James:
Marsilea era riuscita a scappare. Il suo urlo alla vista della mia cattura e del mio ferimento, mi avevano dato, ancora una volta, la prova che un legame ci univa, un filo doppio che legava la mia vita alla sua. Se lei sopravviveva, lo avrei fatto anch'io.
Due soldati mi sollevarono per le braccia, strappandomi con il dolore, dal buio in cui mi ero rifugiato per non provare emozioni. Lentamente si avviarono giù per le strade ingombre di macerie, fregandosene se i miei piedi strisciavano e sbattevano contro le pietre e le rovine cadute dagli edifici.
- Sei fortunato, pirata! Il Comandante ti vuole vivo. Ma forse avresti preferito morire subito - mi disse uno dei due.
- Sarebbe meglio per quello che voi chiamate Comandante, che io muoia presto. - dissi a denti stretti. La ferita mi stava facendo vedere le stelle e continuavo a perdere sangue. Se solo ci fossimo fermati, avrei potuto bendarmi il fianco e sperare che l'emorragia si fermasse. Poi tutto sarebbe dipeso dal sopraggiungere o meno di un'infezione.
Mi gettarono su una barca e mi trovai circondato da altre giubbe rosse. Fossi stato al pieno delle mie forze, forse avrei tentato la fuga, gettandomi in mare, ma con questa ferita non sarei riuscito a fare nemmeno una bracciata a nuoto. La mia unica possibilità di fuga erano i miei uomini.
Sfilammo silenziosi sulla superficie del mare, tra le varie navi distrutte e bruciate che, solamente quella mattina, erano attraccate a Tortuga. Forse facendolo apposta, i soldati navigarono accanto alla mia nave. La Breath of Life era mezza distrutta. Una cannonata l'aveva trapassata da parte a parte, spaccando l'albero maestro. Le vele e il sartiame erano bruciati e la vela con il teschio e i femori incrociati giaceva in acqua, ancora attaccata all'albero maestro. I vetri erano esplosi ed era tutta annerita. Laddove c'era stata la scritta dorata con il nome ora non v'era più niente. Sentii una rabbia montarmi dentro. Quella nave era stata la mia casa per lunghissimi anni. Anni passati a strofinare il ponte, a lucidare i pomelli delle porte delle cabine, a sistemare il sartiame fino a diventarne il Capitano. Mi si spezzava il cuore a vederla ridotta così.
- Nostalgia? - chiese uno dei soldati con un ghigno malevolo sul viso - Non ti dovresti preoccupare. Ben presto scoveremo anche il resto della tua ciurma, così potrete essere impiccati tutti insieme! -
Ne dubitavo fortemente. Ci allottammo dalla costa e presto giungemmo alla Queen Mary. I soldati prima di alzarmi, mi misero i ceppi ai polsi e, visto che riuscivo a tenermi in piedi a stento, mi colpirono il fianco sano con il calcio di un fucile. Barcollai, ma riuscii a trovare l'equilibrio per restare in piedi. Il capo chino, cominciai la lunga arrampicata su per la scaletta. La ferita continuava a sanguinare e la perdita copiosa di sangue mi stava annebbiando la vista. Strinsi i denti per non cadere incosciente di sotto. Se fosse successo, molto probabilmente sarei morto annegato.
- Allora chi abbiamo qui? - chiese il Comandante Simmons.
Anche se stavo ancora salendo la scaletta, la sua voce odiosa, l'avrei riconosciuta ovunque.
- Comandante, abbiamo catturato il pirata Conroy! -
Ma per i sette mari! Era tanto difficile ricordarsi di mettere un Capitano davanti al mio cognome?! Evidentemente per quella sottospecie di uomo paleolitico che era la Marina di Sua Maestà, sì.
- La ragazza? -
-È scappata nella giungla, Comandante. Abbiamo lasciato alcuni dei nostri indietro a cercarla. Non riuscirà a scappare! -
- Molto bene Tenente. Tornerete anche voi a terra. Dovrete assicurarvi che non le torcano un capello. Per quanto riguarda il pirata, mettilo in cella. Se è ferito medicatelo. Lo voglio morto sul patibolo, non in segreto in una cella. -
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Finalmente libera
Aventura- Smettetela! - strillò indignata, alzandosi e facendo stridere le gambe dello sgabello sul cassero - Non avete alcun diritto di farmi questo! Prima mi rapite e giocate con me, seducendomi, inducendomi ad abbassare la guardia. Scavandovi un passaggi...
