[ REVISIONATA ]
» Sequel di "He likes playing"
Katherine è pronta a fare di tutto per salvarsi da quell'uomo che le ha rovinato la vita, persino rinunciare alla vita che tanto ha sognato. E infatti compie un gesto estremo, ma non ha fatto i conti co...
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Katherine's pov
«Hai qualcosa di diverso»
Cami mi scrutava il viso da almeno dieci minuti, come se stesse cercando quel particolare che, secondo lei, mi rendeva diversa dal solito.
«Sono sempre la stessa, non ho cambiato nulla» ripetei, cercando di chiudere l'argomento. Da quando mi aveva vista, continuava a insistere che c'era qualcosa di strano in me, ma non riusciva a capire cosa. Io meno di lei: non avevo la minima idea di cosa stesse parlando, quindi non potevo aiutarla.
«È vero, i tuoi occhi sono diversi... anche i tuoi movimenti sono più rilassati» aggiunse Tania, dandole manforte. Fantastico. Se Tania cominciava a fantasticare, non c'era più scampo.
Io, comunque, continuavo a non capire.
«Avete rotto le palle.» Mia alzò la testa dal libro di fisica per lamentarsi, come al solito. E, in effetti, non aveva tutti i torti: stava cercando di studiare e noi non la smettevamo di parlare. Un po' mi dispiaceva disturbarla.
«Volete sapere cos'ha di diverso? Ha fatto sesso. Ha scopato, capite ora?» urlò esasperata. Ci lasciò tutte a bocca aperta. Me compresa.
«Ma sei deficiente?» urlai ancora più forte di lei. Ovviamente, nel cortile della scuola tutti avevano sentito quelle parole e le stavano elaborando con molto interesse. Il senso di colpa che avevo provato verso Mia svanì all'istante.
«Se no, queste qua non smettevano di parlare.» Abbassò lo sguardo di nuovo sul libro, come se non mi avesse appena fatto fare una figura di merda colossale.
«E tu come lo sai, scusa?» chiese Tania, incuriosita. Arrossii subito. Sapevo benissimo come facesse a saperlo: aveva intuito cosa fosse successo con Alex mentre ero al telefono con lei. E conoscendo Mia, non avrebbe resistito a farlo notare. Non perché fosse cattiva: era semplicemente fatta così.
La bionda mi lanciò un sorriso malizioso, con l'aria di chi la sapeva lunga. «Intuito» disse, alzando le spalle e trattenendo una risata.
La ringraziai mentalmente e mi appuntai un promemoria immaginario: dovevo chiederle come andava con Matt. Il giorno prima aveva chiamato proprio per parlare del ragazzo dagli occhi azzurri, ma io ovviamente ero troppo distratta per darle retta.
«Ragazze, io vado a cercare qualcuno che capisca queste formule che per me sono arabo. Ci vediamo oggi al bar.» Mia si alzò dal muretto. Le augurammo buona fortuna per l'interrogazione imminente, che avrebbe deciso la sorte della sua media.
Era fine marzo e i professori avevano già cominciato a tempestare tutti di verifiche e interrogazioni "per recuperare il tempo perso". Odiosi.
«Oddio ragazze, sta arrivando Satana» disse Tania, raddrizzando la schiena e lanciando uno sguardo dietro di noi.