[Achille Lauro] [02/2020-STORIA IN REVISIONE]
Alzò lo sguardo lentamente, sentendosi osservato. Un paio di iridi scure lo fissavano riflesse nello specchio del suo camerino, occhi grandi, troppo diversi dai suoi e pericolosamente famigliari.
"Che...
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14. Elena
Arrivò un'ora dopo, affannata,con i capelli spettinati dal vento e dalla corsa ed il rossetto rosso sbavato. Suonò alla porta con frenesia, tre volte. Drin, drin, drin. "Arrivo" Barbara corse ad aprirle e quando la vide il suo volto s'illuminò rendendola improvvisamente più giovane e bella. Lauro non l'aveva mai vista così, neppure quando era ancora una ragazzina insicura ed impacciata, neppure quando era una bambinetta a cui doveva allacciare le scarpe, neppure quando era il suo baby sitter, neppure quando era il suo migliore amico. Mai, con lui non era mai stata così sollevata, così tranquilla, così radiosa. Lui le aveva sempre procurato qualche preoccupazione in un modo o nell'altro, le era nocivo. Eppure sapeva che la sua assenza l' aveva portata dov'era. E aveva portato anche Edoardo, in quelle condizioni. Qualunque cosa facesse, procurava dolore a quelli che amava e a volte avrebbe voluto semplicemente sparire. Achille Lauro era un cantante famoso, aveva realizzato il suo sogno, era il nuovo, era un dio. Ma non bastava. È che fondamentalmente, se non sapeva proteggere i suoi cari, si sentiva un uomo a metà.
La sconosciuta l'abbracciò forte, Barbara ricambiò stringendola a se come fosse la sua unica salvezza. Magari, in momenti difficili, lo era stata, quando lui ancora non c'era. Lauro provò una fitta d'invidia, non sapeva dire da dove venisse, è solo che lei era stata con Barbara quando lui l' aveva abbandonata, lei era la personificazione della sua assenza, dei suoi errori. Lei era lì per ricomporre il suo amico, o almeno provarci, e chissà quante volte aveva dovuto fare lo stesso con Barbara. La odiò da subito, dal primo istante. "Ciao" Gli disse, avvicinandosi a lui con passo spedito. "Sono Elena." E gli sorrise, ma lui non riuscì a fare altrettanto, un po' perché non era il momento dei convenevoli, perché Edo stava male e l'aveva trovato mezzo morto in strada, un po' perché lei, così, a pelle, non gli piaceva affatto. Era geloso, di quello che aveva condiviso con Barbara, di tutte quelle piccole parti di lei che si era presa, di tutte le cose che aveva visto, delle lacrime che le aveva cancellato dal volto pallido. La studiò, facendo scorrere senza ritegno lo sguardo su di lei e soppesandone ogni aspetto. Indossava pantaloni strappati attillati a cui s'era scordata di allacciare un bottone, e un maglioncino leggero, che sembrava tutto meno che caldo ed era messo male, come si fosse rivestita in fretta. Aveva già l'aria di una che era stata interrotta nel bel mezzo di un appuntamento. O di una scopata. Era giovane, non arrivava a ai venticinque anni, aveva i capelli chiari e spettinati, i lineamenti duri, per niente armoniosi, e a prima vista era brutta davvero. Aveva gli occhi di di un verde scuro e spento che visto da lontano parevano marroni, anonimi, banali e poi era secca come un' acciuga, senza neppure una curva. Alla seconda occhiata ti accorgevi che nel complesso di tutte quelle cose brutte messe insieme non era male, anzi, aveva qualcosa di speciale che la rendeva particolare, una faccia sveglia, sveglissima, troppo per sembrare innocente. "Che succede?" Domandò "Sei stata piuttosto vaga al telefono" Barbara annuì. "Si tratta di un amico, mi sta ospitando. Luca...lo sai, è un animale" La ragazza annuì. Lo sapeva benissimo, meglio di chiunque altro al mondo. Aveva curato le ferite di Barbara per anni, l' aveva stretta a se nei momenti di sconforto, poi Luca le aveva negato di vederla e quando lei aveva continuato a farle visita aveva deciso di passare a metodi più persuasivi. "Le bamboline cocciute come te lo sai che fine fanno?" Le aveva detto, puntandole la pistola contro. Lei aveva promesso di lasciar perdere Barbara, mentre calde lacrime le rigavano le guance. E così aveva fatto, fino a quel momento. Era stata costretta. "Portami da lui"
Barbara si chiuse la porta alle spalle, sospirando. Rimase immobile in piedi, la mano ancora sulla maniglia, tremante. Quando aveva accompagnato Elena da Edo, lui le era sembrato se possibile più pallido, più malato, più sofferente e aveva occhiaie profonde, scure da mettere paura. Ma Barbara non era solo preoccupata, o dispiaciuta, era anche tremendamente incazzata con Luca, perché le stava rovinando la vita, perché aveva ridotto il suo amico in quello stato, così incazzata che lo avrebbe ucciso con le sue mani se solo ne avesse avuta la possibilità, eppure quella rabbia non riguardava solo Luca. No. Lanciò uno sguardo gelido a Lauro. Non le era sfuggito come aveva scrutato Elena, dall'alto in basso, con uno sguardo disgustato ed un'aria di superiorità che avrebbe voluto cancellare dal suo volto a suon di schiaffi. "È la migliore" Iniziò. "Vuole fare il medico, va a l'università con ottimi voti. È ricca da fare schifo e ha una gran bella casa, una famiglia unita e tutto quello che noi abbiamo solo potuto sognare e con me non centra nulla ma mi ha aiutata. Ha deciso di non ignorare i miei lividi. Si è messa in pericolo per me più di una volta quindi Lauro non voglio più vedere quello sguardo su di lei. Se guardi lei così è come se guardassi me. È la mia amica, la mia unica amica." "È un estranea per me. Non mi fido degli estranei. Sta curando il mio amico, ho tutto il diritto di essere cauto" Replicò lui, incrociando le braccia al petto. "Devi fidarti di me, infatti" Barbara gli si avvicinò. "Sei teso, lo so e so che è colpa mia. Ho portato io Luca nelle vostre vite e io provvederò a tirarlo fuori ma non posso andarmene finché Edo starà così, spero tu lo capisca" Lauro scosse il capo e la tirò a se, facendole posare il capo sul suo petto, circondandola interamente con le sue braccia, carezzandole i capelli chiari. Scosse il capo. "Non voglio che tu te ne vada. È già successo e sono stato malissimo. Voglio averti con me, voglio proteggerti, voglio potermi svegliare accanto a te e baciarti ovunque. Voglio amarti, scrivere canzoni per te e dedicartele e vederti sempre in prima fila ai miei concerti. Voglio portarti da mia madre e farle vedere quanto sei cresciuta e dare un bacio alla tua e ringraziarla per averti messo al mondo Ba. Voglio regalarti i meglio fiori, comprarti una casa tutta tua magari vicino a quella de Edo e quando se ripija gliela ricompro pure a lui, che questa è impregnata di brutti ricordi. Non voglio lasciarti andare di nuovo. Ho parlato a sproposito" Barbara sorrise, gli bacio il petto, salì lentamente al collo continuando a baciarlo, passò alla mascella ed infine alle labbra. Lauro le massaggiò i fianchi, cercando di trattenere l'eccitazione che aumentava. Il corpo di Barbara aderiva perfettamente con il suo, le labbra di lei giocavano con le sue, i denti lo mordevano, lo tiravano, la lingua esplorava la sua bocca, le mani scorrevano tra i capelli e la schiena cercando di approfondire quel contatto. "Ti amo" Gli sembrò di sentirla boccheggiare tra un bacio e l'altro ma non ne fu sicuro e non volle chiedere. Cosa avrebbe dovuto rispondere? L'amava? Probabilmente. Eppure, eppure dirlo era diverso, dirlo era il passo in più, dirlo era renderlo vero e non era il momento, il luogo, la circostanza. C'era Edo, prima di tutto.
"Ragazzi. Devo parlarvi" Elena sbucò dalla stanza di Edoardo. Lauro la scrutò in cerca di un qualsiasi segnale, una qualsiasi emozione, ma non c'era nulla sul suo volto. La odiava. Dio se la odiava.