Quando entro nell'aula di francese, l'unico posto libero è vicino alla ragazza che mi aveva suggerito qualche giorno prima.
«Ciao.» mi saluta.
«Ehi.» rispondo semplicemente.
«Mi chiamo Meredith, non so se mi conosci, comunque piacere.»
«Sono Lauren, piacere.» le rispondo sorridendo leggermente.
La professoressa entra nella classe e dopo essermi sistemata inizia ad interrogare.
Sono abbastanza pronta ma aspetto con ansia che finisca l'ora.
«Sei preparata?» mi domanda furtivamente la nuova compagna di banco.
«Ci provo, te?»
«Si dai.» mi sorride.
«Jauregui, vuoi parlare con me?» mi richiama la professoressa.
«Prof, è colpa mia.» dice Meredith.
«Allora tu inizierai a parlare con me.» dice la professoressa iniziando l'interrogazione.
Meredith risponde bene a tutte le domande e dimostra di essere molto brava.
«La prossima volta provate a stare zitte» ci avverte la professoressa «comunque complimenti signorina Moore è stata veramente brava.» si congratula.
Finisce l'ora per fortuna e prima di andare via, mi fermo a parlare qualche minuto con Meredith.
«Grazie davvero, mi hai salvata per la seconda volta. Sei stata bravissima complimenti.»
«Ma figurati, nessun problema, e grazie.» mi sorride abbassando la testa.
È timida ma è una persona semplice, forse mi sbagliavo dicendo che fosse una poco di buono.
«Ci si vede okay?» le dico salutandola.
«Certo, a presto.»
Quando esco dalla classe prendo il telefono e mando un messaggio a Camila.
«Salteresti un'ora per me? Se si, raggiungimi nell'ultima aula del secondo piano. Ti devo dire una cosa.»
Senza farmi vedere riesco ad entrare nell'aula deserta che viene utilizzata solo il lunedì, e aspetto impaziente su una sedia.
Sono passati quindici minuti circa e sto per tornare dentro l'aula della seconda ora, quando la porta si apre e si chiude velocemente.
È lei.
Ha corso dato che ha il respiro affannato.
«Ehi scusami ma mi ha fermato una mia amica per chiedermi se avessi visto il suo fidanzato, ma anche rispondendole di no, lei ha iniziato a parlarmi senza tregua dei suoi problemi. Appena si è girata sono fuggita.» dice posando lo zaino e venendo verso di me.
«Tranquilla Camz, è okay.» le dico prendendola per i fianchi e portandola verso di me.
«Se non sbaglio ti dovevo un bacio.» mi dice.
«Salda il tuo debito.» le rispondo maliziosa e fa come richiesto, baciandomi con le sue labbra soffici e rosee.
«Allora Camz» le lascio un ultimo bacio e poi mi allontano leggermente «ti devo dire una cosa.»
«Giusto.» mi guarda leggermente preoccupata.
«Spero che la prenderai bene.» la faccio spanventare tanto che si deve mettere seduta sulla prima sedia che trova.
Mi guarda facendomi segno di proseguire.
«Non voglio fare tanti giri di parole» inizio «come sai, tengo moltissimo a te.»
«Anche io.» mi risponde.
«Ma non mi basta.»
«Cosa? Perché?» mi domanda perplessa.
«Non voglio più essere tua amica.» dico fredda.
«C-cosa? Io... cosa ho fatto? Che ho sbagliato?» si domanda iniziando a gesticolare.
«Camila» la richiamo all'attenzione e lei mi guarda.
«Non voglio più essere tua amica perché voglio essere la tua ragazza.» le confesso sorridendo.
Ci sono attimi di silenzio.
«Oh mio Dio!» mi continua a guardare «Si! Si assolutamente si!» esclama sorridendo e correndomi incontro.
La prendo in braccio e la stringo contro di me.
«Lauren mi hai fatto spaventare.» delle lacrime scendono dai suoi occhi ricadendo sulla sua felpa.
«No Camz, non piangere.» le dico guardandola negli occhi tenendola sempre in braccio.
Lei mi sorride e si asciuga le lacrime con la manica rossa.
«Quindi Camila Cabello, vuoi che io sia la tua ragazza?» le domando sorridendole.
«Si ti voglio, cioè lo voglio.» mi risponde per poi baciarmi ripetutamente.
«Valeva la pena saltare l'ora.» mi confessa ridendo
Rido a mia volta e dopo poco che ho in braccio Camila, mi metto seduta.
«Lolo dobbiamo decidere per questa sera.» mi ricorda.
«Giusto.»
«Oggi pomeriggio devo uscire con mia sorella e mio padre, non so sinceramente per quale motivo, torno a casa verso le sei, comunque ti mando un messaggio quando sto sotto casa mia.»
«Va bene Camz, io sto con le altre aspetto e poi vengo da te.» le rispondo ma quando pronuncio le ultime tre parole, Camila si imbarazza diventando rossa.
«Mio Dio Camila Cabello, non in quel senso.» le dico ridendo.
«Va bene, va bene.» si mette a ridere anche lei.
L'ora finisce e le nostre strade si dividono.
«Ci vediamo all'uscita?»
«Contaci principessa.» le dico salutandola.
Mi aspetta un'ora di spagnolo e dopo per fortuna due ore di ginnastica.
Con me a fare spagnolo ci sono Dinah e Chris.
Mentre la professoressa spiega, parlo un po' con loro.
«Conoscete Meredith Moore?» domando.
«Mai sentita.» mi risponde Chris per primo.
«Io si, ma non so dirti tanto, so solo che è molto solitaria.» mi dice Dinah.
«Perché?» domanda mio fratello.
«Mi ha salvata oggi dall'interrogazione, era solo per sapere.» spiego la situazione.
L'ora di spagnolo termina per fortuna e vado subito nello spogliatoio.
Non ci metto molto a cambiarmi e corro subito in palestra, dove giochiamo a pallavolo e basket.
«Brava Jauregui.» mi dice il coach venendomi vicino.
«Grazie coach.» rispondo semplicemente e me ne vado nello spogliatoio per farmi una doccia.
Mi sto cambiando la maglietta quando sento sbattere un armadietto molto violentemente.
Mi alzo e vado a vedere cosa sta succedendo.
«Non sai fare niente.» una ragazza urla ad un'altra che si trova per terra con la faccia rivolta verso il basso.
Quando quest'ultima alza la testa posso riconoscerla.
È Meredith.
«Non servi a niente.» continua e lancia un calcio in pieno stomaco.
Mi faccio largo tra la folla che resta solo a guardare lo spettacolo pietoso.
Posso riconoscere anche la ragazza che sta aggrendendo la povera Meredith, è Jessy, una di quinto anno che si sente molto bella ma viene considerata da tutti una facile.
«Smettila Jessy.» dico mettendomi in mezzo.
«Vattene via Jauregui, non sono affari tuoi.» mi risponde provandomi a spostare ma senza riuscirci.
«Lasciala in pace, cosa ti ha fatto?» mi sto per incazzare.
«È proprio quello, è inutile per la società.» mi risponde acida.
«Smettila, sai che non è vero, ti aiutava gli anni scorsi, poi quando hai iniziato ad essere una troia, lei non aveva più voglia di essere trattata male e si è allontanata.»
Chi è che ha parlato?
Tra la folla si fa spazio una ragazza.
Jessy rimane senza parole e non risponde.
Meredith inizia a piangere silenziosamente.
«Vattene via ora e vedi di non toccarla più, altrimenti te la vedrai con me e fidati non ti farebbe piacere.» dico aggressiva.
Jessy gira i tacchi e se ne va e con lei anche tutta la folla.
Con Meredith rimaniamo io e questa ragazza.
Facciamo alzare la ragazza che si tiene la pancia con le mani.
«Ti fa tanto male? Riesci a camminare?» le domando.
«Si.» risponde piano.
«Mi dispiace tanto.» dice la ragazza accanto a lei.
La guardo e lei si presenta.
«Piacere sono Jane, un'amica di Meredith.» mi porge la mano.
«Lauren» le stringo la mano «io devo andare via, ci pensi te a lei?»
«Certo, grazie.» mi sorride.
«Lauren» mi chiama Meredith «Grazie mille.»
«Ma figurati, non permetto a delle stupide ragazzine di far male alla gente che conosco e a cui voglio bene.» le sorrido e le saluto entrambe.
B🌈
