[ Primo libro della trilogia 'Guardiani'.]
Il suo corpo era luce, la emanava come una stella nella volta celeste, i capelli simili a lingue di fiamma. Ledah guardò quell'anima splendente, mentre si faceva strada tra i rovi e le spine. In quel luogo...
Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.
Airis non sapeva da quanto tempo stessero camminando e il buio che l'aveva sempre avvolta non le permetteva di capire in che direzione stessero andando. Dopo essere entrati nella vecchia torretta, Ledah le aveva detto che al termine di quella scalinata avrebbero finalmente attraversato il ponte. Peccato che quella rampa pareva non finire mai. In quel posto sentiva la mancanza della vista: l'allenamento che il suo vecchio maestro le aveva impartito era efficace solo quando poteva sfruttare al massimo uno degli altri sensi, come nella caccia o nelle battaglie, dove grazie all'udito, all'olfatto e al tatto era in grado di orientarsi. Ma, in quel cunicolo senza fine, tutti gli odori erano stati alterati dal tempo e gli unici suoni erano il rimbombare dei loro passi e lo scricchiolio degli scalini sotto di loro.
"Odio questa oscurità, odio questi stramaledetti sottopassaggi e odio gli elfi che hanno distrutto quegli stramaledetti ponti!" pensava, mentre procedeva a tentoni appoggiandosi alla parete rocciosa.
Poggiò il piede sull'ennesimo scalino, quando un improvviso cigolio sotto di lei la fece raggelare. Il legno marcio cedette sotto il suo peso facendola sprofondare fin oltre la coscia. Presa dal panico, annaspò alla ricerca di un appiglio su quella parete, ma le sue mani incontrarono solo del muschio secco. Imprecò tra sé e sé, tentando di far leva sullo scalino precedente, quando qualcuno le strinse il polso tirandola su con estrema facilità.
- Tranquilla, ti aiuto io. - la voce di Ledah riecheggiò sui muri, - Devi stare più attenta. Queste scale non sono particolarmente stabili. Se vuoi, puoi appoggiarti a me, così evitiamo altri incidenti di questo tipo. - senza attendere una risposta, le prese la mano e ricominciò a scendere.
Sorpresa da quell'improvviso contatto, la guerriera sussultò, ma non si ritrasse. "Non ho particolarmente voglia di spezzarmi l'osso del collo un'altra volta." considerò, combattendo contro la tentazione di allontanarsi e riflettendo sulla bizzarra situazione in cui era finita. "Sono in un passaggio sottoterra che dovrebbe portarmi in mezzo alla città dell'esercito nemico, probabilmente piena di chissà quali delizie mostruose pronte a farci a pezzi e a mangiarci come spuntino serale. Ah, e tanto per cambiare sono in compagnia di un elfo incapace persino di tenere in mano una spada. Geniale, veramente geniale." sbuffò. "Quanto meno lui non cade nei buchi. Magari abbiamo una qualche possibilità di arrivare interi. Non dico vivi, ma interi."
In effetti, a differenza sua, l'elfo non sembrava avere particolari problemi a muoversi. Era una cosa assai risaputa che quelli del suo popolo fossero in grado di vedere nel buio, eppure ad Airis risultava comunque sorprendente la facilità con cui si destreggiava in quel cunicolo senza nemmeno una fonte di luce. E questo la faceva sentire ancor più vulnerabile; in fin dei conti, si trattava di un elfo, che avrebbe potuto approfittare del nuovo vantaggio per attaccare. Strinse leggermente la mano di Ledah.
"Allora perché mi sta aiutando? " si chiese, alzando lo sguardo vitreo avanti a sé. "Forse non vuole rimanere da solo a combattere contro quelle creature. Comprensibile, neanche a me piacerebbe rimanere da sola con quelle cose però... ha un comportamento strano. Vabbè, meglio per me, renderà solo la mia missione più facile."