Brividi

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Lo aveva aspettato per mesi e finalmente tra poche ore lo avrebbe stretto di nuovo. Sapeva di averlo sorpreso, purtroppo lui stesso non si aspettava di tronare a casa così presto, eppure era successo e Christian doveva ammettere di aver vissuto quell'eliminazione precoce non nel modo in cui credeva sarebbe accaduto. Aveva sempre pensato che essere eliminato da 'Amici', sarebbe stata la cosa peggiore che gli potesse capitare, che avrebbe passato una situazione del genere crogiolandosi nelle proprie paranoie, eppure mentre faceva le valigie e usciva dalla casetta, una sensazione di pesantezza aveva abbondato la bocca dello stomaco e più ripercorreva quel tratto di strada che aveva già compiuto qualche mese prima, più sentiva il peso abbandonare anche le proprie spalle, mentre si lasciava indietro i visi tristi dei propri compagni di avventura.

Era stato atroce dover rimanere chiuso per due giorni e non poter contattare i propri familiari, non poter nemmeno utilizzare il telefono e dover vedere il tempo scorrere in modo passivo, fermo su un letto di una stanza d'albergo osservando dalla finestra Roma in tutta la sua bellezza, in tutta la sua contraddizione. Perché Christian aveva sempre amato quella città che gli aveva regalato così tanto, ma che in pochi istanti gli aveva portato via tutto e in cui lui si era ritrovato a vivere per mesi, soprattutto gli ultimi due, senza davvero rendersi conto di cosa stesse accadendo attorno a sé. Era stato ammesso al serale, era sopravvissuto al primo ballottaggio e poi era stato eliminato: eppure di quelle cose non si ricordava nulla, se non la stessa identica sensazione.

Il vuoto.

Aveva cercato di colmarla quella sensazione, di riempire il vuoto nel proprio petto in ogni modo possibile. Aveva stretto amicizia con persone che prima nemmeno degnava di uno sguardo, ma non perché si sentisse superiore o altre cose, più che altro perché non ne aveva mai sentito l'esigenza; aveva iniziato a mostrare reazione esagerate ad ogni avvenimento in casetta, facendo arrivare a dire ai propri compagni, alle volte, che fosse impazzito; ed infine aveva provato a farsi andare bene qualunque tipo di coreografia gli avessero proposto, persino quelle meno belle, lui le aveva provate e riprovate, fino a che il cervello le aveva apprese, forse senza sentirle davvero proprie.

Ma più si era allontanato da quella casetta, più aveva sentito venire meno ogni responsabilità legata a quel programma, più Christian sapeva di sentirsi meglio, più tutto tornava ad avere un senso e ora, fermo sul letto di quella stanza d'albergo, non vedeva l'ora del momento in cui suo padre sarebbe andato a recuperarlo. Non aveva potuto fare a meno di percepire la voce spezzata di Ivan mentre gli rispondeva al telefono, probabilmente avendo appena finito di vedere il programma, quello che lui stesso non aveva avuto il coraggio di seguire quella sera, aspettando solo il momento in cui gli avrebbero portato il proprio cellulare. Aveva chiuso la telefonata con la promessa del padre che l'indomani, appena sveglio, sarebbe andato a prenderlo, mentre in cuor suo iniziava a sentire la pressione di quello che era successo, di qualcosa che per lui non era più importante, ma che per la propria famiglia lo era.

Come sarebbe stata la reazione di sua mamma alla propria eliminazione?

E poi un caschetto di ricciolini biondi gli venne in mente, improvvisamente, come un fulmine a ciel sereno e la sensazione di poter essere una delusione per i propri genitori passò in seconda piano. Non importava che fosse l'una di notte, Christian decise di chiamare Mattia.

"Pronto?"

"Chri..."

"Ciao Matti"

"Come stai?"

"Non ci crederai, ma sto bene"

Dall'altro lato della cornetta Christian percepì il silenzio e poi un singhiozzo che si immaginò scuotere il petto di Mattia che così tante volte aveva stretto tra le braccia in momenti simili. Purtroppo poteva ricordare benissimo tutti i momenti di sconforto che aveva vissuto col biondo, tutte le situazioni che aveva dovuto affrontare con lui e per cui aveva dovuto farsi forza per entrambi, lui che di forza ne aveva sempre avuta così poca, tanto che alla fine era ceduto, una volta rimasto solo. Perché da quando Mattia se n'era andato, da quando lo aveva stretto l'ultima volta, da quando aveva sentito l'ultima volta un singhiozzo scuotere il suo petto, da quel momento Christian si era spento, non aveva vissuto più nulla come avrebbe potuto, niente gli era più importato e aveva vissuto solo nell'attesa che tutto quello finisse, come se non avesse provato per anni a raggiungere quell'obiettivo.

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