[ REVISIONATA ]
» Sequel di "He likes playing"
Katherine è pronta a fare di tutto per salvarsi da quell'uomo che le ha rovinato la vita, persino rinunciare alla vita che tanto ha sognato. E infatti compie un gesto estremo, ma non ha fatto i conti co...
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Katherine's pov
«Se tua madre testimonierà a suo favore, ci sono molte probabilità che gli sconteranno la pena.» Patrick, il mio avvocato, lanciò alcune cartelle sulla scrivania. Era evidente quanto fosse stressato dalla situazione.
Sembrava aver preso davvero a cuore il mio caso. Forse perché ero la figlia di un suo caro amico... o forse perché gli facevo pena. Chi poteva dirlo.
In quei giorni la mia vita era un disastro totale. Divisa tra scuola, l'ufficio di Patrick e Alex, mi ritrovavo a correre senza tregua. E poi c'erano le mie amiche, entusiaste per la festa di diploma che si sarebbe tenuta a breve. Già, il diploma... E l'anno successivo Alex non ci sarebbe stato. Il college, nuove amicizie, nuove ragazze... e chissà se avrebbe trovato tempo per me. Non volevo pensarci, avevo già troppi problemi. Ma la paura che potesse dimenticarsi di me, andando avanti senza di me, restava lì.
«Lo so.» Mi passai una mano tra i capelli, i nervi a fior di pelle. Tra due giorni ci sarebbe stato il processo e tutto sembrava remare contro di noi. Quel bastardo se la sarebbe cavata ancora una volta. Avrei dovuto ucciderlo quando ne avevo avuto l'occasione.
Certo, sarei stata accusata di omicidio. Ma ne sarebbe valsa la pena. E magari in carcere avrei fatto nuove amicizie. Il fatto che stessi preferendo il carcere alla mia vita attuale era... incredibile.
L'unica nota positiva era Alex, l'unica persona per cui non avrei mai commesso una follia simile. Certo, c'era anche mio padre, ma eravamo abituati a stare lontani. Cazzo, dovevo smetterla di sperare di finire in prigione.
«Potresti farle cambiare idea, sei pur sempre sua figlia, porca puttana.» Era la prima volta che sentivo Patrick imprecare. E quasi mi scappò un sorriso, ma non c'era alcun motivo per sorridere.
«Si ricorderà di questo particolare quando pioverà e la terra non si bagnerà.» Sorrisi di sbieco. «Per questo amore che lei decanta è disposta a fare di tutto.» Quel bastardo si era insinuato nella sua mente, le aveva fatto il lavaggio del cervello, e chissà quante cazzate le aveva raccontato per ridurla in quel modo.
«Però, da quello che ho capito, è mentalmente instabile.» Alzò un indice con fare da saputello.
Non capii dove volesse andare a parare. Sperai solo che quello con problemi mentali non fosse lui. L'avvocato psicopatico mi mancava, in effetti.
«Cosa proponi? Di chiuderla in manicomio?» Mi sporsi verso di lui, appoggiando le mani sulla scrivania. «Perché in quel caso sono assolutamente d'accordo.» Tornai ad appoggiarmi con la schiena alla comoda sedia girevole.
«No, ma potresti raggirarla. Ricordarle cosa vuol dire essere madre e figlia e poi...»
«Non sparare stronzate.» Borbottai, puntandogli un dito contro.