11. come è possibile?

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Jimin's pov

-non ho mai smesso di pensarti-sentii alle mie spalle.

Quelle parole le sentii tutte, come lame che mi traffiggevano. Sentivo un peso sul cuore che mi stava facendo male, così male da volerlo quasi esportare dal petto.

Perché lo stava dicendo? Perché proprio ora? Perché così?

Chiusi gli occhi un momento per cercare di non farmi scuotere troppo da quel dolore provocato dalle sue parole. Sentivo gli occhi diventare lucidi, ma cercai di trattenermi dal piangere. Non volevo che mi vedesse di nuovo fragile e piccolo dinnanzi ai suoi occhi. Non dissi nulla. Appoggiai le mani sul bancone davanti a me cercando di stare calmo. Deglutii a fatica, cercando poi di respirare silenziosamente.

-sai Hyung, in questi anni io ti ho sempre pens...- lo sentii dire finché non lo interruppi sbattendo la mano sul bancone così forte da quasi farmi male. Lui si zittí di colpo, non pronunciando altro in attesa di parole da parte mia.

-SMETTILA!-gridai, colto oramai da dolore e dalle lacrime che non smettevano di scendere. Mi voltai verso di lui, ormai rassegnato e lo guardai dritto negli occhi. In quel momento volevo che vedesse l'effetto che mi stava provocando, l'effetto delle sue parole su di me. Volevo che vedesse quanto soffrissi, anche se in realtà l'unica vera cosa che volevo era che se ne andasse. Non ero pronto ad ascoltare nessuna delle sue parole o delle due scuse. Non ero pronto.

Non appena incontrò il mio sguardò sobbalzò, vedendomi in lacrime. In uno scatto si alzò, cercando di avvicinarsi a me ma io lo fermai gridandogli ancora contro.
-FERMATI, NON TI AVVICINARE- dissi rafforzando la cosa mettendo una mano tesa davanti a me

-hyung io...-cercò di dirmi nuovamente titubante ma io lo fermai ancora non volendo ascoltare altro, non ci riuscivo, non potevo. Era più forte di me, quelle poche parole che aveva detto erano già state troppo da sopportare

-VATTENE-urlai nuovamente, ormai quasi soffocando con le mie stesse lacrime. Lo vidi preoccupato, cercando di avvicinarsi nuovamente. Ogni secondo che passava la mia rabbia aumentava, ero ormai fuori controllo. Il dolore alimentava la rabbia a dismisura, annebbiandomi la mente.

-JUNGKOOK HO DETTO VATTENE-urlai nuovamente, questa volta spingendolo fuori dalla porta fino a chiuderla una volta fuori.

Appoggiai la testa contro essa e lasciai le lacrime avvolgere ancora il mio viso. Dopo di che mi voltai di spalle e mi lasciai cadere a terra, dando libero sfogo ai miei singhiozzi.

Non riuscivo ad ascoltarlo. Quelle poche parole che gli avevo permesso di dire era già state troppo per me. Sentirlo dire quelle cose mi faceva davvero male, nonostante mi avesse detto che mi aveva sempre pensato in questi anni.

*Come poteva essere così? Se mi pensava perché non mi ha mai chiamato o non è venuto da me?*

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