Remavo come una disperata verso la costa, i miei occhi sempre fissi sulla Queen Mary mezza distrutta. L'albero maestro pendeva triste a tribordo e il vascello era terribilmente inclinato su quel lato. Le secche erano state spietate per la Compagnia delle Indie, ma per me furono una salvezza. Sola a bordo della scialuppa mi allontanavo sempre di più da quella carcassa che mi aveva tenuta prigioniera, perché anche se mi avevano definito "ospite", ben sapevamo che ero una prigioniera, condannata alla sua pena: il matrimonio.
Ora, merito delle secche e forse anche un po' del Capitan Conroy (che per inciso non avrei mai ringraziato), potevo inseguire la mia libertà. Il sole caldo e lo sforzo mi stavano facendo sudare. I muscoli delle spalle dolevano, ma strinsi i denti. Più acqua mettevo tra me e i miei inseguitori, meglio era. I pantaloni scuri mi si attaccavano alle gambe, la camicia bianca era diventata trasparente e respiravo sempre con più fatica. Quando cominciai a pensare che sarei morta su quella scialuppa, dal caldo e dallo sforzo (chi mai si sarebbe aspettato che remare fosse così faticoso) i remi toccarono la sabbia bianca della riva.
Guardai verso il mare, lontano, dove la Breath of Life stava salpando via, lasciandosi dietro la Queen Mary. Un sorriso di speranza nacque sul mio viso e con gambe tremanti sbarcai a terra. Ero veramente libera. Libera di andare dove volevo. Posto nuovo, vita nuova. Feci qualche passo fino a raggiungere uno scoglio e mi ci si sedetti. Respirai profondamente e poi immersi le mani nell'acqua cristallina, portandomene un poca, tra le mani a coppa, al viso per sciacquarmelo. Sapevo che di lì a poco la pelle mi avrebbe tirato per via del sale, ma avevo un disperato bisogno di togliermi l'appiccicaticcio e l'odore di sudore da dosso.
Scrollai le mani per togliere l'acqua in eccesso e con ritrovato vigore mi addentrai nel palmeto, alla ricerca del borgo più vicino.
Tutto intorno a me era così diverso da Port Royal. Le palme erano giganti, distanziate, come se stessi attraversando una piantagione, anche se non ne avevo mai vista una prima. Alzai lo sguardo e oltre alla vastità del cielo azzurro, terso e senza una nuvola, c'erano un'infinità di cocchi. Alcuni ancora verdi, altri con già la peluria marroncina tipica. Continuai a procedere finché non arrivai a una radura. Dall'altra parte di questa, v'era un borgo che si affacciava su una splendida baia. All'orizzonte non si vedeva nulla se non la distesa piatta del mare. Nessuna nave, nessun pericolo. Tirai un sospiro di sollievo, credendo che James Conroy avesse smesso di darmi la caccia, che vedendomi scappare come una codarda, perché era così che mi sentivo quando l'avevo guardato, avesse deciso che prendermi non ne valesse la pena. Una fitta di delusione verso me stessa mi colse. Ero delusa perché non mi ero dimostrata all'altezza, perché non lo avevo affrontato, perché avevo preferito la fuga che combattere accanto a quel pirata che aveva messo a repentaglio la sua vita per me.
Da dove mi vengono questi pensieri?
Secondo te!? Sono ore che cerco di dirti, anzi dirci, che ti sei invaghita di lui!
Taci! Non sono come tutte le altre, che svengono ad un suo sguardo!
Se lo dici tu!
Quella bastarda della mia coscienza, del mio cuore o di entrambi, mi propose immagini, ricordi e sensazioni così intensi che sembravano avvenire in quel momento. Così ferma, immobile, al limitare della radura, baciata dal sole, col vento che sollevava i miei capelli, come a voler alimentare il fuoco che mi stava bruciando dentro, tremai; assolutamente sopraffatta dalla carezza sulla mia pelle che la sua voce mi procurava, da quello sguardo di brace che mi incendiava il sangue nelle vene, da quel maledetto incantesimo che in qualche modo quel maledettissimo, strafottente, canaglia di pirata aveva lanciato su di me.
Scossi la testa per riprendermi da quell'assalto a tradimento, come se tutti quei ricordi fossero di una vita intera, quando la mera realtà era che appartenevano ad una manciata d'ore, durante le quali ci eravamo insultati e fregati a vicenda. Ripresi a camminare, un passo dopo l'altro, un piede davanti all'altro. Dovevo trovare un lavoro, guadagnare dei soldi e salpare verso altre coste. Coste dove avrei potuto nascondermi da loro. Tutti sapevano che ero approdata qui e se mi stavano ancora cercando, sarebbero arrivati anche a questo borgo.
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Finalmente libera
Avventura- Smettetela! - strillò indignata, alzandosi e facendo stridere le gambe dello sgabello sul cassero - Non avete alcun diritto di farmi questo! Prima mi rapite e giocate con me, seducendomi, inducendomi ad abbassare la guardia. Scavandovi un passaggi...
