[ REVISIONATA ]
» Sequel di "He likes playing"
Katherine è pronta a fare di tutto per salvarsi da quell'uomo che le ha rovinato la vita, persino rinunciare alla vita che tanto ha sognato. E infatti compie un gesto estremo, ma non ha fatto i conti co...
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Alexander's pov
«Wow, fratello, non credevo di rivederti qui così presto» mi accolse Ethan con un mezzo sorriso.
Già, nemmeno io pensavo di ritornare lì così presto. Non era passata nemmeno una settimana e tra me e Katy già c'erano problemi. Non l'avrei lasciata, non di nuovo. Mi serviva solo del tempo. Quanto tempo? Non lo sapevo nemmeno io.
«Non fare lo spiritoso e versami da bere» dissi, sedendomi a quello che ormai era diventato il mio sgabello. Che cosa triste.
Poggiai la fronte sul bancone e chiusi gli occhi, sperando che una volta riaperti tutto si sarebbe rivelato un incubo. Ma non accadde. Ero stanco. Stanco di fare pensieri da depresso, ma se la vita faceva così schifo non era colpa mia. Forse avrei dovuto fare come quei ragazzi che annegano i problemi nella droga. Sì, avrei potuto cominciare a drogarmi.
Sì, certo. Come se i problemi non fossero già abbastanza. Manca solo che diventi un tossicodipendente.
Stupida coscienza. Però aveva ragione. Non potevo aggiungere anche quello alla mia lunga lista di fallimenti. Mi atteggiavo tanto a cattivo ragazzo, ma in realtà avevo paura persino di fare un tiro di canna.
«Wow, la situazione qui è peggio del solito» disse Ethan, scrutandomi.
Non dovevo avere un aspetto decente. Non avevo chiuso occhio nemmeno per un minuto, e il dolore che mi dilaniava si leggeva dritto nei miei occhi.
«Puoi dirlo forte» borbottai. «Allora, mi versi questo drink? Anzi, dammi direttamente la bottiglia.»
«Non ti do un bel niente» incrociò le braccia al petto, con aria autoritaria. «Adesso tu vai a casa e ti fai una luuuunga dormita.» Indicò l'uscita di quello squallido bar.
«Ma non voglio tornare a casa» sbuffai, assumendo un broncio infantile. Mi stavo comportando come un ragazzino capriccioso, eppure non ero ubriaco. Forse erano i "capricci del sonno", come li chiamava mia madre.
Da bambino, ogni volta che ero stanco, cominciavo a fare sciocchezze. Papà rimproverava sempre mamma perché mi lasciava vincere ogni volta, ma lei sorrideva e diceva: "Sono solo capricci del sonno, vanno assecondati."
«Vai» ripeté Ethan, più deciso.
Riluttante, mi alzai dallo sgabello. Ma dove sarei andato? "Casa" è dove ti senti al sicuro, dove trovi le persone che ami e di cui ti fidi. Io non avevo un posto del genere. Non più.
Guidando, un'idea malsana si fece strada. Non andavo in quel posto da anni, da quando mio padre aveva deciso di lasciarsi tutto alle spalle. Io lo avevo seguito, credendo fosse la scelta migliore. Quanto ci eravamo sbagliati.
Sarei dovuto andare da Katy, ero preoccupato per lei. Ma poi pensai a Hunter: per quanto lo odiassi, sapevo che l'avrebbe protetta. Io... io avevo bisogno di stare da solo.