Sei mesi dopo
- Non ci prova con me - ribatté Pietro abbottonandosi la camicia, intento a convincere la fidanzata che la nuova segretaria non era motivo di preoccupazioni - me ne accorgerei..
- Siete proprio ingenui - ghignò Jane, il sorriso nascosto dalla tazza di caffè fumante.
- Non credo che la parola ‘ingenuità’ si addica alla mia persona - disse - pensavo lo avessi capito.
- Dovrei? - lo provocò lei.
La saetta si morse il labbro e scosse la testa, consapevole delle intenzioni della ragazza. Se non fosse stato per il lavoro si sarebbe volentieri lasciato andare. Maledisse tutto e tutti..
- Non posso fare tardi, lo sai.
- Lo so.. - dichiarò riponendo la tazza nel lavandino, ma Pietro non alzò lo sguardo.
Se lo avesse fatto non le avrebbe più tolto gli occhi di dosso e non poteva continuare a raggiungere la base con la sua supervelocità.
Decisa nel suo scopo, Jane non si arrese e lo raggiunse, disfando la cravatta che il ragazzo stava annodando con tanta cura e impegno.
Lentamente cominciò a sfilargli la camicia dai pantaloni, nonostante le obiezioni e i tentativi di fermarla. Infine sganciò uno ad uno i bottoni.
Pietro lanciò la testa indietro, frustrato di come lei riuscisse sempre a manipolarlo e controllarlo.
- Il Capitano mi aspetta..
- Non preoccuparti - sussurrò, mentre le sue labbra gli sfiorarono l’orecchio - sei libero - e in uno scatto, tornò comodamente dietro ai fornelli della cucina.
- Cosa?
- Sei occupato, e anche io.
Lanciò gli occhi altrove e appoggiò le mani sui fianchi, il petto completamente scoperto.
- Oh no - rise nervosamente - non sarò di nuovo vittima della tua gelosia - sbuffò palesandosi dietro di lei e intrappolandola in un abbraccio.
- Non conosco quella parola - sospirò scherzosamente fingendosi vaga - è nuova?
- Ti odio.
- Ti amo anche io - aggiunse lei.
Sebbene entrambi volessero passare il resto della giornata insieme, avevano responsabilità a cui non potevano sottrarsi e furono costretti a salutarsi.
La giornata passò all’insegna di riunioni, aggiornamenti e direttive riguardo alle nuove apparecchiature regalate dal Wakanda.
- Sicura di stare bene? - chiese Natasha, preoccupata del colorito dell’amica.
- Nausea - la rassicurò lei - niente di che.
- Se fosse causato dalla perdita dei tuoi poteri?
- Perchè non pensi alla cena che tu e il tuo dolce Capitano Rogers state organizzando per stasera? Tony ha gusti raffinati non vorrei sbagliassi nella scelta del menù - scherzò in risposta.
La rossa la fulminò da sotto gli occhiali prima che entrambe scoppiassero in una fragorosa risata.
- Non vorrai forse morire e lasciare il terreno spianato alla nuova segretaria? - ribattè.
Funzionò, perché pur di non sentir più parlare di quella donna si lasciò trascinare in infermeria.
Percorsero il corridoio quasi correndo, esattamente al pari di due bambine al parco.
Dopo un breve colloquio e un prelievo del sangue, il medico lasciò che la ragazza tornasse ai suoi impegni mentre aspettavano i risultati.
- Ciao.
- Pietro! - balbettò lei sperando con tutto il cuore che non la avesse vista uscire dall’infermeria.
- Ti ho vista uscire dall’infermeria..
Ecco, per l’appunto.
- Sto bene - sospirò - solo un po’ di nausea. Natasha mi ha costretto ad un prelievo.
Il potenziato sapeva quanto Jane non volesse che gli altri si preoccupassero per lei, così provò a tenere in tutti modi il suo nervosismo per sé.
In effetti, era già una settimana che soffriva di nausea e capogiri. Senza contare la stanchezza..
Fu felice del gesto di Natasha.
- Direttamente da Steve o a casa? - domandò lei interrompendo il suo tormentato flusso di pensieri.
- Come scusa?
- Stasera, per la cena - specificò - passiamo a casa o andiamo direttamente da loro?
- Non lo so, mi servirebbe una doccia - mormorò.
- Hai bisogno di compagnia? - non lo disse con malizia, tutt’altro: risultò molto dolce e delicata.
Pietro annuì e salutò la fidanzata con un bacio.
×××
La casa rispecchiava perfettamente la personalità della coppia. Era stato strano realizzare che Rogers e la Romanoff avrebbero vissuto insieme.
Insomma, non si vedono tutti i giorni un supersoldato centenario e una spia russa abitare serenamente in centocinquanta metri quadri di mobili in mogano e carta da parati bianco perla.
Sei mesi, eppure sembravano passati anni.
- Pietro! - urlò Wanda dall’altra parte della stanza, facendo sobbalzare Visione - come..
La potenziata si bloccò un attimo, osservando Jane con un'espressione tra il sorpreso e l’inaspettato. Non seppe bene come reagire.
Dovette leggere la mente di entrambi per assicurarsi che non le stessero nascondendo niente, scoprendo che, in realtà, nessuno sapeva.
- Come state? - riprese qualche secondo dopo.
- Bene, Wanda - accennò il fratello - voi?
- Meravigliosamente - esclamò ancora un po’ nervosa - venite, sedetevi accanto a noi.
La coppia accettò con un cenno del capo.
- Insomma, novità?
- Sono arrivati i risultati? - si intromise Natasha, dimenticandosi che l’amica le aveva fatto giurare di non parlarne con nessuno.
- Maledizione - sospirò Jane nascondendo il volto tra le mani - maledizione, maledizione..
- Risultati? - cominciarono a domandare tutti.
- Mi sono permesso di ritirarli prima di uscire - confessò Pietro, frenando le domande dei presenti - non ho ancora visto niente, tieni - disse porgendoli alla fidanzata, sorpresa del gesto.
Sfogliò sommariamente i documenti e li richiuse.
- Perfettamente nella norma, possiamo per favore tornare a mangiare? Grazie..
- Ehm - la interruppe la Romanoff - non so bene come dirtelo ma.. I beta hCG sono alle stelle.
La stanza piombò nel silenzio.
- Ovvero? - domandò Pietro turbato.
- Non è possibile.. - commentò la ragazza.
- Sentite.. - fece secco il potenziato - Mi dispiace ricordarvi che a differenza vostra non ho esperienza in campo medico, non so interpretare delle analisi e non leggo nel pensiero - continuò indicando la sorella, che sapeva aveva compreso la situazione - perciò cosa diamine vuol dire?!
Nessuno rispose, anzi abbassarono lo sguardo accennando a un lieve sorriso che confuse e spazientì ancora di più la saetta.
- Perchè sorridono? Cosa significa? - arrangiò.
- Significa che aspetto un bambino, Pietro.
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You didn't see that coming? | Pietro Maximoff
Fiksi Penggemar- Questa ti era sfuggita? - A me non sfugge mai niente. Nel tentativo di neutralizzare un quartier generale dell'HYDRA in Sokovia, Athena, figlia adottiva di Anthony Stark e settimo membro degli Avengers, farà il piacevole incontro con il giovane Pi...
