Alla Taverna "L'Allegra Brigata" - James

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Eravamo arrivati in città da poche ore, portandoci appresso la tempesta che non ci dava tregua da quando eravamo partiti da La Blanquilla. Avevamo intercettato uno della mia vecchia ciurma su quell'isola dimenticata da Dio. Roger "Spank" Torney, che le maree lo assistano, ci aveva informato che un emissario della Compagnia delle Indie Orientali, o come la chiamavo io amichevolmente, la Banca dei Pirati, stava cercando una ragazza dai capelli color del fuoco e gli occhi verdi da gatta. A sentir lui, la ragazza sarebbe arrivata a Port Royal in contemporanea con il nostro attracco, se saremmo partiti subito. La ricompensa per chi la consegnava alla Compagnia era di mille ghinee.

- Capitano! La nave è alla fonda. Quanto tempo ci fermiamo? - domandò il mio secondo.

- Conto di salpare tra qualche ora. Devo trovare una persona. -

- Gli uomini vorranno sicuramente svagarsi un po' e alzeranno il gomito adesso che siamo attraccati - puntualizzò lo Smilzo.

Lo Smilzo era il mio terzo. Generalmente se ne stava in coffa, sull'albero maestro. Era la vedetta migliore dei Caraibi. Come diceva il soprannome, era alto, magro e dinoccolato.

- Mmmmh... Ci fermeremo per la notte allora. Dite alla ciurma di dividersi in coppie e di andare in tutte le taverne. Sto cercando una ragazza rossa, occhi verdi, giovane. - notai i miei due sottoposti alzare un sopracciglio, mentre un ghigno prendeva forma sul loro viso. - Non è quello che pensate. Mille ghinee ci aspettano se la troviamo. - gli informai.

Subito i loro volti si illuminarono di avidità e la faccia lasciva che stavano facendo prima scomparve del tutto.

- Sarà fatto, Capitano! - esclamò Wheely, il mio secondo.

Andai nella mia cabina, pensando sicuramente, che la ragazza non l'avrei mai trovata in una Taverna. Era di nobili natali sicuramente, se la Banca dei Pirati era disposta a sborsare mille ghinee per trovarla. Chissà perché era scappata. Forse voleva evitare un matrimonio combinato.

Se c'era un posto dove potevo scovare informazioni, quello era il forte.

Andai al mio armadio e lo aprii. Mi piaceva poco tornare ad indossare i panni del Barone Connor. Li avevo abbandonati da tempo ormai. Da quando cinque anni or sono, avevo trovato il migliore amico di mio padre, il Marchese Sullivan, il mio mentore, colui che mi aveva accolto nella sua casa alla morte dei miei genitori, morto con un pugnale conficcato nel petto.

Le indagini condotte superficialmente dalle guardie non avevano portato alla luce nessuna pista. Niente di niente. Così, arrabbiato col mondo, avevo deciso di prendere in mano gli affari di Sullivan. Fu allora che scoprii come la Compagnia delle Indie Orientali fosse corrotta, di come usasse ogni mezzo per ottenere nuove terre e nuovi schiavi da mandare nelle piantagioni. Sullivan stava cercando le prove che dietro l'omicidio dei miei genitori ci fosse la Compagnia.

Con le sue carte, scappai e reinventai la mia identità, diventando il Capitan James Conroy. Quale modo migliore per ostacolare la Compagnia, se non quello di saccheggiare le sue terre e le sue navi?

La Compagnia aveva cercato più volte di catturarmi e in alcune occasioni c'era quasi riuscita. Ricordai con dolore, quella volta a Tortuga, quando riuscirono a rinchiudermi in cella. Avevo passato un mese in quella prigione. Una volta a settimana, l'aguzzino veniva per fustigarmi. Le cicatrici sulla schiena bruciavano ancora, quando mi alzavo la mattina. Riuscii a scappare solo grazie all'aiuto di una delle ricche mogli dei proprietari terrieri. In fondo, la mia fama di grande amatore era nota in tutti i Caraibi.

Mi spogliai e indossai quegli abiti sontuosi che molto poco si addicevano al mio vero me. Pettinai indietro i capelli dai ricci ribelli e indossai il capello con la tesa larga e con la piuma a lato. Spada e pistola nel cinturone ed ero pronto.

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