Mondiale

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Mondiale, Emma Marrone

C'è un'arma infallibile che chiamano amore.
Infallibile, dicevano, eppure a me non sembra,
o forse siamo lo strappo alla regola,
sta di fatto che non sei qui.
Siamo in guerra,
che poi, perché?
Forse quando si condivide così tanto, poi rimane solo il vuoto,
vuoto rumoroso, lancinante,
un vuoto paradossalmente pieno di ricordi che si scagliano contro l'anima di chi ci ha sempre tenuto un po' di più.
Sono in macchina, è estate e sto andando in quel paesino giù al sud che ti avevo detto di voler visitare con te,
c'è una spiaggia bellissima e a me piace così tanto il mare, lo sai,
anche se non mi piace stare in costume, espormi, mettere a nudo il mio corpo né tantomeno la mia anima.
E pure con te l'ho sempre fatto.
E me lo ricorda la radio che, forse per ironia della sorte, in questo momento sta cantando "mi ricordo un po' di me".
Te la ricordi la notte in cui l'abbiamo conclusa?
Eri così felice che hai voluto registrarla immediatamente,
ti ricordi quando ti ho detto che si sentiva il tuo sorriso mentre cantavi?
Venderei l'anima per passare un'altra nottata tra le note e le parole delle tue canzoni,
a cercare di interpretarle ed infilarmi i tuoi vestiti.
Un suono fortissimo,
esplode un ricordo,
è il ritornello della nostra canzone,
un'esplosione che però fa meno male di quanto pensassi,
non mi ferisce,
non mi uccide,
ma nemmeno mi fortifica.
Semplicemente mi ricorda che ci siamo state,
ed è bello, Gà, è bello ricordarti.
Mi ricordo un po' di noi.

La canzone termina e all'ultima nota mi sembra di sentire il tuo sguardo soddisfatto posarsi su di me con fare riconoscente,
eppure, ora, cosa è rimasto?
Cosa ne sarà di ciò che siamo state e che ora non siamo più?
Delle notti passate a guardarci, tu mi osservavi ed io ti studiavo attentamente,
sapevo che ti avrei persa e il pensiero di dimenticare come arricci le labbra prima di piangere, o come socchiudo gli occhi quando ridi di cuore, mi logorava.
Eppure, cosa è rimasto?
Niente, che forse è tutto.

Alzo lo sguardo, un cartello mi ricorda che tra qualche chilometro c'è l'uscita per Roma.
Ed ecco che ritorno a te,
alla 410,
a noi,
alle nostre conversazioni senza capo né coda in cui mi ritrovavo a darti ragione solo perché non avevo voglia di interromperti.
È sempre stato così tra noi: io mi mettevo da parte perché era tutto più bello se la protagonista eri tu.
Anche l'autostrada mi ricorda te,
mi servirebbe un'altra vita per dimenticarti, e forse non mi basterebbe nemmeno quella.
Ma ne esiste un'altra? Una in cui siamo ancora insieme, dico.
Esiste un'altra strada? Una che non mi porti da te, a Roma, indietro nel tempo.
Forse no, forse non c'è speranza per chi, come me, spera in un qualcosa rotto da tempo.
Forse si, ma non voglio vederla, perché significherebbe accettare che ora vivi con un qualcuno che non sono io.
Mi trema il cuore, Gà.
A volte mi chiedo se mi capisci ancora come hai fatto in passato,
comprendimi, ti prego,
comprendi questo dissidio interiore tra una parte che vorrebbe prendere questa strada che porta alla capitale,
e l'altra che vorrebbe solo avere il coraggio di andare via, sparire, come il sole che adesso sta tramontando davanti ai miei occhi.
Sparire, come te.

E intanto mi hanno detto di farlo, di allontanarmi e non tornare, perché tu meriti di più, perché tu sei tu ed io non sono abbastanza.
Io, abbastanza, non mi ci sono mai sentita,
per me, per te e per nessun altro al mondo
eppure questo non bastava e me l'hanno ripetuto.
E lo fanno ancora spesso,
ma stavolta non ci sei tu a stringermi al tuo petto e a dirmi che per te sono bella perché sono io,
ed io ti dicevo che è proprio questo il mio difetto,
ero così convinta eppure vincevi sempre tu.
Era una guerra continua, che hai sempre vinto.

È notte, la notte mi ricorda te, Roma, noi.
Chissà se sarò mai abbastanza lontana da tutto questo,
per non pensarti,
per avere la sensazione di averti lasciata stare e che sei solo un bel ricordo che non fa più male e che non vorrei rivivere.
Forse non è questo il momento.
Forse non lo sarà mai.
Forse l'amore è amore sempre,
senza tempo, senza spazio.
È una parola potente, così tanto che ci fa tremare.
Mi è esplosa tra le mani quando le mie stringevano le tue,
quando ti accarezzavano delicatamente e tu sorridevi al loro contatto.

Sorpasso l'uscita e mi avvicino alla mia meta, allontanandomi sempre di più da te, ma mai abbastanza.
Ti sento ancora, Gà,
come se tu fossi qui, o io là.
E fa così male che vorrei essere te e riuscire a vivermi a pieno una vita con un'altra persona,
chissà se lo sa quanto è fortunato.
Esiste una vita lontana da te?
Non credo, eppure un giorno sarò il sole,
che sa gestirsi il tempo, capire quando deve tornare, ma soprattutto quando deve andarsene, e lasciare il posto a quella luna malinconica e alle stelle che parlano di un passato tanto bello quanto lontano.
Un giorno saprò allontanarmi da quelle che siamo,
ma non oggi, Gà.

Porto lo sguardo sulla strada,
è l'alba e il sole sorge timido, e mi porta davanti agli occhi l'immagine del tuo sguardo stanco la mattina del primo gennaio.
No, Gà.
Non esiste un'altra vita, se non ci sei nemmeno lì.

Instantes que foram importantesLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora