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Sotto i rintocchi irrompenti delle campane, seguivano i passi di coloro che scendevano giù per la scalinata, diretti verso le proprie auto con gli animi sazi del pane della vita.

Sognavano di pranzare assieme ai familiari, di trascorrere un sereno pomeriggio in compagnia dei cari e degli amici, a ponderare sulle sedie o a leggere un buon libro.

Loris d'altro canto, si trattenne nella sala, in attesa che tutti i fedeli abbandonassero il luogo, per poter avvicinarsi al pastore.

Quando Daniel, il pastore, si trovò finalmente in compagnia di sé stesso, Loris invitò il figlio ad attenderlo in auto.
Infine, si avvicinò al pastore e chiamò la sua attenzione su di sé.

«Come al solito il servizio è stato meraviglioso, le tue parole, pastore, mi entrano dritte al cuore e mi nutrono l'anima» disse l'uomo, ammirando con fascino il pastore, lusingato di sentirsi dire tutto ciò.
«Comunque, se per te non è un problema, avrei il bisogno di parlarti un momento in stanza...se è possibile»

Dal sottile tono contenuto che Loris usò, l'uomo di Dio comprese che ciò che gli voleva dire era importante e deciso a serbarlo in segreto, così, lo invitò nel proprio studio, dove avrebbero potuto discutere in totale privatizza.

Lo studio del pastore era una piccola stanzetta rinfrescata da un ventilatore attaccato a una vecchia presa elettrica, le eliche sul lampadario erano rotte e la finestra se aperta in malo modo si guastava.
Era carina ma necessitava di una ristrutturazione, le crepe erano miserabilmente nascoste dietro a mobili e quadri, gli angoli sebbene spolverati ogni giorno, profumavano come un prato di polvere.
Il pavimento era umido lungo i margini, e anche se lucidandolo ogni mattina, restava comunque una leggera brina di umidità.

«Allora, di che si tratta? Hai bisogno di favori? Preghiera? Consigli? Parlami figlio mio» chiese Daniel, posandosi al margine della scrivania, unico mobile nuovo e robusto presente nella stanza. Su di essa c'erano posati dei fogli delle varie attività che si svolgevano nella struttura, pennarelli aperti, segnalibri e graffette.

«Si tratta di mio figlio, lui sostiene di essere omosessuale, o almeno, temo abbia una crisi d'identità» dichiarò.

«Sono sicuro che si tratti solo di una fase, i giovani d'oggi giorno vogliono fare sempre parte di un gregge pur di non trovarsi soli. Vogliono sentirsi accettati, non ti preoccupare, Loris» disse il pastore, che conosceva molto bene William e lo considerava un ragazzo modello.

«Certo» sospirò Loris, tuttavia poco convinto.

«Continua a pregare per lui, veglialo e cerca di tenerlo lontano da qualsiasi influenza. Il diavolo non opera mai in prima persona, sii prudente con chi si aggira, anche se a scuola non puoi controllarlo, accertati che le persone di cui si circonda non siano testimoni del nemico»
Continuò il pastore.

«William non ha amici, conosce solo Adric, e lui lo conosco, è un ragazzo per bene» rispose il padre con tono quasi fiero.
Suo figlio non aveva una larga vasta di conoscenze, in pochi a scuola erano al corrente della sua esistenza, poiché sempre silente e solo, veniva notato solo quando chiamato durante l'appello.
Adric invece, era colui che era stato capace di notarlo quando nessuno lo aveva fatto.

Veniva da una famiglia benestante, un architetto e una casalinga, Loris li conosceva entrambi e aveva stretto una particolare amicizia con la madre, poiché entrambi uniti dalla passione per l'arte.

«Portalo qui, fallo partecipare al gruppo giovani, loro sapranno come aiutarlo. Oppure, puoi condurlo da me, potremmo parlare insieme qualche volta» suggerì l'uomo di fede.

Loris la trovò un'ottima idea, si chiese come mai non gli fosse venuta in mente prima.
«Certo, potrebbe funzionare»

«Nel frattempo, tu continua a pregare per lui. I fanciulli dell'età di William sono molto fragili, basta poco per corromperli, sii prudente Loris, guidalo per la retta via»

stOrge|| Non voglio il tuo amoreDove le storie prendono vita. Scoprilo ora