Capitolo 2

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Il luogo del ritrovamento era a circa una mezz'ora di macchina dal centro della città ma la tensione che si era creata in quel piccolo spazio stava rallentando inesorabilmente il tempo e sembrava che ogni minuto rappresentasse un'ora.
Con sua enorme sorpresa fu lui a rompere il silenzio parlandole di qualche stupida norma del Bereau a cui non aveva prestato molta attenzione e vedendo che non c'era la minima risposta passò alle domande personali.
-Vieni da New York giusto? Come mai te ne sei andata?
Pessima domanda, pessima, pessima domanda a cui non aveva nessuna intenzione di rispondere.
La sua vita privata doveva rimanere tale e non avrebbe mai parlato di una cosa tanto personale com un completo estraneo cosí cercò una scusa veloce per terminare la conversazione.
-Affitti troppo alti.
Non era mai stata brava a trovare scuse ma questa volta le era andata ancora peggio, come se gli affitti della capitale fossero meno cari.
-E sei venuta qui per trovare un affitto a Buon prezzo? Se non ne vuoi parlare va bene ma puoi dirmelo. Senti, siamo partiti con il piede sbagliato, mi spiace per averti rubato il posto, mi spiace per essermi comportato d-
-Da stronzo.
-Okay, da stronzo, comunque davvero, scusami, il medico legale che lavorava qui prima di te è morto da poco, cancro al cervello, quarto stadio, era uno dei miei migliori amici e ieri c'è stato il funerale quindi non ero al meglio ma non è colpa tua e sei davvero brava nel tuo lavoro, hai ricavato tante informazioni da un semplice esame preliminare, sono colpito.
Per poco non si strozzò con la sua stessa saliva e le ci vollero diversi minuti per metabolizzare le parole del collega.
-Parli sul serio?
Non voleva sembrare maleducata ma le uscí in modo totalmente spontaneo e non seppe trattenersi.
-Come scusa? Hey! Io ti apro il mio cuore per dimostrarti che mi dispiace e tu mi chiedi se sono serio? Non scherzerei mai su una cosa simile, volevo farti capire che non sono cosí generalmente.
Aveva parlato con tono ferito e se prima vedeva solamente un uomo arrogante con cui non voleva avere nulla a che fare adesso si sentiva persino in colpa per il suo poco tatto.
-Mi spiace, non volevo sembrare acida
-No me lo merito per come ti ho trattato, ma la vera domanda è, possiamo ricominciare?
Gli porse la mano e annuendo la strinse leggermente mentre si soffermò a vedere le loro mani unite e la sua scompariva dentro quella grande di lui.
-Ora mi puoi dire qualcosa di te? Sai, per non farmi sentire a disagio nell'averti appena raccontato del mio migliore amico morto.
-Sono nata e cresciuta in Italia ma sono italo americana. Mio padre è nato e cresciuto a New York e in una vacanza con gli amici ha conosciuto mia madre, si sono innamorati e sono rimasti lí a vivere.
Sono venuta in America a 18 anni per studiare medicina alla Columbia University, ho fatto diversi anni di tirocinio e specializzazione e il mio primo incarico è stato a Boston 7 anni fa, da allora ho cambiato diverse città, sono stata a Los Angeles, San Francisco, Toronto, Seattle e poi sono andata a New York e sono rimasta lí fino a due settimane fa quando mi sono trasferita qui. Ora tocca a te
-Nato e cresciuto qui, mia madre era un avvocato, mio padre un agente federale, ha conosciuto mia madre durante il suo caso, uno dei suoi clienti si rivelò un serial killer e tentò di ucciderla.
Ci è riuscito alla fine, è morta quando avevo 16 anni e mio padre ne è rimasto distrutto, tanto da lasciare il suo lavoro, non lo vedo da anni ormai.
Sono andato a Yale, poi ho fatto il tirocinio all' F.B.I e sono risultato tra i migliori cosí ho fatto anni in meno di gavetta e sono stato integrato come agente a soli 21 anni, uno dei piú giovani, lavoro con la divisione omicidi da allora e fra qualche mese sará il decimo anniversario qui.
Tutto l'astio era completamente sparito e le piaceva il nuovo tono che aveva assunto la conversazione e per la prima volta da allora si concesse la libertà di osservarlo più da vicino.
Si era resa conto solo in quel momento di quanto fosse bello, aveva uno stile molto semplice nel vestire e dei capelli ingestibili che gli davano un aria vissuta.
Era probabilmente il suo opposto, lei non sarebbe mai uscita nemmeno con un capello fuori posto, non che non le sarebbe piaciuto.
Non era mai stata una persona vanitosa e aveva incominciato a truccarsi e a pettinarsi in modo accurato solo da quando aveva iniziato a lavorare.
Era stato difficile abituarsi inizialmente, ma adesso quasi non faceva caso a cosa indossava e riusciva a muoversi abilmente sui tacchi, quando guardava una foto di se a 16 anni si vedeva cosí diversa da faticare a riconoscersi, l'unica cosa che non aveva modificato erano i capelli. Erano anni che li teneva neri e rosa e nonostante fosse cresciuta non riusciva a cambiare quella parte di se.
-Hey? Sei tra noi comuni mortali?
Persa tra le sue speculazioni si era quasi dimenticata di non essere sola.
-Come scusa?
-Eri persa con lo sguardo nel vuoto, pensavi a qualcosa in particolare?
-Stavo pensando ai miei capelli
Si sentì in imbarazzo nel momento stesso in cui aveva finito la frase, se non sembrasse pazza prima adesso lo era di certo.
-Hai dei capelli particolari, ma mi piacciono, hai un tuo stile e non te ne vergogni, è ammirevole
Si era aspettata un commento sgradevole non di certo un complimento e in qualche modo cercò di ricambiare.
-Grazie, anche tu hai dei bei tratti somatici

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