18. A Sud del confine, ad Ovest del sole

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(spazio autrice importante in fondo)
Scena di violenza domestica, non consigliata ai lettori più sensibili

-Hoseok? Dove sei? Vieni dalla mamma- la voce stridente della mamma si fa vicina ogni secondo di più.
Cerco di farmi il più piccolo possibile, rintanato nell'armadio, fra le magliette e le felpe.
È tutto così buio qui, ho paura.

Ho paura della mamma.

Provo a fare meno rumore possibile, mentre mi sistemo per spiare dalla fessura delle ante.
Non vedo la mamma, ma sento i suoi passi.

Uno, due, tre passi.

Va via ti prego, va via.

Ho caldo, tanto caldo, e ho paura, tanta paura. Tremo dallo spavento quando sento i passi strascicati avvicinarsi un'altra volta.
Appoggio le manine ai lati dell'armadio per sostenermi e avvicino l'occhio per intravedere cosa sta facendo.
La mamma è di spalle, e sta guardando sotto il letto.
Quando si alza, chiama ancora il mio nome.

Non respiro.

La vedo voltarsi verso la mia direzione.
Ha una lunga cintura in mano.

Non voglio la cintura, la cintura fa male.

Provo a nascondermi ancora di più, nell'oscurità, in mezzo ai vestiti, attaccando la schiena alla parete del guardaroba.

Le assi schricchiolano.

Non dovevano fare rumore. Non dovevano.

-Hoseok?-

Uno, due, tre passi.
Si avvicinano.

Quattro, cinque, sei passi.
Voglio scomparire.

Per un attimo c'è solo silenzio.

Le ante si aprono di scatto, la luce mi fa male agli occhi, e la mamma mi sta guardando con un sorriso.

Ho paura, tanta paura.

Allunga un braccio, mi afferra il polso e mi strattona fuori, facendomi cadere a terra.

-Non dovevi nasconderti- e la cintura si abbatte violentemente su di me.

-Hoseok! Svegliati!- sento delle mani scuotermi violentemente per le spalle. Mi sveglio di soprassalto, ancora in preda agli spasmi dell'incubo.
Il cuore mi batte all'impazzata, così tanto che mi viene da vomitare. Ho il corpo ricoperto di sudore, e il respiro è corto e affannato.
Namjoon è accanto a me, con il volto stravolto dalla preoccupazione. Le sue mani fredde mi stanno accarezzando le braccia per tranquillizzarmi. Il solo guardarlo mi consola, mi fa respirare più profondamente, e fa distendere i muscoli tesi delle gambe.
-Uno dei soliti?- mi chiede dolcemente, continuando a mantenere il contatto fisico. Percepire chiaramente la sua presenza, rende tutto più facile.
-Uno dei soliti- mormoro, stanco. Mi tiro su a sedere, appoggiando la schiena alla spalliera e buttando la testa dietro alle spalle.
-È tutto ok, Hoseok- Nam si alza dalla sua posizione e va ad accomodarsi vicino a me sul letto.
Continuo a ripetermi che non sono più il bambino impaurito di dieci anni fa, che quella donna non potrà più farmi del male, ma so che il suo fantasma mi perseguiterà a vita, e devo fare pace con ció.

Restiamo così, in silenzio.
Mi sono reso conto, con il passare degli anni, che le persone di cui ci fidiamo ciecamente sono le stesse con cui non abbiamo paura di condividere il silenzio.
Il silenzio, non è più vuoto o imbarazzante, ma è solo pieno di pensieri condivisi e tanta complicità.
Pieno di amore.

𝘈 𝘜𝘯 𝘙𝘦𝘴𝘱𝘪𝘳𝘰 𝘋𝘢 𝘛𝘦 || 𝑽𝒌𝒐𝒐𝒌 Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora