Alla ricerca di Marsilea - James

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Che cosa mi stava succedendo? Quella ragazza mi era risultata familiare fin dall'inizio, com'era possibile che non avessi visto la somiglianza con suo padre!? Mentre percorrevo il molo, mi detti dello stupido. La ricompensa di mille ghinee mi aveva dato alla testa, senza riflettere sul perché la volessero. Se effettivamente era l'erede di Sullivan, la Compagnia la voleva per mettere le mani sulle sue terre. Il modo migliore sarebbe stato...

Oh James! Ma ti sei scolato il cervello insieme alla bottiglia di rum!?

Era ovvio che l'unico modo fosse farla sposare! Corpo di mille balene! Mi passai la mano sulla barba di due giorni, spostando lo sguardo veloce in tutte le direzioni, inquieto. Sentivo che era vicina. Lo percepivo. Quella ragazza in una manciata di ore, mi era entrata dentro e il mio sangue aveva ceduto al suo richiamo. Se chiudevo gli occhi vedevo i suoi. Così verdi, così... casa. Ecco la parola che avevo paura di pensare in correlazione a lei. Aveva l'aria di casa.

- Se non la trovassi... Non voglio nemmeno pensarci! William mi scuoierebbe vivo! - mi dissi.

Non era assolutamente da me, lasciarmi andare in preda alle emozioni. Ero sempre freddo e distaccato, anche quando giacevo a letto con qualche nobildonna. Specialmente con loro. Nessuno, come le donne, riusciva a ordire trame e complotti. Ogni volta che avevo rischiato la vita (e dico sul serio, come quella volta che mi avevano incarcerato e gli aguzzini mi frustavano per sport), era per colpa di una donna.

Adesso ne avevo un'altra prova. Le donne sono subdole, delle serpi. Suadenti e incantatrici, finché non ti affondavano i denti nella mente. Quando te ne accorgevi, era già troppo tardi.

- Trovala e assicurati che sia in salvo. Poi scappa a gambe levate! - mi dissi sospirando. Tenevo lo sguardo basso e fu così che la vidi. Era stata davvero furba. I miei uomini avevano detto il vero, affermando che non c'erano segni del suo passaggio sulla terra ferma.

Osservai, da dietro le palme che costeggiavano il porto, la figura snella di Marsilea danzare nell'acqua. Stava nuotando svelta verso la Port Royal dabbene. Da lì sicuramente si sarebbe diretta al forte. La strada era la più breve e la più veloce. Se fosse riuscita ad arrivare lì prima di me, sarebbe stato impossibile salvarla.

- Testarda di una ragazza! - esclamai.

Cominciai a correre per arrivare a metà della salita verso il forte, prima di lei. Mentre attraversavo il porto, nascosto dalle ombre e dalla tesa del cappello, notai la Queen Mary, ormeggiata in porto.

- Merda! Wheely aveva ragione. Il Comandante Simmons è arrivato! - mi appiattii il più possibile lungo il muro e svoltai l'angolo. Più mettevo distanza tra me e Simmons, meglio era. Lui ed io avevamo un conto aperto. Un conto che risaliva all'inizio della mia carriera da pirata.

Faceva freddo quella notte. Una settimana. Era passata solo una settimana, da quando avevo seppellito, nella fredda e nuda terra, le esequie di William. Con lui era morta anche la mia guida, la mia luce nelle tenebre. I miei genitori erano morti quando io avevo poco più di undici anni e da allora du William a crescermi. Anche se giovane, avevo sempre espresso chiaramente che, qualora avessi trovato i responsabili della morte dei miei genitori, li avrei uccisi. William aveva più volte cercato di correggere questa mia sete di vendetta in sete di giustizia e c'era quasi riuscito. Ora che era morto, volevo farla pagare anche a chi aveva assassinato William.

Giravo per il maniero senza uno scopo preciso. Farlo, mi dava l'idea di avere ancora William accanto. Senza accorgermi raggiunsi il suo studio. Accesi le candele e cominciai a guardarmi attorno. Tutto era come l'aveva lasciato lui. Diversi quadri erano appesi alle pareti, la sedia di frassino era accostata alla scrivania e il mobile era in ordine. Qualcosa però, attirò la mia attenzione sulla scrivania. Un lieve riflesso. Mi avvicinai e vidi che da un cassetto spuntava una scatola di metallo.

Finalmente liberaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora