Capitolo dodicesimo

1.9K 104 30
                                        


Il cielo ancora buio fu squarciato dall’enorme figura di una astronave dai colori ambrati.

La ragazza sentiva il cuore esploderle nel petto. Il portellone del veicolo iniziò ad abbassarsi lentamente, aumentando l’agitazione.

Stark in piedi, di fronte a tutti loro. L’armatura un po’ ammaccata e il viso costellato di lividi. 

Stremato ma vivo.

Sebbene avesse cercato di prepararsi al giorno in cui avrebbe incontrato di nuovo suo padre così da mantenere un atteggiamento maturo e risoluto, non ci riuscì, non ne avrebbe avuto modo.

Il solo pensiero che fosse potuto morire ai confini del cosmo senza essersi riconciliati..

- Oh, vaffanculo l’orgoglio - mormorò, per poi corrergli incontro in un forte e stretto abbraccio.

Il sollievo di essersi ritrovati dissolse ogni rancore.

Anche il Capitano fu lieto di quell’incontro.

- Winchester? - chiese un uomo dall’aspetto stravagante e l’atteggiamento severo.

Malgrado perplessa e sorpresa, la giovane annuì.

- Non c’è tempo da perdere - proseguì lo sconosciuto - è necessario che tu salvi l’Universo.

Nessuno fece in tempo a rispondere che dall’interno della nave si mostrarono quelli che scoprirono poi essere i Guardiani della Galassia.

Il volto conosciuto del piccolo Spiderman spiccava come quello di un bambino il primo giorno di asilo, disorientato da quella realtà tanto nuova.

- Sei ferito? - domandò al padre.

- Niente di grave, ma Merlino ha ragione: l’Universo ha bisogno di te - Tony sembrava visibilmente preoccupato.

- Merlino?

- Dottor Stephen Strange - contestò l’uomo.

- Oh, molto piacere.

Steve poté leggere anche a metri di distanza quanto Jane si sentisse spaesata e in imbarazzo, così prese la situazione in mano e invitò tutti i presenti a tornare all’interno della base.

La ragazza gli lanciò un sospiro di ringraziamento.

- Ho bisogno di qualche dettaglio.

- Naturalmente, bambina - concordò Tony - chirurgo stregone con il mantello, esponi pure.

L’uomo lo fulminò con lo sguardo e iniziò a raccontare nel modo più semplice che prima della creazione stessa esistevano sei reliquie: poi l'universo esplose e cominciò ad esistere e ciò che restò di queste strutture fu forgiato e concentrato in lingotti, le Gemme dell'Infinito.

Queste gemme potevano essere brandite solamente da esseri di straordinaria forza, i quali erano capaci di usare le Gemme per falciare intere civilizzazioni come grano in un campo.

- Thanos, uno psicopatico e folle omicida, le sta raccogliendo - aggiunse Stark - le ultime due rimaste sono qui, precisamente accanto a noi.

Gli sguardi passarono prima dalla Gemma di Visione al mistico ciondolo del Dottor Strange.

- Il suo intento? - chiese il Capitano.

- L’estinzione del cinquanta per cento della popolazione dell’intero Universo.

Il silenzio invase la stanza.

- Non sono un essere di straordinaria forza - contestò Jane - sono solo metà asgardiana.

- Invece potrebbe essere così - comunicò il Dio del Tuono - ho cercato in lungo e in largo informazioni sulla donna che ti ha messo al mondo, e se una cosa mi è certa è che non proviene da Asgard.

La ragazza accennò a una lieve risata per il nervoso. Non riusciva più a sopportare di essere sempre l’unica a non sapere niente di se stessa, l’ultima a scoprire chi fosse veramente. 

Nonostante il tentativo di mostrarsi imperturbabile, Pietro conosceva a fondo il significato dei suoi silenzi. Era sempre stato abile a leggerle gli occhi.

Le cinse i fianchi con il braccio, lasciando che potesse abbandonarsi su di lui giusto qualche istante. Solo per sentirsi al sicuro un momento.

- Le tue capacità sono straordinarie, Jane - proseguì il Dottor Strange - crediamo che tu possa essere l’erede di questo grande potere, crediamo che tu possa brandire le Gemme dell’Infinito.

- Non se ne parla - ringhiò Pietro.

- É una sua responsabilità - replicò Loki.

- Chiudi la bocca - pronunciarono all’unisono i due ragazzi. Il Dio degli Inganni lanciò gli occhi altrove.

Il Capitano cercò di riportare alla tranquillità gli animi consigliando a tutti una lunga dormita, ne avrebbero discusso meglio la mattina seguente.

La ragazza si rifugiò in cucina, lontana da sguardi pretenziosi di speranze inarrivabili.

Dannazione, il fatto che il mondo li etichettasse come eroi non significava che lo fossero. Lei, per lo meno, non si sentiva di esserlo.

- Oh, scusi, non sapevo ci fosse qualcuno - balbettò timidamente il piccolo Spiderman.

- Perchè lo fai? - domandò cogliendolo un po’ alla sprovvista - Cosa ti spinge ad accettare queste battaglie, queste guerre? Hai diciassette anni..

- Lo so, sono giovane - balbettò timidamente a testa bassa - ma quando si riesce a fare le cose che faccio io, se non le fai e poi succedono cose brutte - dichiarò - succedono per causa tua.

Jane fu sorpresa e fiera di quella risposta.

- Non sei solo un bel faccino - scherzò sedendosi sul bancone di marmo della sala da pranzo - adesso fuori dalla mia cucina.

- Subito - e il bimbo ragno fuggì letteralmente via.

You didn't see that coming? | Pietro MaximoffLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora