KAY'S POV
Dopo il risveglio di Lusy, la dimetterono il giorno seguente dopo essersi assicurati che fosse tutto apposto. Passarono i giorni; io e Lusy adesso vivevamo a casa mia, anche se sembrava quasi una gabbia dati tutti quei restringimenti per via della polizia che spesso veniva qui fuori o entravano per controllare che fosse tutto apposto, a volte addirittura ci avevano pure impedito di uscire. Eravamo d'accordo sul fatto della nostra sicurezza ecc..però non fino al punto dove ci sentivamo comunque alle strette, quando avremo dovuto sentire la sensazione opposta. Però eravamo consapevoli del fatto che questa cosa sarebbe stata temporanea per fortuna, perciò lo accettammo anche se con molta pazienza.
Lei stava bene, non dimostrava grandi problemi salutari; oltre la bruciatura presente sulla pancia a causa dell'acido, ma i medici avevano preannunciato che sarebbe stato così per un pò. Di solito non uscivamo spesso se non per fare brevi passeggiate: doveva ancora riprendersi del tutto e spesso le prendevano degli attacchi di panico, perciò cominciò a prendere degli antidepressivi prescritti dal medico. Da non trascurare il fatto degli incubi che la tormentavano ogni notte, tra cui la maggior parte delle volte si risvegliava urlando o piangendo, si dimenava nel sonno; insomma erano tutti segni di un grave trauma.
LUSY'S POV
Era pomeriggio, già si intravedeva il colore rossastro mischiato con dell'arancione provocati dal sole che preannunciava la sera. Mi trovavo sul balcone della camera mia e di Kay a leggere per l'ennesima volta uno dei miei libri preferiti, che anche se era la solita storia con le stesse parole, continuava ad affascinarmi sempre di più. Kay sarebbe tornata la sera; era andata a fare spese e altri giri. Avendo gli occhi storditi dopo la lunga lettura, decisi di farmi una breve dormita, così mi avvicinai al letto per poi sdraiarmi. Caddi in un sonno leggero che durò molto poco, dato che cominciai a sentire dei rumori improvvisi. Nemmeno feci in tempo a controllare o realizzare, che qualcuno alle mie spalle mi anticipò. <Buh> sussurrò al mio orecchio facendomi sobbalzare: riconobbi subito quella voce, oh eccome se la riconobbi. In uno scatto mi lanciai giù dal letto cercando di distanziarmi il più possibile da quell'essere, ritrovandomi sfortunatamente contro al muro. <No, ti prego non farmi del male. Perché ce l'hai tanto con me?!> supplicai nel panico più totale sperando per il meglio; anche se con lui una cosa del genere risultava parecchio difficile. Lui si avvicinò sempre di più con quel suo solito ghigno stampato in faccia, finchè non mi raggiunse e si accucciò, accarezzandomi la guancia con quella sua falsa innocenza. <Tranquilla, stavolta non ho intenzione di fare del male ne a te né a lei. Il mio è solo un avvertimento, ma credete davvero che dei semplici poliziotti intralcino i miei piani? Mi fate davvero pena, forse non avete ancora ben chiare le cose di cui sono capace e di sicuro non mi metteranno in difficoltà quei tre topi che nemmeno si sono accorti della mia presenza> ridacchiò malignamente. In quel momento capii che ormai era ossessionato da noi; non ci avrebbe mai e poi mai lasciate in pace sul serio. Delle lacrime scesero involontariamente dal mio viso non volendo realizzare del tutto la situazione. Mi coprii con le mani per impedirgli di vedermi per l'ennesima volta in quelle condizioni, accorgendomi poi della sua assenza: se n'era andato.
Sospirai alzandomi in piedi mentre fissavo quella finestra lasciata aperta da lui, cercando di trattenere quell'attacco di panico che tanto desiderava sfogarsi. Tutto questo venne interrotto da un forte urlo proveniente dalla strada, così mi affrettai al balcone intravedendo una ragazza che a vista d'occhio sembrava avesse la mia stessa età; stava correndo come se qualcuno la stesse seguendo da tempo: e se anche lei si trovava nella nostra stessa situazione? Un po' distante da lei, dove si trovava un vincolo ormai buio, intravidi una sagoma che sembrava possedere una maschera che gli teneva coperta la faccia; era immobile e la stava fissando. Rimase così finchè si accorse della mia presenza, per poi ritirarsi nel vincolo. Scesi immediatamente le scale aprendo velocemente la porta:<Forza, entra qui!> gridai cercando di farmi notare muovendo le braccia fin quando mi avvistò, per poi dirigersi verso di me. In pochi secondi riuscì a raggiungermi, poi chiuse la porta alle sue spalle. Cosa poteva esserle successo? Appena entrò in casa vidi subito meglio il suo aspetto: era una bella ragazza, altra circa quanto me; era magra, i suoi capelli erano di un biondo quasi sull'oro: ne troppo chiari né troppo scuri. I suoi occhi erano di un intenso color nocciola tra cui le sue iridi trasmettevano un gran terrore; e infine indossava una felpa grigia ormai rovinata e con alcuni tagli sparsi ovunque che la scoprivano la diversi lati, i pantaloni invece erano neri. Riconobbi che la ragazza si trovava in pessime condizioni: respirava così velocemente che sembrava quasi stesse per scoppiare e in più tremava come una foglia. Sicuramente era debole. <Chiunque ti stava seguendo adesso non c'è più. Ti ho vista dalla finestra e non c'era nessuno con te> cercai di rassicurarla. <Grazie> disse tra le lacrime stringendomi in un forte abbraccio. Sì, probabilmente stava passando una vicenda simile alla nostra. <Posso sapere cosa ti è successo?> osai chiedere immersa nella curiosità. <I-io non so perché ce l'abbiano tanto con me ma..> la interruppi all'istante rendendomi conto che non aveva messo in causa una persona, bensì di più. <Aspetta, significa che non si tratta solo un individuo, ma due?> lei mi guardò confusa non aspettandosi del mio sapere. <In tutto sarebbero quattro..ma principalmente uno di loro mi cerca per degli scopi precisi, gli altri non so cosa facciano ma stanno con lui e da quel che ho capito, uno di loro è il suo capo> affermò. Tutto ciò mi fece sprofondare in un'immensa confusione: come era possibile? Perché l'inferno e la crudeltà più assoluta si erano fatti avanti così in fretta? <Uno di loro è Jeff>. Le mie labbra composero quella frase senza che me ne accorgessi; me ne resi conto solo appena notai lo sguardo scioccato della ragazza. <Oh mio dio allora sei tu> disse ancora più scioccata, fissandomi come se già mi conoscesse. <C-cosa?> balbettai ancora più confusa. Come era possibile tutto ciò? Ero in confusione totale, ormai non capivo più nulla di quella strana situazione e questo mi fece andare nel panico tra le mille domande che mi raffioravano in testa: dovevo sapere di più, quella ragazza ci avrebbe dato spiegazioni se sapeva qualcosa e noi avremo aiutato lei. Le sue parole mi fecero capire all'istante che tra noi c'era un chiaro collegamento; non era stata una coincidenza il nostro incontro.
Ad interrompere quello stato di trance furono dei rumori pesanti provenienti dall'altra stanza che fecero a entrambe spalancare gli occhi di netto: c'era qualcuno in casa con noi. <Nascondiamoci!> dissi per poi affrettarmi a prenderle la mano e guidarla al piano di sopra, correndo. Andammo in camera dove chiusi subito la porta e cercai un posto dove potevamo nasconderci inquadrando il letto. <Lì sotto> sussurrai. Una volta lì avvertemmo i passi avvicinarsi sempre di più per poi raggiungere la camera in cui ci trovavamo. Restammo in silenzio assoluto finchè la porta si aprì e la figura entrò nella stanza. Non avevamo scampo, eravamo in trappola. Ci stringemmo la mano fortissimo in cerca di speranze, accorgendoci poi che la figura si era abbassata e adesso ci stava guardando.
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The Void inside me |||Jeff the killer|||
ФанфикKay, una normalissima adolescente scopre di avere una sorta di "lato oscuro", come una seconda personalità che la porta ad impazzire e a compiere atti estremi. Tutto questo andrà a peggiorare dopo l'incontro con Jeff the killer, che scoprendo questo...