A little light of hope.

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Spalancai gli occhi terrorizzata: non potevo credere a cosa stava succedendo.
Nella mia testa regnava una confusione tremenda; quasi non sembrava realtà, dopotutto non era così facile da accettare una situazione del genere dato che almeno un paio di mesi fa era tutto normale.

Il mio pensare fu interrotto da Kay che mi procurò un taglio sulla guancia in modo da farmi "riprendere" e mettermi sicuramente più adrenalina. Urlai stupefatta sentendo il dolore alla guancia farsi sempre più forte. Quanto sarà stato profondo?

Subito dopo Kay mi alzò la manica del braccio destro, facendomi spalancare gli occhi. 《No!》continuavo a urlare tentando disperatamente di liberarmi senza risultati.
Lei mi guardò per poi sorridere e cominciare col proprio coltello a incidere qualcosa sul mio braccio, facendomi letteralmente urlare.
Finito il lavoro continuò a ridere guardandomi come se la situazione fosse stata a lei divertente. Prese poi i miei capelli tirandoli indietro in modo da costringermi a guardarla.
《Ti stai divertendo, non è vero? Pensa che il gioco non è ancora finito》continuò sfiorandomi le labbra col proprio coltello.
《Ti prego no. Lasciami andare!》cominciai a dirle presa dal panico più totale, dimenandomi più che prima. In un'attimo l'espressione di Kay divenne seria, come con uno scatto mise la sua mano sulla mia bocca, soffocando le mie urla che tanto volevano uscire. La guardai scioccata non capendo cosa stesse succedendo.

《Zitta. C'è qualcuno》disse poi allarmata cercando di guardare fuori dalla finestra, alzando il collo per controllare. Nei miei occhi apparve una scintilla di speranza a sentire quelle parole; forse qualcuno era venuto a cercarmi, e di conseguenza a salvarmi da quell'inferno.

《Adesso tu verrai con me senza far storie. E se provi a fiatare stavolta me la paghi veramente cara. Chiaro?》disse minacciosa fulminandomi con lo sguardo. Scossi la testa in segno di affermazione mentre mi slegò i polsi, per poi farmi cenno di alzarmi. Mi massaggiai i polsi alzandomi lentamente per poi seguirla.

Entrammo in un corridoio dove in fondo si trovava la porta d'ingresso.
《Se anche stavolta qualcuno si è azzardato a rientrare in questa villa ti giuro che chiamo veramente i carabinieri e se la vedranno con loro》disse una voce sconosciuta appena fuori all'entrata.
Presa dalle speranze, feci un respiro profondo per poi tentare la fuga iniziando a correre, ma purtroppo Kay fece in tempo a fermarmi afferrandomi il braccio. 《Aiuto!》iniziai a gridare di seguito cercando di attirare la loro attenzione, per poi venire bloccata di nuovo.
Ma per fortuna riuscii ad attirarla dato che i due signori entrarono immediatamente nell'abitazione vedendoci.
Li guardai come segno di richiesta d'aiuto, come loro cominciarono a squadrare Kay.

《Lascia andare la ragazzina altrimenti chiameremo i carabinieri》finalmente sospirai sentendomi quasi del tutto salva. Quasi.
《Oddio che paura! Mamma, mi hanno minacciata! Hanno detto che chiamano i carabinieri, oh mio dio!》rispose ridendo senza fine, per poi lasciarmi e correre verso di loro riuscendo ad accoltellare l'uomo più avanti. L'altro cominciò a correre ma venne fermato da lei che gli conficcò il coltello dritto nel petto.
Mi si gelò il sangue assistendo alle orribili scene, per questo rimasi paralizzata.
Ebbi ancora più paura vedendo Kay riavvicinarsi a me, prendendomi poi per il collo e cominciando a stringere la presa.

《Cosa ti avevo detto prima di liberarti, cara mia?》disse furiosa stringendo ancora di più la presa. Stetti zitta pensando di perdere i sensi da un momento all'altro, ma prima che ciò accadesse mollò la presa, trascinandomi poi di nuovo in quella camera. Cercò di risalire a cavalcioni su di me, ma con tutta la forza che avevo riuscii a sclaciarla, difendendomi finchè potevo.
Si stava arrabbiando; lo sapevo bene. Ma tentai comunque di non ritrovarmi sotto tortura come a pochi minuti prima, soprattutto dopo averle disobbedito.

Poco dopo però, riuscì a sdraiarsi sopra di me, riprendendo quelle maledette corde e bloccandomi i polsi dove poco prima. Altre lacrime scendevano nuovamente dalle mie guance. Ci stavo quasi per rinunciare.

《Questa me la paghi molto cara》ringhiò per poi riprendere il coltello dalla tasca e rialzarmi la stessa manica di prima, scoprendomi il braccio ancora sanguinante.
Da lì iniziò a procurarmi diversi tagli sopra la ferita precedente. Tirai indietro la testa stringendo gli occhi più forte che potevo e continuando a urlare, sentendo un dolore insopportabile.
Quando smise mi paralizzai immediatamente a sentire le sue parole:《rilassati, il peggio deve ancora arrivare

The Void inside me |||Jeff the killer|||Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora