Open up your eyes, Bellamy

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CAPITOLO 12: OPEN UP YOUR EYES, BELLAMY

I really wanna start over again
I know you wanna be my salvation
The one that I can always depend
I'll try to be strong, believe me
I'm trying to move on
It's complicated but understand me

'Cause I
Need time
My heart is numb has no feeling
So while I'm still healing
Just try
And have little patience yeah
Have a little patience yeah

Voglio veramente ricominciare tutto da capo
so che vuoi essere la mia salvezza
l'unico su cui potrò sempre contare
proverò ad essere forte, credimi
sto provando ad andare avanti
è complicato, ma comprendermi

Perché io ho bisogno di tempo
il mio cuore è intorpidito, non sente niente
perciò mentre sono ancora in via di guarigione
prova ad avere solo un po' di pazienza
abbi solo un po' di pazienza, si

«Che cosa ci fai tu qui?».

Clarke era pietrificata. Bellamy Blake le stava davanti con un'espressione a metà tra lo sconvolto e il febbrile. Gli occhi spalancati e lucidi, la bocca leggermente aperta.

Yeti continuava a soffiare rumorosamente contro l'intruso e Clarke dovette chinarsi e raccoglierlo da terra per farlo stare zitto. Se fossero arrivati sua madre o Marcus si sarebbe trovata in un bel pasticcio.

Calmò il gatto grattandolo dietro le orecchie e, quando smise di agitarsi, lo posò nuovamente a terra, anche se continuò ad osservare il nuovo arrivato con sguardo attento e diffidente.

Clarke, ancora rigida nella sua postura, puntò nuovamente gli occhi verso il moro.

«Bellamy... che cosa ci fai qui? E non potevi suonare alla porta come tutte le persone normali?» ripeté di nuovo, la voce leggermente vibrante.

Lui boccheggiò un paio di volte prima di riuscire a tirare fuori qualche parola comprensibile. Nei suoi occhi c'era una strana scintilla che non aveva mai visto prima.

«Io... io non lo so. Ho visto le luci del piano di sotto accese e non volevo avere storie con Kane, insomma... non so perché sono venuto qui, sarebbe difficile spiegarlo a lui. Ed è difficile spiegarlo anche a te. Clarke, maledizione!».

La ragazza cominciava a preoccuparsi. Già l'imbarazzo di trovarsi seminuda davanti al suo vecchio compagno di scuola la stava rendendo abbastanza nervosa, ma per di più, il suo strano comportamento la allarmava.

Diede una rapida occhiata alla stanza e individuò una leggera vestaglia in raso appesa dietro la porta d'ingresso. Non aveva fatto però in tempo a indossarla, che Bellamy si fece avanti, bloccandole il polso.

La bionda aveva praticamente le spalle al muro e l'imponente figura del ragazzo la sovrastava.

«Che stai facendo?» la sua voce era appena un sussurro.

Gli occhi scuri e penetranti di Bellamy la scrutavano imperturbabili, era impossibile immaginare cosa stesse pensando e Clarke si sentì trafitta da parte a parte.

Che diavolo gli prendeva adesso?

Cercò di concentrarsi su qualunque cosa che non fosse il corpo di Bellamy a pochi centimetri dal suo. Maledizione, perché adesso si comportava così? Cos'era quel senso di chiusura che provava alla bocca dello stomaco? Perché, all'improvviso, il suo cuore batteva più forte? I loro respiri affannosi si fondevano l'uno con l'altro, Clarke abbassava e alzava il petto velocemente.

I suoi occhi, per un secondo, scivolarono sulle labbra del ragazzo. Avrebbe potuto baciarlo. Sì, avrebbe potuto, ma troppe cose la frenavano anche se il desiderio c'era. Si chiese come lui avrebbe reagito. L'avrebbe respinta o avrebbe ricambiato?

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