Capitolo 16

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16. I'm sorry

Se c'era una cosa che odiavo con tutto il cuore era l'educazione fisica a scuola

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Se c'era una cosa che odiavo con tutto il cuore era l'educazione fisica a scuola. E quando dico odiavo, intendo con tutta me stessa.

Quelle due ore settimanali erano un incubo: da una parte c'erano le ochette che si presentavano con pantaloncini minuscoli e top striminziti, fingendo di essere lì per allenarsi, ma in realtà con l'unico scopo di attirare l'attenzione degli atleti — quei tipi che non aspettavano altro. Poi, come da copione, le sentivi lamentarsi su quanto i maschi fossero insensibili e approfittatori.
Sì. I maschi.

Quell'anno avevo fatto di tutto per saltare le lezioni di ginnastica. E, visto che capitavano sempre all'ultima ora, per me era stato facile inventare scuse: un giorno il ciclo, un altro un problema familiare, un altro ancora riuscivo persino a convincere l'infermiera a firmarmi un permesso.
Risultato? Avevo quasi raggiunto il limite di assenze e rischiavo di non prendere la materia a fine anno. Con un solo mese alla fine della scuola, mi toccava impegnarmi sul serio per recuperare.

«Guardate un po' chi ci onora con la sua presenza.»
Così mi accolse il coach Rogers, e le risate che seguirono mi fecero alzare gli occhi al cielo.

«Che dire... una donna si fa sempre attendere.»
Risposi a tono, non disposta a farmi prendere in giro né da lui, né dalle ragazzine che ridevano solo per ingraziarselo. Ridicole.

«Touché, Stewart, touché.»
Il coach sorrise, e io mi chiesi quanto si sforzassero invano quelle gallinelle. Rogers non era uno sciocco, anzi. In realtà aveva sempre avuto una certa simpatia per me — forse era l'unico motivo per cui non ero ancora stata bocciata al corso. Più di una volta aveva persino chiuso un occhio sulle mie assenze. Il perché, restava un mistero.

«Bene.»
Batté le mani, e immediatamente calò il silenzio: tutti avevano un certo timore di lui.
«Oggi la squadra di basket si allenerà qui in palestra con noi. Mentre io li seguirò, voi avrete un coach... particolare.»
Lanciò uno sguardo malizioso, diretto soprattutto alle ragazze.

Avevo già un brutto presentimento. E infatti, dal nulla, apparve Hunter.
Il respiro mi si bloccò in gola. Avrei voluto che la terra mi inghiottisse quando lui mi fece l'occhiolino.
Che diamine ci faceva lì?

Non ebbi tempo di chiedermelo. Subito ci fece fare un giro di campo e, guarda caso, sembrava avere un'attenzione speciale per me:
«Corri più veloce.»
«E quelle sarebbero flessioni? Sono sicuro che puoi fare di meglio.»
E così per tutta la lezione, una tortura continua.

A fine ora, stanca e infastidita, mi incamminai verso gli spogliatoi. Ma due braccia forti mi fermarono stringendomi in un abbraccio. Non c'era bisogno di guardare per sapere chi fosse.

«Jack!»
Ricambiai l'abbraccio con un sorriso sincero. «Come stai?»

«Bene. E tu? Dopo la tua... fuga, sei sparita nel nulla.»
Fece finta di offendersi, ma sapevo che non ce l'aveva con me. Più di chiunque altro, lui capiva che in quel periodo avevo bisogno di staccare da tutto.

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