio alto e capelluto. Era uno di quartiere, un pó più grande di me, sui diciotto, forse, diceva d'essere imbattibile a quel gioco; che avrebbe potuto vincere il premio ad occhi chiusi. Guardai Sammy e lo vidi abbastanza convinto. Non ero mai stato un tipo sicuro di sé. Decisi di puntare sul cavallo vincente - che non ero io - e cedetti l'arma al capellone. Devo dire però di non aver mai visto nulla del genere in vita mia. Sparava in sequenza, come se avesse una semiautomatica fra le mani. I barattoli cadevano morti, uno dopo l'altro, e un suono metallico lì seguiva ogni volta un pò più acuto e lacinante del precedente. Dieci su dieci, il capellone avanzava imperterrito. Bang, tredici. Bang, quattordici. Quindici. Sedici. Il capellone adesso sembrava impazzito. L'aria rarefatta e la tensione forse gli avevano dato alla testa. Si asciugò il sudore dalla fronte e Bang! Diciassette. La folla intanto si era triplicata, Bang! Diciotto. Le ragazze gli si avvicinavano, incominciavano a fissarlo, alcune abbozzavano qualche pizzicotto sul culo, gli sfioravano i capelli. Lui le schiacciava via con la mano e intanto seguitava a sparare.  Era diventato un semidio adesso; uno dei figli di Cupido sceso in terra ad aiutarmi. Io e sammy fissavamo la scena assorti nel limbo di pensieri incredibili. Ultimi due barattoli. Il Semidio oramai non ci stava dentro. Tremava. Si pavoneggiava. Voleva smerdarmi il figlio di puttana! Era questa la pecca più grande della sua parte umana: il sadismo. Bang, diciannove. La lattina di coca cadde rovinosamente sbattendo sulla bordura del banco, poi scivolò giù fino a rotolarmi sotto i piedi. Un silenzio quasi surreale s'alzò fulmineo. Il capellone si fermò a respirare ancora un secondo. Il barattolo che rimaneva era il più infame e infido di tutti, quello in alto a destra. S'appoggiò per bene il fucile sulla spalla, fece un respiro profondo, prese la mira, poi...BANG!

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