[ REVISIONATA ]
» Sequel di "He likes playing"
Katherine è pronta a fare di tutto per salvarsi da quell'uomo che le ha rovinato la vita, persino rinunciare alla vita che tanto ha sognato. E infatti compie un gesto estremo, ma non ha fatto i conti co...
Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.
Alexander's pov
Rabbia e disperazione. Mi sentivo inutile, insignificante. Era come se avessi la forza per conquistare il mondo, se solo lo avessi voluto... ma c'era sempre qualcosa a bloccarmi.
Ad essere sincero, non capivo. Non capivo perché avesse deciso di fare tutto da sola, perché non me ne avesse parlato, perché rischiare tanto. Cos'era più importante della sua stessa libertà, quella per cui aveva lottato così duramente?
«Jacks, non ho tempo per qualche tua assurda stronzata.» risposi al cellulare, continuando a seguire quell'Audi bianca.
Non sapevo dove Hunter stesse andando, ma sapevo che seguirlo era la scelta giusta. Se c'era una cosa che avevo imparato su di lui, era che non faceva mai nulla per caso. In quel momento avevamo lo stesso obiettivo... e dovevo ammettere che non poteva esserci compagno di squadra migliore.
«Bro, davanti a me c'è la macchina della tua ragazza. Dove cazzo sta andando così di fretta?» rise, come se la situazione fosse divertente. Quel ragazzo non prendeva mai nulla seriamente.
«Dove sei?» trattenni a stento un urlo di rabbia. Non avevo un attacco simile da quando Katy era stata rapita la prima volta. L'avevo lasciato accadere una volta. Non sarebbe successo di nuovo.
«Calmo.» lo immaginai alzare gli occhi al cielo, e se fosse stato un altro momento gliel'avrei fatto notare. Ma non era il caso. «Vuoi che ti mandi la posizione su WhatsApp?»
Per la prima volta in quattro anni che lo conoscevo, non percepii nessun divertimento nella sua voce. Stava finalmente capendo la gravità della situazione.
«Sì. E per favore, fai in fretta.» lo implorai.
Attaccai la chiamata e, con una manovra a dir poco illegale, affiancai l'auto del biondo.
«Hunter.» lo chiamai usando il suo vero nome, segno inequivocabile di quanto fosse grave ciò che stava accadendo.
«Che cazzo ci fai qui?» frenò bruscamente e fui costretto a fare lo stesso.
Fortunatamente non eravamo in città, ma in una zona completamente di campagna, dove il verde predominava e non c'era alcuna traccia del passaggio distruttivo dell'uomo.
«Pensavi davvero che sarei rimasto da parte?» scesi dall'auto e mi avvicinai al finestrino della sua. Doveva prendermi sul serio: io non ero il ragazzino che dimostravo di essere solo in presenza di Kat. «Quando si tratta dell'incolumità della mia ragazza?» alzai un sopracciglio e lo fissai negli occhi. Non mi faceva paura, anche se probabilmente avrei dovuto averne.
«Okay. Solo... resta qui. Io devo incontrare una persona.» mi puntò un dito contro, come fosse una minaccia.
Annuii, intuendo che si trattasse di qualcuno di importante. Ma proprio mentre Hunter svoltava l'angolo per andare chissà dove, il mio telefono vibrò, avvisandomi di un messaggio. Era Jackson.