(MACA's POV)
"Macarena cazzo svegliati!"
Apro lentamente gli occhi mentre sento la testa esplodere e gli occhi ancora offuscati.
Fatico a capire bene cosa sta succedendo, mentre sento che vengo squassata molto forte.
Cerco di riprendere la vista, ma anche la poca luce che c'è mi fa male agli occhi, probabilmente per le pupille dilatate.
"Cazzo Macarena rispondi. Stai bene? Sei ferita?"
Sento i miei muscoli dolere ad ogni movimento, mentre mi riesco a rialzare, con l'aiuto della Riccia e di un'altra mia collega.
Mi fanno appoggiare al muro retrostante, mentre mi porto una mano alla testa.
I tacchi che ho ai piedi rendono difficile stare dritta, e se fino a qualche ora fa adoravo come mi stavano, in questo momento li odio.
La vista piano piano sembra tornare, ma non riesco a ragionare lucidamente.
Le loro parole mi arrivano come un rimbombo alle orecchie, poco chiare.
Quella stronza.
Pensavo fosse vero quello che stava facendo, vedevo com'era presa dal momento, ma forse non abbastanza.
Forse il suo lato attento e astuto ha prevalso sul fatto che fosse eccitata di essere qui con me.
Probabilmente il pensiero che tutto quello che stesse accadendo fosse sbagliato l'ha riportata alla lucidità.
Le ha fatto ricordare per cosa lo stava facendo.
Oppure ha finto sin dall'inizio, e io sono troppo offuscata da ciò che provo per capire quale sia la realtà.
"Macarena ti prego"
"Sto bene" dico quasi in un sussurro.
Ha usato la stessa tecnica che avevo usato per entrare nelle sue grazie in quell'operazione che ho fatto con lei.
Per la quale si è quasi congratulata, a suo modo.
Butto fuori tutta la rabbia e la frustrazione del momento con un urlo forte, che si disperde nel cielo troppo aperto e nei rumori troppo forti che provengono dalla città.
"Maca ascoltami. Non so cos'è successo ma ora non c'è tempo per questo"
Guardo la mia amica accanto a me, che noto solo ora essere profondamente preoccupata.
I suoi occhi parlano, il suo respiro è accelerato, e il suo petto si alza e si abbassa con molta rapidità.
Mi stavo focalizzando sul fatto che mi avesse lasciata li dopo avermi fatto credere che volesse esattamente quello, invece capisco solo ora la verità.
Quasi come per magia la lucidità torna nella mia testa, e la paura va a sostituire i sentimenti di prima.
Adrenalina.
Non so se sapevate che la liberazione di adrenalina è legata alla percezione di stimoli come minaccia fisica e paura, eccitazione, forti rumori, luce intensa ed elevata temperatura ambientale.
Tutti questi stimoli vengono elaborati a livello ipotalamico, dove evocano una risposta del sistema nervoso.
L'adrenalina viene rilasciata nel corpo per permetterti di scappare o salvarti in situazioni che il cervello reputa pericolose.
Mi alzo di scatto dal muro, guardando i miei tre colleghi davanti a me, mentre sento le mie mani tremare.
Mi ha usata.
Mi doveva distrarre perché ero l'unica a conoscere le persone li dentro.
Ero l'unica che poteva fermarla.
Invece mi sono fatta abbindolare dalle sue parole, dall'attrazione che mi provoca.
La minaccia era reale.
"Dov'è Rebekah?"
Chiedo con quella preoccupazione lancinante a invadermi lo stomaco.
Le parole escono a fatica, mentre nella mia testa ci sono milioni di pensieri contrastanti e spaventatosi al tempo stesso.
"Non riusciamo a trovarla Maca. L'abbiamo cercata ovunque. Non risponde all'auricolare. Ne al telefono"
Mentre io ero qua a godere delle sue attenzioni, mia sorella è stata portata via.
Comincio a camminare, stringendo i pugni, mentre cerco di capire cosa fare.
Non può averla uccisa.
L'avremmo trovata.
Deve averla portata con se.
E questo mi fa capire che vuole qualcosa, altrimenti se l'avesse voluta morta lo sarebbe.
Mentre scendiamo le scale riaccendo con una mano il mio auricolare, cominciando a sentire le varie voci che propongono idea una dietro l'altra.
"Richard mi senti?" dico mentre arriviamo nella hall centrale.
"Ferreiro. Porca troia dov'eri finita?"
"Mi ha tramortito qualcuno. Ero andata sul tetto per controllare se vedevo qualcosa di sospetto, e qualcuno mi ha colpito la testa alle spalle"
Mento.
Il senso di colpa mi pervade, e continuo a dannare me stessa per quanto sono stata stupida e ingenua.
Sapevo di cos'era capace, e ho comunque abbassato la guardia.
Ho davvero pensato che se fosse stata con me non avrebbe fatto niente.
"Okay" fa una pausa dopo averlo detto, come se avesse timore a dirmi altro.
Ma io lo so già.
"Tua sorella è sparita" aggiunge poi, con voce quasi scarsa, cosa che non mi sarei mai aspettata da un uomo come lui.
"Lo so. Mi è venuta in mente una cosa. Quando stavo con loro usavano dei van neri. Avevano targhe spagnole non americane"
"Ottimo. Mando gli elicotteri e i riconoscimenti dei semafori o qualsiasi telecamera stradale"
Mentre questa conversazione avviene, usciamo dall'hotel che ospitava il gala, dirigendoci verso le macchine.
Io e la riccia saliamo sulla stessa, mentre altre cinque si uniscono a noi, al setaccio intero della zona.
"Usiamo la solita tecnica. Lo sapete come funziona. Setacciate a griglia. Ognuno ha la sua zona"
Io e la Riccia ci guardiamo, mentre guido con le sirene spiegate ad una velocità elevata.
"Maca e se-"
"Non l'ha fatto.
Se l'avesse voluta uccidere l'avrebbe fatto.
Senza nemmeno preoccuparsi di nascondere il cadavere.
Credimi. Rebekah è viva"
Digito rapidamente sullo schermo della macchina, conoscendo molto bene quel numero che mai ho scordato e che mai ho potuto salvare in rubrica.
Se facesse del male a mia sorella la ammazzerò, fosse anche l'ultima cosa che faccio.
"Cosa stai facendo?"
Guardo la ragazza accanto a me, mentre il telefono inizia a squillare.
"Riccia tu non c'entri niente con questo.
Okay?
È solo colpa mia.
Non mi dovrai nemmeno coprire.
Ma ti prego devi fidarti"
Annuisce e dopo pochi squilli la telefonata si aggancia.
Un sospiro mi nasce spontaneo nel petto.
Ringraziando forse quella piccola presa che ho ancora sulla mora.
"Ciao Macarena"
La voce roca risuona nella macchina.
"Brutta pezza di merda. Dove cazzo è mia sorella?"
Alzo la voce di molti toni, preoccupandomi del mio stato poco razionale.
"Calmati biondina.
Ti verrà un ictus se ti agiti in questo modo.
Se continui cosi tornerai com'eri stamattina in quella palestra"
Nel sentire quelle parole vedo sorpresa mista a sgomento sulla faccia della ragazza accanto a me, che fa scattare il suo sguardo sul mio volto.
Faccio lo stesso, cercando di chiederle scusa silenziosamente.
Cercando di darle spiegazioni che ora non posso darle.
"Zulema non ho voglia dei tuoi giochetti di merda.
Dove.
Cazzo.
Sei"
Scandisco molto bene le ultime tre parole, mentre la rabbia si mescola alla paura e la mia mascella si serra.
"Sei sicura?
Mi sembrava ti piacessero molto su quel tetto"
Chiudo per un secondo gli occhi, sapendo che la riccia ha uno sguardo di delusione sul volto.
La guardo, con una sincerità che non avevo da molto, per poi lasciar scendere una lacrima sul mio volto.
"Ti assicuro che non ci vorrà tanto per trovarti.
Tutta l'fbi è sulle vostre tracce.
Non ci metteremo molto a trovare i vostri van.
Non siete partiti da molto" aggiungo, cercando di non far arrivare alla mora la mia debolezza o esitazione.
Silenzio dall'altra parte, per poi sentire una risata amara che mi fa stringere forte il volante.
"Pensi davvero di riuscire a prendermi?"
Un sorriso nasce sul mio volto quando riconosco alla perfezione il van con una targa spagnola a due macchine di distanza dalla nostra.
"E tu le senti le sirene Zulema?"
Accelero, sfrecciando rapidamente tra le macchine, cosa che fa anche il van.
L'adrenalina ha spazzato via tutti i sintomi della droga, e questo inseguimento sembra non arrivare mai ad una fine.
Il van gira a destra, in un vicolo stretto, cosa che faccio anche io.
La riccia esce dal finestrino e comincia a sparare.
"Dai cazzo!"
Urlo, in preda all'esasperazione.
La ragazza accanto a me riesce a colpire una delle ruote, facendo sbandare il van, che va a sbattere, fermandosi in mezzo al vicolo.
Sorrido vittoriosa, ma quando vedo lo stesso ragazzino che mi ha servito i drink al bar del gala scendere da quel veicolo, con le mani alzate e un collare al collo che lampeggia, il mio sorriso sparisce.
"Cos'hai fatto Zulema?"
Una risata leggera.
Poi la sua voce riecheggia, facendomi impazzire di rabbia e frustrazione.
"A te la mossa bionda"
La telefono si chiude e le lacrime rigano il mio viso.
"Chiama gli artificieri Riccia.
Subito"
Porto una mano alle labbra, che stringo piano, per poi battere la mano sul volante svariate volte, rabbiosamente.
Fanculo.
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𝙱𝚛𝚘𝚔𝚎𝚗 𝚂𝚘𝚞𝚕𝚜
FanfictionNasciamo tutti con l'anima pura. Bianca. Innocente. E' la vita che, con gli anni e con il tempo, la plasma e la modella, mettendola davanti a sfide continue, e obbligandola a prendere una strada, giusta o sbagliata che sia. Macarena e Zulema hann...
