Capitolo sesto

2.1K 124 15
                                        


- Puoi forse biasimarmi? - chiese abbattuto - Mi ha piantato in asso senza alcuna spiegazione, sono stanco, stanco di false speranze.

- Se ne sei innamorato deve saperlo, Pietro.

- Quella donna ha una presa su di me che non potrei spezzare neanche se volessi.

Pietro percepiva salire la collera di momento in momento, ma fece ogni sforzo per mantenersi calmo e non distruggere l’intera cucina.

- E ci sono state volte in cui lo vorrei. È travolgente e umiliante, a volte persino doloroso, ma non posso smettere di amarla più di quanto possa smettere di respirare. Sono irrimediabilmente innamorato di lei, credo lo sappiano tutti ormai.

- Smettila, allora, di comportarti come se tu non sapessi che anche lei prova lo stesso.

- Non illudermi, Wanda - la pregò lui.

Erano queste le ultime parole che aveva pronunciato prima che diventasse tutto buio.

Una scarica elettrica aveva attraversato il corpo del ragazzo che adesso, a fatica, riprendeva i sensi nonostante la testa dolorante.

- Ti scongiuro - sentì sospirare - ti scongiuro,  dimmi che non lo hanno fatto davvero.

La stanza continuava a girare e le voci erano confuse, ma quella di Jane spiccava tra tutte per essere particolarmente carica di disappunto.

- No, Steve, credo che tu non ti renda conto della situazione. Cos’è adesso? Un ostaggio? Dovevamo recuperare Wanda non rapirle anche il fratello!

Rumori confusi: la strada, sirene della polizia.

- Adesso entro in quella stanza e voi sparite dalla mia vista - affermò secca - tutti voi.

La porta della camera d’albergo in cui si erano rifugiati fu aperta con la convinzione che il ragazzo fosse ancora incosciente.

La ragazza le richiuse con altrettanto riguardo, ma si ritrovò in breve appiccicata al pavimento, la mano di Pietro stretta intorno al suo collo.

- Cazzo.

- Dovrei dirlo io - ringhiò lui furioso.

Gli occhi della saetta brillavano di un blu intenso nonostante l’oscurità di quella notte. In quello sguardo c’era sempre stato il mare.

- Mi dispiace, non ne sapevo niente.

- Sono stanco dei vostri giochetti.

- Credi sia facile per me? - reagì liberandosi dalla presa - Non lo avrei mai permesso, lo sai.

- Naturalmente, la nuova Jane Winchester non può commettere sbagli - sbuffò con sarcasmo - preferivo Athena, almeno lei provava emozioni.

La ragazza si bloccò di colpo.

- Va bene, senti, smettila.. - sbottò - Vuoi sapere perchè sono così fredda? Vuoi sapere qual è il mio problema? Sei tu il mio problema, sono i miei dannati sentimenti per te, che non riesco a togliermi dalla testa, il problema.

- Mi hai lasciato! Mi hai guardato negli occhi e hai detto di non provare più niente nei miei confronti.

- Ho mentito! - gridò lei esausta.

- Cosa?

Tutta la rabbia scomparve per far posto alla confusione e il silenzio irruppe assordante.

- Ho mentito - ripeté la ragazza - non sono fuori dal nostro rapporto, non ho mai smesso di provare qualcosa per te e non ti ho mai detestato.

- Ora ho davvero bisogno di spiegazioni.

Erano entrambi seduti a terra, Jane appoggiata ai piedi del letto con il viso nascosto dalle gambe. Rannicchiata come un cucciolo indifeso.

Pietro non l’aveva mai vista mostrarsi vulnerabile.

- Dopo Sokovia ho iniziato a fare una serie di incubi sull’HYDRA. Esperimenti, torture..

- Ne faccio anch’io, può capitare..

- No - lo interruppe distrutta - non è la stessa cosa, perchè una sera mi sono svegliata con un coltello in mano puntato alla tua gola.

Il ragazzo si pietrificò, incapace di realizzare cosa Jane gli stesse dicendo.

- Se non mi fossi svegliata, ti avrei ucciso.

- Non lo hai fatto, sono qua, perchè non me ne hai parlato? - Pietro non sapeva come comportarsi.

La saetta si alzò e iniziò a camminare con nervosismo intorno alla stanza.

- Forse ho creduto fosse la cosa migliore?

- Non hai pensato che avrei voluto aiutarti? Che Wanda avrebbe potuto aiutarti?

- Preferisco risolvere questa cosa da me.

- Oh vaffanculo il tuo orgoglio. Smettila di comportarti come se non meritassi aiuto.

- Non merito te.

Pietro si voltò nella sua direzione. La guardava come se fosse la prima volta, la guardava come l’aveva guardata il primo giorno.

Quel giorno che sembrava tanto lontano, il giorno in cui Pietro Maximoff e Jane Winchester si innamorarono con un colpo di fulmine.

La ragazza si diresse verso la porta, ma il potenziato afferrò la maniglia prima che lei potesse girarla. Le loro mani bloccate.

La guardava con astinenza.

- Quindi non mi vuoi più?

- No - cercò di mentire lei.

- Non ti credo..

- Dovresti invece.

La mano con cui aveva bloccato la maniglia percorse il braccio della ragazza lentamente e altrettanto piano scese fino alla vita.

La strinse in un abbraccio tanto atteso.

Come se finalmente potesse respirare, come se l’aria gli riempisse i polmoni dopo secoli di apnea.

- Tutto quello che so è che in questo momento voglio strapparti i vestiti, buttarti su quel letto e baciare ogni centimetro del tuo corpo.

Jane lo guardò intensamente, mentre i loro respiri sfioravano le loro labbra. Nei suoi occhi un desiderio che gli faceva bruciare la pelle.

In testa solo lei, il suo profumo, il corpo stretto al suo. L’eccitazione come un fuoco d’artificio.

Si baciarono avidamente. Tutto intorno sembrò perdere di significato. Il fiato bloccato in gola, tremendamente affamati l’uno dell’altra.

I vestiti sul pavimento, le coperte in fondo al letto.

Arsi dallo stesso fuoco, le mani di Pietro indugiarono sui suoi fianchi, poi la attirò a se.

Sopra di lei, dentro di lei. Gemiti di piacere.

La sua bocca assaporò la sua pelle chiara, le gambe della ragazza strette intorno a lui.

I corpi intrecciati abbandonati sulle lenzuola, sfiniti.

- Questa ti era sfuggita?

- A me non sfugge mai niente.

You didn't see that coming? | Pietro MaximoffLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora