Capitolo tredicesimo

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- Traumatizzare è sempre stata una delle tue migliori tecniche - rise Pietro dalla porta.

- É inebriante, dovresti tentare.

- Ne sono certo - ghignò maliziosamente.

I loro volti si incrociarono: se uno sguardo avesse potuto uccidere, sarebbe stato quello.

In quel momento entrambi ebbero una scarica, una sensazione. L’indecifrabile consapevolezza che, nella vita, nessuno dei due avrebbe potuto fare a meno dell’altro. Il loro sempre e per sempre.

Il respiro fu spezzato dall’incontro delle loro labbra, così affamate di quel tanto atteso istante. Il cuore che squarciava loro il petto.

Le strinse i fianchi incatenandola a sé, assicurandosi che non potesse scappare.

Questa volta non ci sarebbero state vie di fuga.

Finalmente la poté sentire sua.

La notte fece perdere loro la testa.

La flebile luce della Luna rese vivida la stanza.

Pietro iniziò ad accarezzarle delicatamente i morbidi capelli scuri, ascoltando il suono del suo cuore e osservando il suo bellissimo viso addormentato tra le sue braccia.

Le lenzuola scomposte, malamente sistemate affiché coprissero i loro corpi nudi.

Sarebbe rimasto a guardarla fino al mattino seguente, incapace di toglierle gli occhi di dosso, ma l’incantesimo non durò a lungo.

I respiri di Jane si fecero sempre più frequenti, il cuore accelerò i battiti vertiginosamente.

Pietro provò in tutti i modi a far sì che si calmasse, che sentisse di non essere sola, ma era consapevole di quanto potessero essere atroci e tremendi gli incubi che le attraversavano la mente.

La ragazza si svegliò di soprassalto, la fronte sudata. In preda al terrore teneva le mani attorno al collo durante violenti colpi di tosse.

- Sei a casa - ripeté senza sosta la saetta - sono qui accanto a te, Jane - disse nella speranza di riportarla il prima possibile alla realtà.

- No, no - boccheggiò lei - lei è, lui non..

- Di chi stai parlando?

- Thanos.. Ucciderà tutti noi..

- Piccola - affermò con fermezza e risolutezza afferrandole il viso e costringendola a incrociare i loro sguardi - sei a casa, andrà tutto bene.

- No, no non capisci, non vinceremo.

- Cosa intendi?

- É troppo potente, Thanos è invincibile.

Pietro le accarezzò le gote rosse per l’agitazione tentando incessantemente di tranquillizzarla.

Le scostò i capelli e fu allora che ebbe un sussulto. Un lungo livido violaceo le attraversava il collo.

Non era stato un sogno, Jane era stata spettatrice di qualcosa di reale. Indefinibile, ma concreto. A fatica il ragazzo mantenne il controllo e la calma.

Se l’avesse persa? Se non l’avesse svegliata in tempo? Se non se ne fosse accorto, forse lei..

No, non poteva abbandonarsi a simili pensieri.

Per troppo tempo erano stati entrambi frenati dalla paura di combattere, di mettersi in gioco. Pietro era pronto a lottare per quella relazione e lo avrebbe fatto ad ogni costo. A qualsiasi prezzo.

- Ho bisogno di te - pronunciò interrompendo il silenzio che quella vista aveva provocato - ho bisogno che ti concentri sul suono della mia voce.

Le parole le arrivarono confuse, costringendola a pensare più volte a quelle che provava a dirle.

- Ho paura - dichiarò distrutto - in questo preciso istante sono terrorizzato dall’idea che ti possa perdere. Non riesco a respirare, fatico a riflettere.

Poi prese la sua mano e se la portò al petto.

- Senti? - domandò piano - Sono qui, sono qui accanto a te e non me ne andrò.

Jane annuì cercando di scandire il più possibile i suoi respiri. Inspirò ed espirò profondamente.

Il ragazzo seguì con il dito il contorno delle sue labbra. Le sistemò i capelli e spostò le coperte.

- Dove vai? - balbettò afferrandogli il braccio.

- Sono qui, resto qui - replicò - recupero qualcosa per vestirci.. Trenta secondi e torno da te.

Si sistemò velocemente, poi raccolse da terra la sua maglietta e l’intimo di Jane e la vestì.

La t-shirt le stava enorme, era adorabile.

- Se riesci ad alzarti andiamo in cucina e ti faccio una cioccolata calda, ti tengo io.

- Ce la faccio..

- Lo so, ma non ti lascio lo stesso - sorrise.

Pietro accese i fornelli e lasciò Jane sul divano a cercare se ci fosse qualche film in televisione.

Sciolse il cioccolato, lo aggiunse al latte e l’amido di mais e girò energicamente perché il tutto si amalgamasse senza lasciare grumi.

Le braccia della ragazza lo avvolsero da dietro.

- Non c’è niente a quest’ora?

- No - sbuffò lei - solo programmi strani.

- Ho quasi finito, arrivo subito.

- Ha ucciso una donna.

- Come? - contestò confuso ancora con le mani impegnate - Se te ne esci così mi spavento..

- Thanos - rettificò lei - ha afferrato una ragazza e scaraventata giù da un precipizio. Non ero lì fisicamente, non so come spiegarlo, ma mi ha visto e alzata da terra per il collo.

Il ragazzo era pietrificato, incapace di risponderle.

- Ha detto che mi avrebbe trovata.

- Dannazione.. - esclamò Pietro girandosi di scatto, obbligando Jane a sciogliersi da quell’abbraccio.

- Non sentirti in colpa.

Si appoggiò al bancone, strinse forte i pugni e serrò la mascella. Nonostante ciò, non ebbe la forza di trattenersi e lanciò un bicchiere a terra.

L’impatto lo fece frantumare in mille pezzi.

- Non sentirti in colpa? Non sono in grado di proteggerti, come dovrei sentirmi?

- Sei il mio ragazzo, non una guardia del corpo.

- Una parte di me ha pensato che alla fine ti saresti messa con Steve, o il Sergente Barnes.. Loro si che sarebbero in grado di proteggerti.

- L’ho fatto.

- Cosa?

Una fitta lo colpì dritto al petto.

You didn't see that coming? | Pietro MaximoffLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora