Camminavamo a passo lento per la strada di casa. Io guardavo quella medaglia d'oro che avevo appesa al collo, Tooru, invece, se ne stava in silenzio reggendo il borsone sportivo sulla spalla destra.
Mi schiarii la voce.
"Ha un'altra figlia, non è vero?"
"È nata due anni fa." Rispose.
Sorrisi nevroticamente.
"Senti Beck, prova a darle una seconda possibilità. Incontrala, parlaci, chiedile il motivo di una simile scelta."
"Lei mi ha lasciato nelle mani di mio padre. Un ubriaco violento. Come potrei solo guardarla in faccia?"
"Se mio padre volesse riconoscermi come figlio, forse gli darei un'opportunità, almeno per sapere qual è la verità."
"Sei una gran bella persona Tooru. Non sai quanto io sia grata di averti nella mia vita."
Lui sorrise e posò il braccio libero attorno a me.
Entrammo in casa e poggiammo le nostre cose.
"Io sono stanco, vorrei andare a dormire se non ti spiace."
"Aspetta, ma non vuoi mangiare nulla?" Gli chiesi.
Fece cenno di no con la testa.
Mi diede un bacio a stampo e si rinchiuse in
camera.
"Tutto bene?"
Senza voltarsi, alzò un pollice verso l'alto.
Mi distesi anche io sul letto. Avevo appena vinto una delle partite più importanti della mia vita, ma ero tutto tranne che felice.
Cosa avrei dovuto fare? Questa domanda forse stava perseguitando anche il castano. Anche lui non sapeva come andare avanti, come continuare la sua storia. Ma non perché non fosse capace, ma perché ormai non era più possibile. Quel capitolo era chiuso, per lui era finito tutto. Era arrivato il momento di mettersi alla ricerca di un nuovo inizio.
Questi sono i momenti che ti rendono forte Tooru, questi sono i momenti in cui ti accorgi che essere deboli non è dovuto dal fatto di aver perso, ma dal fatto di non essere riusciti ad alzarsi dopo una caduta, dopo una sconfitta. Quindi, per far sì che tu diventi forte, più di quel che sei già, io devo scomparire, devo scomparire silenziosamente.
Perché io so che tu, nel profondo, non mi lasceresti mai.
Avevo il cervello in cortocircuito, dovevo parlare con Oikawa. Dovevo dirgli che io l'avrei amato per sempre e che avrei accettato qualsiasi cosa lui avesse scelto per la sua vita. Anche se questo avrebbe significato aspettarlo giorno e notte come una Penelope in pena per il proprio Ulisse.
Così mi alzai e uscii dalla camera, diretta verso la stanza affianco, ma mi bloccai appena sentii singhiozzare al di là della porta. La mia mano era poggiata sulla maniglia. Il cuore si strinse come un foglio d'allumio. Quel sogno che aveva tanto desiderato, per il quale aveva tanto faticato, era stato frantumato da un genio mancino, da un'aquila bianca. Il Grande Re e il suo felice regno d'oro erano stati sterminati e insieme ad essi anche la possibilità di spiccare il volo verso la vetta del Giappone.
Entrai silenziosamente nella stanza del castano e lo vidi accovacciato per terra dall'altra parte del letto.
Mi avvicinai a lui, mi sedetti al suo fianco e lo abbracciai, spingendo lievemente la sua testa sulla mia spalla.
"Tooru.
Va bene cadere.
Me lo hai detto tu.
Siamo esseri umani, possiamo perdere, possiamo non essere perfetti e mostrarci così come siamo, incasinati e confusi.
Ricordi?
Carne e ossa.
Siamo fatti di carne e ossa.
Vuol dire che doveva andare così.
Non piangere perché è finita, sorridi perché tutto ciò che è accaduto ti ha fatto crescere, ti ha permesso di viaggiare, incontrare persone e amici che non perderai mai. Penso che questo sia più importante di qualsiasi medaglia o premio. Non lo credi anche tu?"
STAI LEGGENDO
Carne y Hueso | Oikawa Tooru |
Fiksi PenggemarLa storia di Becka e Tōru vi ha tenuto incollati su questa piattaforma per ore ed ore, facendovi emozionare, ridere e riflettere. Grazie per il continuo amore che mi mostrate. La scrittura è un'arma potentissima e sono onorata che le mie parole sian...
