Marsilea
Era semplicemente svanita nel vento. Di lei, della casa, non v'era più traccia. Il vento sferzava i miei capelli, mandandomeli tutti in faccia, ma ero ancora ferma là. Quella strana signora mi aveva lasciato così tante domande a cui rispondere, che la testa mi scoppiava.
Sentivo il suo sguardo su di me, anche se eravamo lontani. L'aveva visto nella piazza che mi fissava. Sembrava sorpreso di avermi vista avviare verso di lui. Voltai le spalle al posto che fino a poco prima aveva ospitato la casa e la vecchia e cominciai a scendere verso il centro del borgo.
Lui era là che mi aspettava. L'avevo visto solo mezza giornata, eppure, mentre lo raggiungevo, una sensazione mai provata prima riaffiorò in me. Era la stessa che mi aveva fatto abbassare la guardia la notte prima. Un'emozione che in ventisette anni non avevo mai provato. Se il mare mi trasmetteva pace, serenità e senso di libertà; lui sembrava rappresentare quel porto sicuro che ogni naufrago disperatamente cerca.
- Che cosa mi avete fatto? - pensai tra me e me, mentre mi avvicinavo a lui.
- Vorrei dissentire. Cosa mi avete fatto voi?! - protestò lui.
Oh per mille riserve di rum! Non avevo solamente pensato?
Cretina! Evidentemente no!
La mia coscienza sempre molto delicata, come un arpione scagliato contro una balena.
- Non vi ho fatto proprio nulla! - esclamai alzando gli occhi al cielo - Siete stato voi a trascinarmi in questa storia! Come facesse la vecchia a essere convinta che siete invaghito di me, proprio non lo so! - bofonchiai incrociando le braccia.
- Perché? Speravate che lo fossi? - mi chiese ammiccando e prendendomi a braccetto. Mi divincolai prima di rispondergli
- Per mille spingarde! No! - ma forse misi un po' troppa enfasi nella negazione. Il suo sguardo si fece affilato sul mio volto e sentii la temperatura aumentare. Ero sicuramente arrossita.
- Se volete raccontarvela -
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James
Il vento le stava scompigliando i capelli ricci e ribelli e il mio cuore saltò un battito. Sapevo che mi aveva visto e un velo di paura era calato su di me. Ero convinto che sarebbe scappata, scappata nuovamente da me. Con mio sommo stupore, invece, Marsilea si era voltata e camminava verso di me. Quando mi raggiunse sospirò ed io sentii chiaramente la velata accusa che mi rivolse.
- Vorrei dissentire. Cosa mi avete fatto voi?! - le risposi.
Marsilea alzò lo sguardo su di me, sorpresa, come se non si aspettasse una risposta. Andavamo proprio bene. Era convinta di averlo solo pensato. Un sorriso sornione illuminò il mio volto e si allargò ancora di più alla risposta che mi dette per trarsi d'impaccio.
- Perché? Speravate che lo fossi? -
Le sue guance s'imporporarono e io seppi che la mia presenza le metteva agitazione. La sua negazione era stata troppo frettolosa e troppo enfatizzata, la ragazza non sapeva mentire. Almeno, non sulle sue emozioni. Se voleva restare viva doveva cominciare ad imparare a farlo, però.
- Se volete raccontarvela! - le dissi. Poi per venirle incontro, cambiai argomento - Dovete imparare a mentire meglio. -
- Io non voglio imparare a mentire! -
- Se volete sopravvivere, lo farete; Milady -
******
Marsilea
Lo sapeva. Sapeva chi ero. Adesso ero fregata.
- Come lo sapete? -
- So molte più cose di voi. Una volta sulla nave, vi racconterò tutto, tutto ciò che so e che suppongo su vostro padre. -
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Finalmente libera
Petualangan- Smettetela! - strillò indignata, alzandosi e facendo stridere le gambe dello sgabello sul cassero - Non avete alcun diritto di farmi questo! Prima mi rapite e giocate con me, seducendomi, inducendomi ad abbassare la guardia. Scavandovi un passaggi...
