Jack si sdraiò sul divano, deciso a passare la notte lì. Non voleva dormire nel lettone senza Angelica; sarebbe stato troppo solo. Non riusciva a prendere sonno, l'assenza della donna non faceva altro che accentuare il malessere della sua anima. L'unico a fargli compagnia in quel momento era Lisca di pesce. Non aveva neanche un telefono con cui contattare sua moglie, eccetto il fisso, ma non ricordava il suo numero a memoria.
Anche Angelica, da parte sua, non passò una serata tanto diversa. Nonostante gli sforzi, non riusciva a chiudere occhio; ormai si era abituata a dormire con qualcuno e, in fondo, le mancava il pirata. A dire il vero si sentiva piuttosto in colpa per come lo aveva trattato: lui non aveva fatto altro che spiegarle quello che provava, non poteva di certo biasimarlo per questo. Doveva fare qualcosa per renderlo felice, ma ancora non avevano trovato un modo per tornare entrambi a casa.
La tormalina che possedeva la fanciulla le permetteva di scavalcare i confini del tempo, ma solo a beneficio di una persona, per farla tornare nel passato. L'unica cosa che avrebbe potuto fare per alleviare il tormento di Jack sarebbe stata rimandarlo nel suo passato, ma questo l'avrebbe costretta a una solitudine, eterna, in quel presente. Sarebbe rimasta intrappolata in quel tempo. Un tempo che, a dire il vero, non le sarebbe mai piaciuto senza di lui.
Angelica si sedette sul letto, era immersa nel buio di quella stanza d'hotel. Si tolse la collana e accese l'abat-jour sul comodino. Rimase ad osservare la pietra per qualche minuto, la teneva stretta tra le mani e i suoi stessi pensieri iniziarono a ronzarle in testa come insetti impazziti. La tormalina era l'unico strumento che aveva per cambiare le sorti dell'uomo.
Jack, con il suo cuore tormentato, non sarebbe mai potuto essere felice in quel presente. La sofferenza che portava con sé era troppo grande, troppo profonda. Angelica lo sapeva, lo capiva. Non c'era nulla che lei potesse fare per alleviare la sua solitudine se non ridargli la possibilità di ritornare a casa, nel suo mondo, nel suo tempo. Ma poi cosa sarebbe successo a lei? Lo avrebbe perso per sempre.
Ogni volta che pensava a Jack, al suo sorriso, alla sua risata, alla sua forza, si rendeva conto di quanto fosse diventato indispensabile nella sua vita. Non voleva affrontare un futuro senza di lui. La solitudine le faceva paura, eppure, nell'ombra di quella paura, sapeva che doveva fare qualcosa.
Cedere la pietra sarebbe stato un atto di amore puro, ma avrebbe significato il suo stesso smarrimento.
Angelica si sentiva tra l' incudine ed il martello: da una parte, la consapevolezza che per Jack quella era l'unica soluzione per sanare le sue ferite, ma dall'altra, la consapevolezza che salvandolo avrebbe condannato il suo cuore a morte certa.
Il dilemma la stava divorando.
Non c'era una risposta giusta, in questo caso solo una scelta che avrebbe cambiato per sempre il destino di entrambi.
«È l'unico modo che ho per farlo tornare a stare bene, non posso fare l'egoista»
Ma al contempo non poteva privarlo di lei e farlo vivere da solo nel passato. Solo che a quello lei non ci aveva minimamente pensato.
Decise di mettersi la giacca e tornare a casa da lui. Arrivò verso l'una del mattino e lo trovò steso a pancia in su sul divano con il gattino accoccolato sul suo stomaco.
«Non c'è la ciotola fuori, scommetto che non ti ha dato da mangiare»
La donna dopo essersi svestita diede da mangiare al gatto.
«Lo sapevo che saresti tornata, vieni qui amore» brontolò il pirata sollevandosi sui gomiti
«Perché sei sul divano?» chiese evitando il suo sguardo
STAI LEGGENDO
After the stranger tides
FanfictionJack e Angelica si incontreranno un'ultima volta prima che tutto cambi. Angelica sente di aver finito il suo tempo ma non ha ancora perso la speranza. È così pronta a ricominciare una nuova vita in un luogo più sicuro. Jack non si darà per vinto fin...
