Nessuno si era accorto di lui.
Camminava nel silenzio della sala delle reliquie, dove giacevano abbandonate testimonianze di antiche vittorie e fulgide glorie ed eroismi ormai ridotti a sussurri, tramandati in canti e ballate e nelle rughe degli Æsir più anziani che avevano vissuto sulla loro pelle la guerra prima di quel secolare periodo di pace.
Era un'ombra senza passo né respiro, scivolava nella quiete mortale di quel luogo privo perfino di veri e propri pensieri, perché se solo si fosse permesso un barlume di coscienza, un unico guizzo della propria identità nella calma che avvolgeva l'ampia stanza, le misure di sicurezza create dall'Allfather in persona si sarebbero scatenate contro di lui.
Il pensiero del dio che aveva chiamato padre per buona parte della vita gli fece increspare le labbra per il rancore di una ferita ancora sanguinante e impossibile da dimenticare, ma il suo autocontrollo non vacillò: si era preparato mesi e mesi per quel giorno, aveva un'intera esistenza come studioso della magia che lo aveva istruito a mantenere la concentrazione in qualunque circostanza, e non avrebbe fallito.
Avanzò fino al piedistallo dove era stato spostato lo Scrigno degli Antichi Inverni dopo il suo tentativo di distruggere Jotunheim. C'era qualcosa, in quella piccola reliquia che gli aveva fatto scoprire tutte le bugie di Odino – come tutta la sua vita fosse in realtà una terribile menzogna – che lo attraeva e gli provocava ripugnanza al tempo stesso. Sentiva il conflitto tra il principe di Asgard, di cui gli avevano fatto assumere l'identità fin da quando era in fasce, e la sua stessa natura; tra la brama di fare suo quel potere, che nessuno avrebbe mai potuto controllare meglio di lui, e il terrore di rivedere il rosa pallido della propria pelle sciogliersi in quel blu che rivelava il mostro sotto alle spoglie Æsir in cui si era occultato per secoli.
Il suo respiro calmo e controllato cominciò ad accelerare.
Folli tutti, dal primo all'ultimo: i fautori di quell'inganno, la corte che lo disprezzava senza sapere la verità, Odino che lo aveva guardato con quell'espressione di delusione – e lo odiava, lo odiava al punto da sentire l'aria bruciargli i polmoni quando il suo pensiero gli avvelenava il respiro –, Thor, con quell'assurdo sguardo ferito che gli aveva rivolto quando si erano scontrati in battaglia, sia nei pressi del Bifrost che su Midgard.
Avevano nascosto un mostro con un incantesimo di menzogne e falsi sentimenti, e, adesso che l'incantesimo si era dissolto, si stupivano che il mostro si comportasse come tale.
Una perturbazione nell'ambiente attorno a sé lo spinse a inabissare di un altro centimetro il proprio spirito, per non alterare la pace di quella sala: chiuse la mente al flusso di ricordi che minacciava di sopraffare il suo autocontrollo, allineò la propria coscienza al tranquillo pulsare della magia che proteggeva gli artefatti e si fuse con l'ambiente, perdendo di nuovo ogni tipo di suono, odore o contorno che potesse essere rilevato come estraneo.
Jotun o Æsir, verità o menzogna, vergogna o vendetta non contavano più, almeno non in quel momento.
Ciò che importava era il potere, era l'energia della reliquia ad appena una manciata di centimetri dal suo petto, da dove percepiva un gelo assoluto e confortante come fosse la culla di cui non aveva alcun ricordo. Presto ci sarebbe stata una guerra, e gli servivano tutte le armi a cui potesse arrivare.
Sorrise, mentre prendeva lo Scrigno, e una parte di lui non poté impedirsi di lanciare un pensiero nitido e affilato quanto una stoccata, perforando un istante il velo di invisibilità che lo aveva occultato anche allo sguardo di Heimdall.
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Like a Mirror - THE AVENGERS
FanfictionIron Man è morto, Tony Stark è spezzato e Loki si ritrova al posto giusto nel momento giusto. Cosa faresti se trovassi il tuo nemico preferito muto e in catene? [FrostIron]
