Dicono che le persone che incontriamo e le cose che ci succedono ci spingano inconsapevolmente - seppur costantemente - verso il miglioramento di noi stessi, ma io non ci ho mai creduto, poi, così tanto. Non ho mai cercato il buono in cose che a primo impatto erano tutto il contrario, mi sembrava uno sforzo inutile, energia che potevo tenere dentro di me, ed utilizzare per altro. Per la mia musica, per restituirla ai miei genitori, per dare qualcosa in cambio alla stima che Daniele ha sempre avuto nei miei confronti, per regalarla a Giorgia e alla sua voglia di partire e andare via lontano con una birra e il suo giacchetto preferito, a Frida affinché potesse vivere con una scorta di forza, che fa sempre bene.
Ma poi sei arrivata.
Poi sei arrivata e mi ricordo il nervoso che mi facevano venire le tue domande, ricordo che mi sembravi impertinente, presuntuosa nell'attendere una risposta esaustiva su un passato che mi ha tolto quasi tutto.
Poi sei arrivata e mi ricordo gli occhi lucidi il primo giorno tutti insieme, la tua aria sempre altrove che senza dubbio, a primo impatto, è sembrata superiorità. Non parlavi con nessuno, se non con chi, armato di pazienza e curiosità, veniva al tuo fianco con un sorriso soddisfatto, aspettando di essere ricambiato. Non hai sorriso nemmeno quel primo giorno, e sembrava che dessi per scontato un palco con fronte tutta Italia.
Poi sei arrivata e mi ricordo che avevi la testa sempre bassa se le persone in una stanza erano più di quelle che potevi contare sulle dita di una sola mano, e cercavi sempre un punto di appiglio che ti permettesse di staccarti da noi e quasi di iniziare a vivere altrove. Ai miei occhi è sembrato non ti bastassimo, non ti bastasse tutto il resto, e mentre gli altri si allontanavano sempre di più da quello sguardo basso e spento, io mi ritrovavo sempre un passo dietro di te, solo uno, lo spazio giusto da darti e da darmi, che al tempo stesso era necessario per controllarti nella speranza - e forse nell'innata consapevolezza - che fossi qualcosa di diverso da quello che sembravi.
Poi sei arrivata e mi ricordo la rabbia che ti ho letto negli occhi quando sei stata sottovalutata la prima volta: non sei mai stata una persona sicura di se stessa - ora lo so - ma hai sempre avuto idee chiare sugli altri, idee delineate, strette, certe ai tuoi occhi. Ricordo la mia paura di essere tra quelli che non guardavi nemmeno in faccia, tra quelli con cui riuscivi a parlare se non urlando contro cose disconnesse e che un po' distruggono, tra quelli che era palese non ti avrebbero conosciuta mai.
Poi sei arrivata e ricordo la stanchezza nei tuoi discorsi, quell'essere sempre messa in discussione e l'insicurezza costante sulla tua posizione nella scuola. Ti facevano sentire come se avessi passato i provini per puro caso, per fato, provvidenza, invece che per le tue capacità. Mentre tutti sembravano dieci livelli sopra di te, e ormai erano irraggiungibili, eravamo. Ma la voce che usciva dalla bocca del ragazzo con gli occhi e i capelli più chiari di tutti non ti sembrava migliore della tua. E lo penso anche io, l'ho sempre pensato, ma i tuoi modi mi hanno fermata e mi hanno fatto dire che eri bravissima, ma l'artista e la persona non sempre sono una lo specchio dell'altra.
Poi ti sei sentita male per la prima volta, il buio ti ha stretta a sé e ti ha convinta che davvero non valevi niente, che davvero nessuno ti avrebbe mai capita, e Maria - che in quel periodo è stata mamma - l'ha capito e ti è stata accanto. Ti sei chiesta chi volessi al tuo fianco, chi potesse attutire quel dolore lacerante, chi potesse cercare a tastoni di accendere la luce, anche sbattendo il piede contro lo spigolo del comodino, qualora sarebbe stato necessario. E quella persona, ai tuoi occhi, portava il mio nome. Ero io. Più tardi mi avresti spiegato che il mio animo buono è direttamente dietro i miei occhi, e che tu sai leggere bene gli sguardi, ed io t'avrei detto che la tua è una voce che merita di essere ascoltata e che di questo non devi dubitare mai. Nemmeno se te lo chiedono, nemmeno se ti implorano, minacciano, se ti urlano contro di farlo a qualunque costo. No, non farlo mai. Perché al mondo ci sono voci che meritano l'amplificatore a tutto volume in una piazza stracolma di gente che si abbraccia in piena estate. E tra queste c'è senza ombra di dubbio la tua.
Poi hai cominciato a parlarmi di te e ho messo da parte ogni mia certezza, e ho cominciato a guardare oltre quello che le persone fanno vedere. Dietro le tue urla ho visto tristezza, dietro il tuo sguardo basso ho visto delusione, e dietro quel ciuffo sul viso ho visto occhi profondi che non venivano guardati come meritano da troppo tempo.
E allora mi sono promessa di provare a capire cosa avrei potuto fare per te, e cosa avresti potuto fare per me, oltre ai vuoti che ci siamo riempite e alle ferite che ci siamo accarezzate - non che questo fosse poco, sia chiaro. Ma sentivo sempre che mancava qualcosa, qualcosa in più, un solo passo che però sembrava infattibile, sembrava allungarsi a vista d'occhio. Non che questo fosse, poi, così insolito insolito, per un'eterna ed incontentabile sognatrice come me, ma avevo imparato a saper apprezzare i traguardi raggiunti. Con te però non mi bastava asciugarti una lacrima, pensavo già a non farti versare quella dopo, a cosa fare se fosse scesa, e a quella dopo? Mi avresti dato modo di asciugare anche quella?
Non mi bastava, niente, mai, se si trattava di te. Un abbraccio era poco, un'ora nello stesso letto nel tardo pomeriggio, una pizza mangiata a metà, una serata condivisa due ore di complicità in mezzo agli altri: era poco, era tutto poco. Volevo di più, più di un tocco, di una carezza, più del toccarti il viso o i fianchi, volevo entrarti dentro come un giro di accordi che speri di non dimenticare, e che tu mi entrassi dentro ancora di più, forte come il buco nello stomaco della saudade che mi lascia Bahia e il suo mare limpido.
Volevo viverti, e volevo che tu mi volessi.
Dicevo insomma che non ho mai cercato il buono in cose che a primo impatto erano tutto il contrario, ma forse con te era destino che mettessi in dubbio anche me stessa.
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Instantes que foram importantes
Fanficquesta è una raccolta di one shots beltrozzi, alcune basate su testi di canzoni, di cui troverete il titolo come nome del capitolo
