Brave Princess, Rebel King

655 28 3
                                        


CAPITOLO 14: BRAVE PRINCESS, REBEL KING

Hearing voices from miles away

Saying things, never said

Seeing shadows in the light of the day

Waging a war inside my head

Feeling strangers staring my way

Reading minds, never read

Tasting danger with each word I say

Waging a war inside my head


Ascoltando voci da lontano

Dicendo cose mai dette

Vedendo ombre nella luce del giorno

Conducendo una guerra nella mia mente

Sentendo estranei fissando la mia strada

Leggendo righe mai lette

Assaporando il pericolo con ogni parola che ho detto

Conducendo una guerra nella mia mente




Quando Clarke aveva trovato finalmente le pagine mancanti dei documenti di suo padre sepolte in un vecchio volume risalente agli anni in cui lui aveva frequentato il college, era rimasta a dir poco scioccata.

La documentazione non era ancora completa, ne era certa, però di sicuro aveva capito che un gruppo di medici dell'Ark Medical Center e un altro del Wallace General Hospital, stavano lavorando a qualcosa di indubbiamente illegale. Suo padre lo aveva scoperto e così aveva fatto la fine che aveva fatto.

Clarke era rimasta così sconvolta da non badare nemmeno alla tempesta che imperversava all'esterno, aveva preso l'auto, inzuppandosi da capo a piedi e si era diretta verso casa di Bellamy. Non sapeva neanche perché, ma era l'unica persona che volesse vedere in quel momento.

Si sentì stupida, ultimamente le sembrava di comportarsi come la classica damigella in difficoltà, cosa che lei non era mai stata e odiava sentirsi così, ma in qualche modo... Bellamy le aveva fatto provare quel senso di sicurezza che non sentiva più dalla morte di suo padre.

Guidò rapidamente anche se la pioggia torrenziale limitava di parecchio la visuale e arrivò a casa del ragazzo che ormai erano le nove di sera.

Lui venne ad aprirle con aria allarmata, probabilmente pensava che nessuno sano di mente sarebbe uscito con quella tempesta in corso e, a dirla tutta, Clarke in quel momento non si sentiva molto sana di mente.

«Mio padre non è morto in una rapina, Bellamy. È stato ucciso perché qualcuno lo voleva morto» disse senza prima dargli nemmeno il tempo di aprire bocca. Lo sguardo del moro si fece vigile, lui si scostò dalla porta per lasciarla entrare e Clarke si fece avanti, grondando acqua sul parquet dell'ingresso.

«Vieni in bagno, prima di prenderti un accidente» disse il padrone di casa in tono serio. Era teso, Clarke poteva capirlo dalla sua postura rigida, dalla mascella serrata e dai gesti meccanici con cui si muoveva. Lei annuì, avviandosi verso la stanza indicata da lui.

«Togliti i vestiti e metti l'accappatoio appeso dietro la porta, è pulito. Io ti trovo qualcosa di asciutto intanto» e senza aggiungere altro sparì nella sua stanza da letto.

Nel frattempo Clarke fece come gli aveva detto, tamponando i capelli bagnati con un asciugamano. Bellamy arrivò poco dopo, con in mano un paio di pantaloni e una maglietta che senza dubbio le sarebbero stati ridicolmente larghi, ma nessuno dei due sembrava preoccuparsene in quel momento.

Il ragazzo si sedette sul bordo della vasca di fronte a lei e, guardandola negli occhi, disse: «Clarke... mi spieghi che cosa è successo?».

Lei fece un bel respiro, cercando di trovare le parole più appropriate, ma nella sua testa la confusione era assoluta. Doveva riorganizzare i pensieri.

DemonsDove le storie prendono vita. Scoprilo ora