[ REVISIONATA ]
» Sequel di "He likes playing"
Katherine è pronta a fare di tutto per salvarsi da quell'uomo che le ha rovinato la vita, persino rinunciare alla vita che tanto ha sognato. E infatti compie un gesto estremo, ma non ha fatto i conti co...
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Alexander's pov
Era stato qualcosa di meraviglioso. Avevo vissuto situazioni simili altre volte, eppure niente si era mai avvicinato a quello che avevo provato con lei. C'era stata una profondità che non avevo mai conosciuto prima, una connessione che non riguardava solo i corpi, ma ogni parte di noi.
Il mio corpo era stato attraversato da brividi continui, non soltanto per il piacere fisico, ma per qualcosa di più grande, che guidava ogni nostro gesto: l'amore. Non era stato solo sesso. Non era stato come tutte le altre volte. Era stato qualcosa di magico. E io ero rimasto rapito da ogni suo movimento, da ogni minimo dettaglio del suo corpo e della sua anima.
Per anni avevo deriso chi parlava di quanto fosse diverso fare l'amore con la persona che si ama davvero. Pensavo che una ragazza valesse l'altra. Quella notte avevo capito quanto mi sbagliassi.
Ora la osservavo dormire accanto a me, con il respiro lento e regolare, le labbra appena dischiuse. Era una visione. E mi chiedevo come fosse possibile che un corpo così piccolo potesse contenere una forza tanto immensa.
Ma insieme a quella tenerezza, tornava anche la rabbia. Il pensiero di ciò che aveva subito mi stringeva lo stomaco, mi accendeva dentro un fuoco che non riuscivo a spegnere. Ogni giorno mi ripetevo che avrei dovuto lasciar andare i pensieri oscuri, che per lei dovevo portare solo serenità. Eppure... non ci riuscivo. Dentro di me, una sola parola: vendetta.
«Sei inquietante» mormorò all'improvviso. Sussultai, sorpreso dalla sua voce che rompeva i miei pensieri. Non aveva ancora aperto gli occhi, ma un piccolo sorriso addolciva le sue labbra.
«E perché mai?» chiesi, avvicinandomi. Le sfiorai appena la punta del naso con le labbra, e vidi la pelle d'oca percorrere le sue braccia. Indossava la mia t-shirt, quella che la sera prima avevo addosso io. Su di lei... era perfetta.
«Nessuno ti ha mai insegnato che non si fissano le persone mentre dormono?» Aprì lentamente gli occhi, e io mi persi di nuovo in quel verde. Dopo giorni, per la prima volta, non vi lessi dolore. Sapevo che non sarebbe durata, ma volevo godermi quell'attimo.
«E nessuno ti ha mai detto che le opere d'arte si osservano nei minimi dettagli?» risposi, sincero. Se qualcuno me lo avesse detto mesi fa, avrei riso. Eppure... eccoci lì, ed era tutto per merito suo.
Lei arrossì e, per nasconderlo, mi cinse il collo, nascondendo il volto contro la mia spalla. Era irresistibile.
Lasciai che le mie labbra seguissero una scia di baci lungo la clavicola, poi fino dietro l'orecchio. Le sue dita si strinsero di più sulle mie spalle mentre un brivido le attraversava il corpo. Conoscevo i suoi punti sensibili, e amavo il potere che avevano su di lei... ma sapevo bene che, in realtà, il vero controllo era il suo.
«Fermami...» mormorai, cercando di conservare un minimo di razionalità. Non volevo sembrare il tipo che pensava solo a quello, ma la verità era che resisterle era impossibile, soprattutto con lei così vicina, così mia.
«Non fermarti» sussurrò al mio orecchio. E quelle due parole divennero la mia nuova ossessione.
Le nostre labbra si unirono in quello che era ormai il nostro linguaggio segreto. Le mani trovarono la strada lungo le sue cosce, mentre la mia bocca continuava a esplorare ogni centimetro della sua pelle.
Poi, all'improvviso, il suono insistente di un telefono ruppe l'incanto.
«Non rispondere...» mi implorò, mordendomi il labbro.
«È il tuo, piccola» dissi, pur facendo fatica a staccarmi da lei.
Con un ultimo bacio, fu lei a trovare la forza di prendere il telefono. Si mise seduta contro la testiera, mordicchiando le labbra con un'espressione nervosa che mi fece sorridere.
«Mia» disse, prima di rispondere.
Un'idea si accese nella mia mente. Forse mi avrebbe odiato dopo, ma in quel momento non mi importava.
Mi mossi verso di lei, posizionandomi tra le sue gambe. Lei mi lanciò uno sguardo confuso. Era troppo dolce per immaginare cosa stessi per fare.
Scostai delicatamente il tessuto che ci separava, e in pochi secondi la sua espressione cambiò: dallo stupore al piacere.
«Mhh...» gemette piano, cercando di mantenere la voce ferma. «Cioè... sì... che stronzo» disse all'amica, tradendo quanto stesse cercando di controllarsi.
Io trattenni una risata, aumentando volutamente la mia attenzione, e vidi il piacere crescere sul suo volto.
«No, ho visto un ragno» improvvisò, respirando a fatica.
La osservavo, ogni reazione, ogni sforzo di mantenere la calma, e non riuscivo a smettere. Sentivo il suo corpo tremare e sapevo che era vicina all'apice.
«Mia... io... oddio...» Si arrese, riattaccando in fretta e tirandomi a sé in un bacio profondo, soffocando un gemito che avrebbe fatto capire tutto.
-
Il giorno dopo, a scuola, la rincorsi tra i corridoi. «Andiamo amore, non puoi essere ancora arrabbiata per ieri.»
«Sei il diavolo tentatore» disse, stringendo gli occhi.
«Ieri non sembravi così contraria» ribattei, alzando un sopracciglio.
«Sei il solito stronzo» rispose, ma c'era un sorriso che cercava di trattenere.
La presi per il polso, avvicinandola a me. «Dopo scuola vieni con me in un posto» le dissi, facendole l'occhiolino.
Sapevo già che non avrebbe resistito.
» Spazio autrice Ehi ragazze, come va? Tutto bene a scuola? Io sono disperata 🤦🏼♀️ Chiedo scusa per il ritardo e spero che questo lato dei nostri Kalex vi piaccia 😏 Come al solito, vi chiedo di segnalare eventuali errori cosicché io possa correggerli 🌹 Fatemi sapere cosa ne pensate con un commento, a presto ❤️💯