Era difficile per me affrontare i sentimenti che si addensavano tumultuosi nel mio cuore. Ero stato a tanto così dal rompere la promessa che avevo fatto a un morto e non un morto qualunque, ma al mio tutore; l'uomo che mi ha cresciuto. Marsilea non si rendeva conto di quanto il suo atteggiamento, la sua bellezza, la sua grinta, mi infiammassero.
Fu con il peso nel cuore che mi staccai dalla sua porta e mi diressi, scontroso, a prua. Stavo salendo le scale del cassero, quando Smilzo mi apparve davanti.
- Quante volte ti ho detto di non comparirmi così? - gli sbraitai contro. Smilzo era appeso a testa in giù su una cima e dondolava, per inerzia, a destra e sinistra come un pendolo.
- Chiedo scusa, Capitano! - disse scendendo coi piedi per terra. - Il cuoco voleva sapere se mangerete nella vostra cabina o se vi unirete alla ciurma. Stesso discorso per l'"ospite" - mi chiese ammiccando, quando si riferì a Marsilea. Il sangue mi andò alla testa e strinsi gli occhi, pronto a staccare la testa a morsi a Smilzo, per l'allusione appena fatta.
- Lei non è un'"ospite"! Lei è... - mi fermai, incapace di dare una definizione alla ragazza. Non era mia sorella, ma non era nemmeno la donna con cui potevo passare il resto della mia miserabile vita. - Lei è... - mi passai una mano sulla barba. Dovevo assolutamente radermi. Non ne potevo più di sentirmi pizzicare da questa poca peluria.
- Lei è... cosa Capitano? Una donna? Eh che donna! Aggiungerei! Ma l'avete vista? È stupenda. Quei capelli così fiammeggianti, due occhi che fanno invidia a un paio di orecchini di malachite... - Smilzo cominciava a darmi sui nervi.
- So benissimo com'è fatta. Non ho bisogno dei tuoi versi improvvisati per riconoscere che è una donna splendida - dissi a denti stretti, trattenendomi dal dargli un pugno.
- E allora cosa? -
- È di famiglia. Va bene? Guai a te se la importuni, se le fai la corte. È vietato intrattenersi con lei. Per chiunque della ciurma! - inveii.
Smilzo mi guardò stralunato. Era la prima volta che alzavo la voce in questo modo.
- Toccatela e io vi getto in mare, tutti - rincarai puntandoli un dito contro il petto.
- Va bene, Capitano -
- Preparo io un posto dove cenare con lei, qui a prua. Ci porterai il pesce che Horst ci preparerà. - sospirai raggiungendo il parapetto e fissando il mare. Smilzo se ne andò, senza aggiungere nulla.
Che mi stava succedendo? Perché mi sentivo così possessivo nei suoi confronti?
Il sole stava scomparendo dietro l'orizzonte e gli ultimi raggi indoravano le vele della Breath of Life. L'aria era ancora calda e il vento soffiava costante, sollevando le onde e portandole a infrangersi sui lati della nave. Mi girai ad osservare i miei uomini al lavoro e vidi Francis che stava venendo verso di me.
In tre anni che era a bordo della mia nave, quel bambino era cresciuto ed ora era un ometto. La sua zazzera bionda era sempre in disordine e gli occhi grandi da cerbiatto, color ambra, erano molto espressivi. Tre anni fa, a Tortuga, stavano per metterlo alla gogna, soltanto per aver rubato un pezzo di pane dal mercato. Era tutto pelle ed ossa e si capiva ad un miglio di distanza che era affamato. Mi aveva fatto pena e così avevo saldato il suo debito e l'avevo preso con me, come valletto. In realtà non ne avevo bisogno, ma almeno l'avevo tirato via dalla strada.
- Francis, tutto bene? -
- Sì, Capitano. Ho saputo che c'è una donna a bordo! - disse gonfiando il petto.
- Sì. Non farti strane idee, ragazzo! - lo misi in guardia.
- Che strane idee? - domandò lui, schietto.
STAI LEGGENDO
Finalmente libera
Pertualangan- Smettetela! - strillò indignata, alzandosi e facendo stridere le gambe dello sgabello sul cassero - Non avete alcun diritto di farmi questo! Prima mi rapite e giocate con me, seducendomi, inducendomi ad abbassare la guardia. Scavandovi un passaggi...
