Capitolo 5 (Questione di dominio)

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(MACA's POV)

Mi sveglio con la luce del sole che entra dalla finestra, sentendo come i suoi raggi scaldino il mio viso. Strizzo leggermente gli occhi, per poi stirarmi.
Gemo lievemente di dolore per i lividi provenienti dalla notte scorsa, ritornando subito alla realtà, e ricordandomi dove sono, ma soprattutto con chi.
Mi metto seduta, tirandomi il piumone bianco sul corpo, per metà nudo, poiché non indosso i pantaloni, ma solo una maglietta nera.
Sfrego leggermente i miei occhi, per poi passarmi le dita tra i capelli biondi, ancora sotto shot per quello che è successo: non posso credere che Zulema abbia tanta cattiveria dentro.
Ma è così.
Non penso abbia niente di buono, solamente un buco nero e profondo, impossibile da riempire e curare.
É un'anima in pena, e non so cosa sia stato a renderla così: è terribilmente senza cuore, insensibile e pronta ad uccidere a sangue freddo.
É piena di vendetta, di rancore, e soprattutto non tiene a nessuno.
Forse la vita l'ha spezzata, in fondo lo fa con tutti, con più o meno forza. Credo che ci metta alla prova, per vedere quanto siamo forti e per farci trovare quella forza che tutti dovrebbero avere. Questo non giustifica la sua durezza però, che a volte sembra insormontabile.
Capisco bene cosa significa soffrire, e forse quello che ho passato io non è minimamente paragonabile a quello che ha distrutto Zulema, ma so che è dura a volte rialzarsi.
Entro in bagno, con la voglia di fare una doccia, in modo da riflettere sul modo in cui mi ha sbattuta sul pavimento, su quella mano che mi impediva di respirare, e su quegli occhi così dannatamente penetranti.
Sono di un verde intenso, ed è difficile dimenticarli.
Se mi volesse morta, probabilmente sarei già in una sacca per cadaveri, ma non per questo ho meno paura: se dovesse scoprire la mia vera identità non durerei un secondo.
Mi guardo allo specchio, e noto quanto il mio collo sia ricoperto da sfumature violacee. È davvero un brutto livido.
Lo sfioro, sentendo male solo con questo piccolo gesto, per poi scuotere leggermente la testa, con una lacrima che mi riga il volto.
Una di quelle che ardono sulla pelle.
Una di quelle che si lascia uscire per la rabbia, impossibile da controllare.
Entro nella doccia, per poi far cadere l'acqua sulla mia testa, rilassandomi leggermente. Sfrego lo shampoo nei miei capelli, sentendo la schiuma morbida sotto le dita, e rilassandomi completamente, nella speranza che quell'ansia che non smetto di provare da quando sono qua, se ne vada.

Busso leggermente alla porta in legno pregiato, sentendo poi una vocina esile rispondermi dall'interno. Sorrido, sapendo che è già sveglia, per poi entrare: la luce arriva soffusa dalle tende ancora tirate, e noto Bonnie coperta dal suo piumone grigio chiaro, facendomi sorridere.
"Hey..." sussurro.
"Kat...ciao" dice sorridendomi felice. Si muove, cercando di mettersi dritta, ma geme di dolore, a causa della gamba terribilmente ferita.
"Piano, piano" affermo avvicinandomi rapidamente a lei, per poi aiutarla.
Si sistema, e successivamente mi afferra la mano, stringendola forte.
"Non so come ringraziarti..." le sorrido, ma non faccio in tempo a parlare che un forte schiaffo si stanzia sul mio viso.
"Ahia cazzo! Cosa fai?!" Dico guardandola, con la faccia pervasa dallo sgomento.
"Non fare mai più una cosa simile! Avrebbe potuto ucciderti! Non sfidare Zulema...ti prego..." abbassa lo sguardo, mentre io corruccio il mio, cercando di capire perché è così terrorizzata da Zulema.
"Perché la temi tanto?" Mi guarda, con gli occhi terribilmente lucidi, per poi scuotere la testa.
"Credimi...non vuoi saperlo. Ora forse è meglio che vai...hai mangiato?"
"Ma Bonnie..."
"Kat...per favore. Vai" la guardo negli occhi, passando lo sguardo su uno e poi sull'altro, notando il dolore che trapela da essi.
Zulema deve averle fatto qualcosa di grave, e per quanto voglia sapere cosa sia, non posso insistere su questo con lei.
Annuisco, per poi stringerle la mano.
"Chiamami per qualsiasi cosa" annuisce, sorridendomi sincera, mentre io mi alzo, lasciando la stanza.

"Buongiorno suicida" alzo gli occhi al cielo alla battuta di Damon, che fa riferimento alla scorsa sera, per poi sorridere.
"Buongiorno stronzo" tutti scoppiano a ridere, compresa me, per poi dirigermi verso la cucina, cercando qualcosa da mangiare.
Percorro il corridoio, per poi aprire la porta, trovando la stanza vuota.
Meglio così, oggi non ho tanta voglia di socializzare, voglio solo concentrarmi sulla missione, cercando una soluzione.
Mi avvicino alla macchinetta del caffè, per poi prendere una capsula e inserirla all'interno di quest'ultima. Il profumo di caffè pervade la stanza, facendomi sorridere leggermente.
In ufficio sono famosa per il mio amore verso il caffè.
"Come va la gola? Mh?"
Sussulto nel sentire quella voce alle mie spalle, facendomi paralizzare sul posto. Non so cosa fare, come comportarmi, come reagire.
Senza nemmeno essermi girata, so che su quella faccia dai lineamenti particolari c'è stampato un ghigno, in segno di soddisfazione per avermi lasciato il segno.
Stringo un pugno, per poi rimanere immobile, con gli occhi chiusi e il cuore a tremila: lo sento battere nella vena del collo, come se stesse per esplodere.
I suoi passi, udibili per i suoi scarponi neri e pesanti, riecheggiano nella stanza, facendomi capire che si sta avvicinando.
Sento il suo corpo dietro il mio, e il suo fiato vicino all'orecchio destro, che mi sposta leggermente i capelli in quella zona.
"Fammi un caffè biondina"
Rabbrividisco nel sentire quelle parole quasi sussurrate al mio orecchio, per poi voltarmi verso di lei, che ha quel suo sorriso del cazzo sul viso.
Noto che i suoi occhi cadono sul mio collo, come se vogliano ammirare ciò che lei stessa mi ha fatto la notte scorsa.
"Non sono la sua serva" dico seria, mentre lei si asserisce, guardandomi negli occhi con uno sguardo di fuoco.
La sto sfidando tanto, ma tutto ciò che voglio, in questo momento, è non darle la soddisfazione di vedermi impaurita e sottomessa.
Non avrà questo da me, ne ora, ne in futuro.
Faccio per avanzare oltre lei, ma fa un passo in avanti, facendomi indietreggiare contro al ripiano dietro di me. Sento come la mia schiena prema contro quest'ultimo, mentre lei mi osserva in modo fermo, duro, severo.
"Tu fai quello che ti dico di fare. Hai capito?"
I nostri occhi si fissano: fuoco nel fuoco, verde nel verde.
Se qualcuno entrasse in questa stanza, sentirebbe la tensione e la sfida che si sono creati in meno di un secondo.
"Io sono qui per far parte della sua squadra. Non per essere una sguattera. Se vuole il caffè, quella è la macchinetta" dico indicandola, avvicinandomi terribilmente al suo viso.
Sbuffa una risatina, per poi scuotere leggermente la testa, senza mai distogliere lo sguardo dal mio.
Dentro di me sento ardere un fuoco enorme, che non sentivo da moltissimo tempo.
Adrenalina.
Sfida.
Non so cosa questa donna mi susciti dentro, ma mi fa scattare la parte ribelle e senza freni.
Sorrido anche io di rimando, mantenendo la sfida che ormai non riesco a togliermi dal viso, per poi arrivare al suo orecchio.
"Tanto diciamo la verità. Se mi volesse morta, lo sarei già".
Torno a guardarla, e noto che non ha più quel sorriso strafottente sul viso, ma solo uno sguardo serio.
Sto minando la sua autorità nei miei confronti e si sente probabilmente minacciata dalla mia forte personalità.
Annuisce, per poi avvicinare il suo viso al mio: le sue labbra sono vicinissime, tanto da sentire il suo fiato sulla pelle; i suoi occhi mi penetrano persino l'anima, e il suo corpo si attacca al mio, facendomi sentire in trappola.
Le sue dita sfiorano la mia gola, facendomi fare una lieve espressione di dolore.
Fa una piccola pressione, costringendomi a gemere, per poi far tornare la soddisfazione sul suo viso.
"Per ora sei viva si. Ma non avere troppa sicurezza sul fatto che rimarrai tale a lungo" deglutisco, asserendomi, per poi abbassare lo sguardo.
Afferra i miei capelli, costringendomi ad alzare la testa.
"Pretendo che mi guardi quando ti parlo"
I miei occhi tornano nei suoi, che noto osservare tutto il mio viso.
"Sei fortunata che sei un'ottima risorsa. Devi imparare a stare al tuo cazzo di posto" stringe la presa, facendomi gemere.
Mi osserva per alcuni secondi, per poi mollarmi, e allontanarsi dal mio corpo. Mi sposta con una piccola spinta, per poi appoggiare il mio caffè, ormai ghiacciato, sul ripiano della cucina.
Senza nemmeno guardarmi, comincia a parlare, facendosi il caffè.
"Sta sera avrai un incarico"
"Che? Solo io"
"Esatto"
"Perché non tutti?"
"Perché tu sei la più idonea a compierlo" la guardo, e seguo tutti i suoi movimenti, corrucciando lo sguardo.
Ha notato la mia bravura, e questo può starci, ma come dovrei fare questa cosa, qualsiasi sia, da sola?
"Di cosa si tratta?" Azzardo, ma dalla sua bocca non esce niente, se non aria che soffia sul caffè bollente.
Si incammina verso la porta, per poi parlare solo all'ultimo.
"Alle 20 al bunker"
"Cos'è il bunk-"
Non faccio in tempo a finire la domanda che se ne va, lasciandomi con mille domande nella testa, e con l'idea di dover compiere un incarico di cui non so assolutamente niente.

𝙱𝚛𝚘𝚔𝚎𝚗 𝚂𝚘𝚞𝚕𝚜Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora