Sui muri

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Forse è vero quello che ho letto negli ultimi giorni sui social.

Forse è vero che il destino non volesse che io partecipassi a questa edizione, ma che volesse semplicemente che ci incontrassimo. Ma a mente lucida, probabilmente avrei dovuto capirlo dalla prima settimana, quando per nessuno in quella casetta ero importante e solo tu ti sei avvicinato porgendomi la mano e salutandomi, sollevandomi il morale con poche frasi, perché anche tu ti sentivi solo, anche tu avevi bisogno di qualcuno al tuo fianco per poter affrontare quel nuovo percorso e non sarebbe stato facile se non si fosse prestata una persona come me, o te per me.

Perché sembriamo tanto diversi, ma dentro siamo uguali.

La sostanziale differenza è che io affronto i problemi straparlando, mentre tu ti ammutolisci.

Il muto di Bergamo, che ridere.

Anche se ora pure io sono diventato il muto di Bari.

Sai, è così che negli ultimi giorni mi chiamano sui social, ma non posso biasimare nessuno, in fin dei conti è vero. Non riesco a mangiare, non riesco a dormire e non riesco nemmeno a parlare, perché tutto mi ricorda te, ogni momento, ogni mia azione, ogni respiro fatto in un determinato modo mi ricorda un nostro momento felice, o anche i momenti peggiori che però tornerei a vivere se significasse poter passare almeno qualche ora di nuovo insieme a te.

Non riuscire a parlare, però, fa pensare tanto, forse troppo.

Mamma non mi lascia molto tempo da solo, non vuole più che io mi chiuda in stanza e la capisco, ma la notte arriva comunque e con lei tutti i miei pensieri.

Perché sto soffrendo così? Perché sento di aver lasciato a Roma me stesso e di essere a casa solo fisicamente? Perché tutto deve essere così doloroso? Una volta amavo Bari, ora invece la odio perché non è Roma.

Forse la odio perché non ci sei tu?

Perché dovrei odiare un posto in cui non ci sei tu?

Ultimamente mi sono messo a fissare le foto che trovo sui social. Le nostre foto. La maggior parte delle volte sono molto sgranate, ma anche solo da quei piccoli frame mi permetto di ricordare tutti i nostri momenti, di quando mi bastava guardarti negli occhi per sapere che la prossima sfida l'avrei vinta, che il provvedimento disciplinare non mi avrebbe fatto tornare a casa, che la sera sarei tornato nel mio letto, accanto al tuo, a riposare e ad addormentarmi guardandoti dormire.

Ed è proprio questo a confondermi.

Quindi non mi manca la danza? Mi manchi solo tu?

Se chiudo gli occhi posso ancora ricordare la sensazione del maestro che mi dice che devo andare a casa, il sapere di aver lasciato indietro un sogno a causa di un qualcosa che non posso controllare, eppure in quel momento il mio primo pensiero sei stato tu.

Ma perché?

La danza per me è sempre stato tutto. A nove anni ho iniziato a danzare e da lì non mi sono mai fermato. Aspettavo di fare il provino di 'Amici' da molto tempo e quando ho fatto diciassette anni mi sono stupito che mi abbiano preso subito. Ero così felice, così contento, anche se per entrare avrei dovuto fare una sfida. Questo perché la danza è la mia vita, è sempre stato tutto ciò che ho sempre avuto e voluto, non pensavo di aver bisogno di nulla, che nulla sarebbe arrivato ad equipararla.

Ma allora perché sento questo vuoto?

Perché se penso alla danza non sto male, ma se penso a te, mi viene da piangere?

Cos'hai tu che non ha la danza? Perché sei diventato importante quanto il mio sogno?

Ma anche davanti a questa domanda, sono riuscito a trovare una risposta.

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