20.

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Pioveva.
Giulia era seduta nella panchina esterna della casetta ammirando il cielo che piangeva.
Chissà perché piange così tanto stasera.
Si chiedeva.
A volte il cielo sembrava proprio rispecchiare ciò che sentiva lei e lei si sentiva sempre più vulnerabile man mano che l'edizione di Amici stava per giungere al termine.

Si accorse che due occhi la stavano osservando.
Era lui.
In cucina con in mano una delle sue solite tisane allo zenzero.
Era molto abitudinario in questo.

Tutte le sere, dopocena andava in camera, si metteva il pigiama, andava in bagno si pettinava e poi andava i cucina a preparare due tisane.
Una per lui e una per lei.
Lo faceva da tantissimo tempo oramai.

Il tempo in quella casetta passava in una maniera tutta sua.
Un giorno equivaleva a un mese.
La crescita era costante e non vi era un attimo neppure per prendere fiato che bisognava continuare a migliorare.

Quel giorno però per lei era stato difficile.
Più del solito.
Ora era confident, poteva dirlo ad alta voce.
Non le importava più se la vedevano senza trucco.
Non le importava più se ne sorridere le si vedevano i denti.
Non le importava e basta.

Non lo avrebbe mai immaginato.
All'interno di un contesto televisivo poter riuscire ad apprezzarsi così come si è era un fatto molto strano.
Se temi ciò che pensano colori che ti stanno vicino è quasi del tutto impossibile fregarsene di ciò che pensano gli altri ma per lei tutto ciò aveva funzionato alla grande.

Era uscita dalla sua bolla e con l'aiuto di persone estranee era riuscita a considerarsi bella.

Persone estranee che poi ora erano la sua famiglia.

Si era persa nei suoi pensieri come al solito e finalmente dopo una giornata di musi lunghi, che non la avevano mollata un secondo, era riuscita ad alzare gli angoli della bocca a modi sorriso.

Lui la ammirava.
Era così fiero di lei.
Si era stupito come un bambino quando i suoi occhi avevano cominciato a riempirsi di lacrime nel momento in cui lei aveva preso la maglia del serale.
Si era stupito di quanto si fosse emozionato per l' entrata di Giulia, di più rispetto alla sua stessa.

Era proprio cotto.
Pensò lui.

Quando la tua felicità va di pari passo alla felicità della persona che ti sta a fianco significa che i due mondi si sono incrociati e non vogliono più vivere senza l'altro.

Per lui era esattamente così.
Un po' come quella formula strana che dice che se due sistemi interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possono più essere descritti come due sistemi distinti, ma in qualche modo, diventano un unico sistema.

Era sempre stato un gran cervellone eppure non riusciva a ricordare il nome di quella legge, teoria o formula che definiva perfettamente la sua relazione con Giulia.

Prese il computer e cercó.

L'equazione di Dirac.

Ecco come si chiamava.

Uscí sul porticato e lei si voltò subito come se avesse percepito la sua presenza.

"siamo l'equazione di Dirac" esclamò lui sorridendo.

'mannaggia quanto è bello' pensò immediatamente lei.
E poi con faccia confusa disse "eh?"
Lui si mise a ridere e le spiegò quell'equazione.

A lei la fisica aveva sempre fatto schifo.
Non che le altre materie le piacessero fuori di misura eh, ma la fisica e la matematica per lei erano davvero una lingua aliena, sconosciuta.
Le piacque però quando fu Sangiovanni a spiegargliela.
Le parve più semplice.
Si rivide all'interno di quell'equazione e capì perché Sangio le aveva detto che loro fossero l'equazione che le stava spiegando.

"sei fantastico, davvero. Non potrei esser più grata di averti al mio fianco"

Poi però le cominciarono a frullare in testa dei pensieri negativi e quindi prese il diario che aveva a fianco e scrisse: anche se magari smetterò di piacerti o smetterai di " quererme" fuori da qui, continuerai ad esserci per me?
(te lo scrivo perché se provo a dirlo mi viene da piangere).

Passò il diario a Sangio che lesse attentamente quelle parole. Poi serio come non mai prese la penna che aveva usato Giulia qualche istante prima e scrisse un gigantesco SÌ.

"ma perché avevi dubbi?"
Lei nascose il volto.
Lui le si avvicinò e le alzò il viso con due dita.

"non pensarlo nemmeno, io ci sarò sempre e non ti sbarazzerai di me così facilmente Giu, io ti amo"

"allora vieni a Roma?"
"si" rispose lui di getto, senza pensarci troppo.
"e dove stai?" chiese lei in fibrillazione.
"da te"
"da me? ahahaha"
"e si, dove devo stare?"
"da me"

Entrambi non sapevano ancora cosa sarebbe successo nel futuro recente.
Nessuno poteva saperlo.
Ma di una cosa erano sicuri.
Non avrebbero mollato la spugna facilmente.
Entrambi erano sue artisti infinitamente complessi, ma avrebbero tentato in tutti i modi di far funzionare la loro storia.

Dopo una dura giornata di lavoro estenuante fisicamente per lei ed emotivamente per lui, che stava provando i pezzi per la Finale, starsene accoccolati ammirando la pioggia scendere dal cielo con una delicatezza innata era una delle sensazioni più belle del mondo.

"aspetta Sangio ma quindi devi modificare una cosa..."
" e che cosa?" domandò quest'ultimo leggermente confuso dalle parole della ballerina.
"in Tutta la notte dici 'col mio anello al dito e una casa a Milano, all'ultimo piano' ... se vieni a stare a Roma devi dire col mio anello al dito e una casa a Roma, respirando il tuo aroma(?)"
e scoppio a ridere, le venne quella rima così di getto e le sembrava non avere alcun senso.
Eppure a lui, il fatto che lei avesse modificato una canzone per adattarla alle loro scelte aveva fatto davvero piacere.
"sai che sei stata brava, una rima così non mi sarebbe mai venuta in mente mi piace, ma io tra un po' di anni ci vedo a Milano, qua a Roma finiamo la scuola, prima ne parlo coi miei, mi trasferisco giù e andiamo nello stesso liceo così poi prendiamo la maturità e poi ci dedichiamo alla nostra arte e non c'è posto migliore di Milano sai"

"A Milano ci sono stata poche volte"
"Pure io, è il posto perfetto per cominciare la nostra vita insieme"

Le partì il cuore a mille.
Lui che parlava di progetti insieme.
Lei sognante che stava ad ascoltarlo.
I progetti che stavano facendo.
Tutto questo per lei era meraviglioso.
Era l'ennesima conferma che lui ci tenesse davvero e che tanto quanto lei voleva far funzionare tutto.

"sai, ci devo pensare...non sono sicura di volerti a Roma sempre"
disse lei, trattenendo le risate.
Lui diventò serissimo.
"eh no cara Giuliè mi ha scelto e mo' adesso me tieni"
rispose lui imitando l'accento romano che la caratterizzava.
Cominciarono a ridere come degli scemi.
Lui cominciò a farle il solletico e lei si dimenò a più non posso.

Erano davvero complementari.

Avevano trovato la persona con la quale tornavano bimbi e cosa più rara non c'è.

BOLLICINEDove le storie prendono vita. Scoprilo ora